• Libra Adri

Vivere su una isola tropicale senza acqua.


Per noi occidentali l’acqua è un bene scontato, viene fuori aprendo il rubinetto e non succede mai che non fuoriesca abbondante e pulita. In Italia ci sono sorgenti di squisita acqua minerale dovunque ed approvviggenarsi non è decisamente un problema. Nel resto del mondo non è sempre così e sulle isole coralline si può contare solo su acqua salmastra o desalinata.


Iniziando a parlare del problema “acqua vivendo sulle isole”, mi viene sempre in mente un aneddoto che poi racconto allo sfortunato malcapitato di turno.



Un giorno attraccò una barca locale proveniente da una delle 12 isole di questo archipelago nel sudovest di Lombok che da molti anni, prima ancora che arrivassimo in quest’area nel lontano 1999, è totalmente adibita a modesto albergo con bungalows e l’acqua che utilizzano è salmastra.


Dalla barca scesero una comitiva di francesi che attratti dalla nostra proprietà scesero sul nostro pontile e si annunciarono al video-citofono al cancello d’ingresso. Come nostra abitudine, abbiamo accolto gli ospiti con entusiasmo e li abbiamo intrattenuti l’intera mattinata a chiacchierare e a visitare la proprietà.


Tornati in casa, una delle signore chiese di utilizzare il bagno. Quando uscì dalla dependence dove l’avevamo fatta accomodare, iniziò a parlare concitatamente con la sua amica e conoscendo un poco di francesce reminiscenza degli studi fatti, compresi il succo del discorso che si poteva riassumere in “ils ont l’eau douce !.” “ hanno l’acqua dolce!”.


Quando si rese conto che tutti erano rimasti stupefatti dal suo eccitamento, ci spiegò che sull’isola dove alloggiavano l’acqua anche per lavarsi era piuttosto salata e dopo alcuni giorni la pelle aveva iniziato a prudere.


L’altra signora si fece coraggio e chiese: “le dispiace se ci facciamo una doccia?” Sparirono nella dependence per oltre un’ora e  quando uscirono il pranzo al quale li avevamo invitati era pronto e trascorremmo delle piacevoli ore insieme fino a che al tramonto il marinaio dell’albergo che li aveva accompagnati venne timidamente a chiedere se era ora per tornare.


Passarono un paio di anni, prima che un distinto signore indonesiano con un nutrito seguito e contenitori con del cibo e della pizza, si presentassero al nostro cancello. Si trattava del proprietario dell’isola-resort dove il gruppo francese era stato alloggiato. Il signore distinto era un direttore generale indonesiano che andando in pensione aveva acquistato questa isola per viverci e gestire il resort.


Gli era stato detto che avevo trovato e messo in atto un sistema per avere acqua dolce in abbondanza ed il suo intento era di ottenere le informazioni necessarie per poter portare anche lui l’acqua alla sua isola. Ad essere onesti, aveva già provato sulla base dei racconti che gli erano stati riportati di mettere in pratica l’iniziativa ma evidentemente non aveva funzionato e la “pizza” doveva indurmi a fornire i dettagli necessari per l’attuazione del progetto. Naturalmente scherzavo… in effetti gli Indonesiani quando vanno inaspettati ospiti, si presentano sempre con del cibo per tutti.


Il mio sistema non doveva certamente costituire un segreto ma la buona riuscita era legata a seguire taluni principi senza i quali  anche il primo dei miei tentativi non era andato a buon fine.



Il primis era necessario trovare l’acqua sulla terra ferma in grande quantità e naturalmente di buona qualità. Per far questo ho dovuto acquistare del terreno alla base di una catena di colline poco distanti. Scavare fino a trovare l’acqua. Nel mio caso ho scavato una trincea lunga 25 metri a cielo aperto e con una rampa di accesso fino al livello dell’acqua. Per mia fortuna ad un certo punto della trincea, ho trovato una sorgente da dove l’acqua sgorgava letteralmente e copiosamente tanto da allagare tutto lo scavo. Per poter continuare, ho dovuto utilizzare delle idrovore per tenere il fondo della trincea asciutta tando da poter pulire e spianare lo scavo. In questo modo ho creato una piscina lunga 25m x 1.2m x 2-4m di altezza per un totale di 60-120 mᶾ di acqua. Vi ho sistemato una pompa ad immersione 1”1/4 di 1,5HP capace di spingere l’acqua per oltre 2km ovvero la distanza che separa la sorgente dalla destinazione. 



Il tubo in PVC rinforzato entrerà in mare dopo circa 600m passando per il mio garage dope se fosse stato necessario avrei inserito un’altra pompa di spinta. Il tubo scende sul fondo del canale a circa 30m di profondità per poi affiorare 650m dopo, lungo il mio pontile, entrare in una conduttura sotterranea e proseguire fino in cima alla collina alta 27m dove verserà l’acqua nei serbatoi di 3500litri posti sulla sommità di una torre alta 4m. Il surplus con una ulteriore conduttura va a gettarsi nel lago realizzato sul pianoro in cima alla collina.



Nella pratica, se scavare il pozzo-trincea ha richiesto il lavoro di 15 persone con attrezzi a dir poco primitivi per due mesi, il lavoro veramente impegnativo che ho dovuto affrontare è stato la posa della conduttura sul fondo del canale dove una forte corrente è in atto due volte al giorno con le maree entranti ed uscenti. Un primo tentativo utilizzando una serie di  60 tondini di ferro  da 15mm, lunghi 12m si è spezzato insieme con la conduttura ad esso legata, allungandosi come un chewing gum tirato alle due estremità questo perché i miei aiutanti sommozzatori hanno creduto di poter evitare di puntellare la tubazione con i picchetti lunghi 1,5m che avevo chiesto di sistemare ogni 3m. che hanno abbandonato sul fondo dopo averne messi soltanto qualcuno.


I tentativi del mio interlocutore sono naufragati per un simile motivo, ma nel suo caso aveva utilizzato dei tubi di cemento per appesantire la tubazione che ciò nonostante si era arrotolata come un serpente ed avevano immerso circa 4km di tubo per la distanza totale 1.4km e l’acqua non arrivava a destinazione.


Per il secondo tentativo ho utilizzato tondini di 20mm, lunghi 6m e legati fra loro con un robusto grillo (shackle) ed un picchetto ogni 6m utilizzando proprio il grillo per bloccarlo. Questa volta mi sono immerso anch’io per controllare che tutto venisse fatto secondo quanto avevo prestabilito. Una volta sistemato questa linea, funzionante da ancoraggio e da zavorra ed ancorato alle due estremità è stata calata la tubazione che è andata ad alloggiare in una grossa U con una chiusura in alto, saldata sui tondini ogni 3m. Oggi a distanza di molti anni tutto funziona meravigliosamente bene e la conduttura è quasi completamente scomparsa alla vista essendosi insabbiata .



La complessa messa in opera è iniziata con lo studio delle maree per trovare quei momenti di “stanca” in cui non era presente né corrente entrante né uscente per un tempo abbastanza lungo da completare il lavoro. Le barche di appoggio, una con il materiale da affondare e due barche con i compressori per fornire aria ai sommozzatori, in presenza di corrente avrebbero scarrocciato senza possibilità di mantenere una linea. Solo un paio di volte l’anno si presentano condizioni favorevoli a questa operazione garantendo poco più di una ora per affondare 700 metri di tondino ed il giorno successivo la tubazione. 


In precedenza avevo sistemato una robusta linea galleggiante tra i due pontili di partenza e di arrivo, ma parzialmente affondata per non dare intralcio alla navigazione  con delle piccole boe colorate. In questo modo ho potuto monitorare la corrente che entrava e che usciva curvando questa linea galleggiante come un arco. Solo quando è tornata ad essere una linea dritta abbiamo potuto dare il via all’operazione e velocemente portarla a termine con successo.


Tutti gli abitanti dell’isola dove vivo, occasionalmente durante la stagione secca che dura 4-5mesi l’anno restano senz’acqua e vengono a chiederne un poco che indistintamente concedo sempre. A dire il vero, avevo approntato una linea che portava l’acqua fino al portoncino di servizio perché il villaggio vicino potesse attingere acqua. Purtroppo ho dovuto desistere perché come tutte le cose a titolo gratuito veniva sperperata anche per lavare la biancheria ed altri usi non essenziali. Anche le autorità cercano di aiutarli donando sistemi per la raccolta dell’acqua piovana che invariabilmente vengono poi dismessi perché inutilizzabili per mancanza di manutenzione.


I Resorts sulle piccole isole sotto costa Lombok hanno lo stesso problema e le più importanti, le 3 isole a Nord dove il turismo prospera, vengono rifornite giornalmente con barconi cisterna. Sistemi alternativi esistono da sempre, più o meno costosi ed affidabili ma per Villa Centofiori che ho posto in vendita penso di aver risolto il problema in modo permanente e che si sta ammortizzando da solo.


#acquadolce #pozziartesiani #sorgenti #viveresuunisolatropicale

0 visualizzazioni