• Libra Adri

Viaggiare.


Mio marito è al computer per prenotare via internet due biglietti aerei per il nostro prossimo viaggio e per una semplice associazione d’idee, mi tornano in mente ricordi delle nostre prime avventure.

I contrattempi, le disavventure ma gestite con spirito di adattamento, ci insegnarono come muoverci in paesi a noi ancora sconosciuti e ci arricchirono dell’esperienza necessaria per passare incolumi fra popolazioni poco evolute, sgradevoli situazioni igieniche, periodi turbolenti in paesi con regimi dittatoriali ed anche a sommosse fra diverse fazioni politiche.

Imparammo subito che arrivare impreparati in un luogo “primitivo” poteva essere pericoloso per la nostra salute, ancora oggi bevo solo acqua imbottigliata e rifiuto l’aggiunta di ghiaccio in un drink.

Insetti, funghi della pelle, acari portatori di malattie fastidiose, sono sempre in agguato; anche se a volte i profumi sono appetitosi, non mangiamo cibo cucinato in strada, a causa dei piatti e delle posate mal lavate. Le nostre difese contro le infezioni ed intossicazioni alimentari sono scarse e non sono paragonabili a quelle delle popolazioni locali. Inutile illudersi e dirsi -solo questa volta, che male potrà farmi….  se lo mangiano loro…- credetemi, le sofferenze d’amore e la diarrea, solo chi le ha provate le può capire.

Dopo un lungo viaggio, quello che si desidera sopra ogni cosa è una doccia rinfrancante e un letto comodo, con lenzuola fresche e pulite.

-Ovvio- penserà qualcuno, ma non è tanto scontato ottenere quello che noi occidentali riteniamo sia la normalità. In molti paesi dell’Asia ancora oggi non esistono lenzuola, ci si lava solo con acqua fredda e l’igiene del WC è un optional.



Prima ancora di arrivare in un luogo a noi ancora sconosciuto, prenotiamo una camera in quello che riteniamo un ottimo albergo della città, senza badare troppo al prezzo. Più di una volta, seguendo questo collaudato sistema, abbiamo pernottato in alberghi “sicuri” anche se troppo cari per un lungo soggiorno, ma abbiamo soddisfatto i nostri desideri di una doccia corroborante ed un letto comodo.

Il giorno dopo affittiamo una macchina e giriamo per farci un’idea del posto, visitiamo qualche albergo, chiedendo di vedere la camera e se lo riteniamo opportuno cambiamo hotel.

Nel Borneo eravamo in un hotel in cui la raffinata clientela scendeva ingioiellata anche per fare colazione; in Sri Lanka sulla spiaggia ci indicarono un altro ottimo albergo invitandoci a cambiare -quello che paghi qui in un giorno, lo spendi per una settimana-, ci dicevano. Quando cambiammo albergo, il ragazzo che ci fece da guida, non volle essere pagato in denaro, ci chiese un costume da bagno, lui usava un corto sarong avvolto fra le gambe -non si asciuga mai..- disse.

Sono tanti gli aneddoti e le spigolature che ricordo dei viaggi in località dove la presenza di turisti di paesi lontani è un evento eccezionale.

Sempre in Sri Lanka rammento un pomeriggio in cui, seduta nel giardino dell’albergo, di fronte all’oceano, guardavo un giardiniere che tagliava a mano, l’erba del prato con un falcetto, prendendo, poco per volta, piccoli ciuffi di erba, un lavoro certosino, di una incredibile pazienza, ad un tratto sentii un’ondata di aria calda alle mie spalle, mi girai incuriosita e vidi una scolaresca, accompagnata dall’insegnante che, ferma a poca distanza, mi guardava con manifesta curiosità; ero una donna bianca, in costume da bagno….. in un luogo in cui le donne fanno il bagno nei fiumi con il sari…. erano stupefatti, il loro maestro si accorse del mio imbarazzo e tutti si allontanarono.

Questo piccolo incidente mi servì per capire che non è cortese né opportuno turbare la sensibilità di persone impreparate alle nostre abitudini.

Da allora faccio molta attenzione a cosa indossare anche in spiaggia se posso apparire succintamente vestita agli occhi di persone di religione e cultura diversa dalla mia.

Il bello del viaggiare é scoprire le piccole e grandi differenze che distinguono e rendono uniche le diverse culture, a volte appariranno strane ai nostri occhi ed al nostro sentire ma anche noi siamo strani ai loro occhi, a volte buffi, anche repellenti, per esempio, a causa dei peli sul corpo, il loro cibo potrà essere disgustoso al nostro palato, ma anche le nostre abitudini alimentari possono risultare sgradevoli. Ciò che importa é essere consapevoli che non siamo tutti uguali, mantenere la mente aperta e non pensare che la nostra cultura ci renda superiori agli altri.

Ricordo la volta in cui mi trovavo in un mercato affollato, ad un tratto mi resi conto che ero l’unica donna straniera (bianca) in mezzo ad una folla di gente locale (nera). Nessuno badava a me, dopo la prima curiosità, ero stata accettata come una di loro, senza nessuna discriminazione.

Forse l’unica cosa che veramente ci differenzia è il denaro; a volte ho provato il piacere di comprare senza chiedere il prezzo e se spesso mi tocca contrattare lo faccio un po’ per divertimento, un po’ perché il venditore se lo aspetta.

È diventata un’abitudine radicata soffermarmi ad osservare e cercare di capire quali sono i valori di tante popolazioni che il nostro mondo definisce primitive e che io considero essenziali. Se dovesse accadere una catastrofe ambientale, noi torneremmo indietro di centinaia di anni prima di risalire la china.

Loro sopravviverebbero anche senza energia elettrica, telefonini, trasporti, medicine perché sono tutelati contro le infezioni, sanno procacciarsi il cibo, sono avvezzi alla fatica e alle rinunce.


In Giappone é segno di cattiva educazione soffiarsi il naso in pubblico, si può ruttare dopo il pasto, ma non pulirsi i denti.

Nei paesi mussulmani indicare una persona con la mano sinistra equivale ad insultarlo. In Cambogia, quando si è ospiti in casa di conoscenti non é consigliabile elogiare un oggetto qualsiasi, i vostri ospiti ve la doneranno anche se non avevano intenzione di separarsene.

In Thailandia non vi diranno mai un si o un no deciso, starà a voi capire.

In India stare seduti e mostrare la suola della scarpa a chi vi siede accanto, è cattiva educazione.


In tutto il sud est asiatico è una grande scortesia rivolgersi a qualcuno mettendo le mani “a brocchetta” sui fianchi.





Le distanze fisiche non sono più significative, ma la lontananza fra le culture è ancora importante e va rispettata. Il turista che arriva per divertirsi e non si cura o addirittura offende la cultura della gente che lo ospita non merita rispetto e siate sicuri che non lo otterrà.


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