• Libra Adri

Una vita "normale" … no grazie.


Le migliaia di isole che formano l’Indonesia sono tanto diverse una dall’altra per usanze, mentalità, etnie che solo la volontà dello Stato centrale riesce in qualche modo a tenerle insieme.

Un amico mi chiese: “…ma cosa fai tutto il giorno laggiù!” intendeva dire in Indonesia, in un paese in gran parte retrogrado, persa nel nulla… non voleva essere scortese e quindi provai a raccontargli delle mie giornate.

Una giornata normale per me inizia il mattino presto, di solito verso le cinque sono già in piedi, è ancora buio, c’è molto silenzio, cerco di fare meno rumore possibile, accendo il mio iPad e leggo i giornali online, poco prima delle sei si vedono i primi raggi di sole oltre le colline al di la del braccio di mare che ci separa dall’isola grande, faccio una breve passeggiata in giardino e dò da mangiare ai miei cani, gatti, pappagalli, ai pesci nel lago. Preparo la colazione per me e mio marito e mentre mangiamo ci informiamo sui rispettivi programmi della giornata, fra poco inizierà un nuovo giorno di lavoro in cucina, in casa, in giardino.

Il pomeriggio, portati a termine i miei impegni, mi piace sedermi in un angolo tranquillo del giardino, ascoltare il suono dell’acqua che ruscella nel lago, vagare con lo sguardo e lasciare che il pensiero voli libero, altre volte mi aspetta un’escursione in mare o una passeggiata sulla spiaggia, di solito verso le cinque di sera, quando tutti quelli che lavorano in casa e in giardino, terminato il lavoro tornano nel loro villaggio, mio marito ed io ci sediamo in terrazza, in cima alla collina, all’ombra di un enorme albero, con lo sguardo che spazia fino ad intravedere la vicina isola di Bali ed ammiriamo il panorama, aspettando il tramonto e parlando di progetti, di sogni e di pensieri così come si affacciano alla nostra mente.

Oltre l’alba, questo è il momento della giornata che preferisco, vado col pensiero ai lavori portati a termine, penso alla mia vita per certi versi fuori dall’usuale, ai sogni che non ho ancora realizzato, alle persone che ho avuto la fortuna di conoscere, ai viaggi che ancora aspettano di essere intrapresi, il pensiero vola ai miei figli e nipoti, mi godo la pace di quel momento e mi sento appagata.

Quando è quasi buio ci dirigiamo verso casa, ci aspetta la cena e subito dopo ci rilassiamo guardando un film, altre volte scrivo o leggo l’ultimo eBook scaricato da Internet. Si è fatto tardi, sono sveglia dalle cinque di mattina e mi prenderò un meritato riposo.

Non so se l’amico ha capito ma l’ho visto pensieroso, forse cercando di immedesimarsi o forse compatendomi, comunque sono le domande di amici che a volte stimolano un desiderio di fare un bilancio della propria vita, non solo quello che si è fatto durante una giornata, ma negli anni trascorsi.

Nel mio caso le esperienze sono state molteplici e nel complesso registro un saldo nettamente positivo; ci sono state persone che mi hanno deluso e ferito, in compenso ne ho conosciute tantissime altre che mi hanno dimostrato la loro stima, ci sono stati momenti di delusione che mi hanno fatto apprezzare di più i molti momenti felici.

Essere intimamente onesti con se stessi non è difficile, nel segreto del proprio animo ci si può dire tutto, scriverlo è un’altra storia, mi proverò a raccontare le mie considerazioni con la massima sincerità.

Quando ci stabilimmo in Indonesia, dopo aver viaggiato tanto, principalmente nel Sudest asiatico, i parenti e gli amici italiani non riuscivano a capire perché avessimo lasciato l’Italia, una condizione privilegiata, comodità ed agi, per un paese agli antipodi, non solo geograficamente ma anche culturalmente.

In Italia avevamo tutto quello che loro pensavano potessimo desiderare, ma invece noi ci sentivamo soffocare dalla mancanza di libertà, da uno Stato troppo presente, dall’essere sempre circondati da una folla di persone che forse non capivamo o che non ci capivano.

In seguito anche i nostri amici indonesiani, quelli culturalmente più preparati se paragonati alla gente locale e che conoscevano qualcosa del mondo, loro che avrebbero lasciato volentieri l’Indonesia…… ci chiedevano meravigliati, perché avessimo fatto una scelta così strana ai loro occhi.

Le nostre spiegazioni circa il nostro desiderio di una vita semplice ma genuina non li convinceva e ci guardavano dubbiosi, in fondo anche loro ci consideravano delle strane persone.

Ancora oggi, nessuno riesce a comprendere perché vogliamo vivere in un paese culturalmente arretrato paragonato al nostro, con gente tanto “semplice” da rasentare un’esasperante arretratezza e dove la legge non è uguale per tutti.

A queste argomentazioni noi parliamo di natura incontaminata, aria pulita, mare con un’acqua cristallina, ricco di pesci e coralli, cibo che non conosce conservanti e coloranti. Un ritmo calmo di vita, da non farti morire mai, tutte queste cose ed altre ancora, ci hanno persuaso di aver trovato ciò che desideriamo.

Attaccati su tutti e due i fronti, non abbiamo convinto nessuno, ma poco importa, siamo felici e da molti anni il tempo trascorre serenamente.


Abbiamo fatto del nostro meglio per aiutare gli abitanti della nostra piccola isola, abbiamo sempre cercato di sollevarli dalla loro arretratezza, a piú di uno abbiamo salvato addirittura la vita.

Agli abitanti del villaggio che confina con la nostra proprietà, abbiamo donato ed installato un generatore per la produzione dell’energia elettrica, il cavo elettrico ed i lampioni per illuminare il villaggio, un serbatoio per l’acqua per la moschea, una pompa per estrarre l’acqua dal pozzo pubblico, un bruga (un gazebo con un piano sollevato dal terreno) per riposare.

Per la prima volta nella loro vita, questa gente ha avuto la luce per accendere delle lampadine nella propria casa e non dei lumi a petrolio e passeggiare la sera in un villaggio illuminato.

Abbiamo donato anche un WC ad ogni famiglia ma questa iniziativa ha avuto solo un parziale successo, la maggioranza preferisce continuare nelle antiche abitudini…


Gli indonesiani sono così abituati a non ricevere nulla senza pagarla, che rimangono sorpresi e diffidenti se qualcuno li aiuta senza chiedere qualcosa in cambio, anzi la generosità e la buona disposizione verso gli altri viene guardata con sospetto.

I vicini, nel villaggio, si sono rassicurati quando hanno capito che noi, in cambio di tutto ciò che avevamo donato, chiedevamo solo il loro impegno a tenere pulito il villaggio e ad allontanare dalla spiaggia, dove i bambini giocavano, le capre e le mucche che ammorbano l’aria con il fetore dei loro escrementi ed urina.

La stragrande maggioranza degli indonesiani ad est di Bali, rimangono primitivi, non solo nei costumi ma nella mentalità.

Il “primitivo” vuole pensare solo a se stesso, raramente alla sua famiglia, quindi il suo tornaconto viene prima di tutto e questo si evidenzia in ogni manifestazione della vita.

Qualche benpensante potrebbe definirli degli spiriti liberi, io invece penso che siano egoisticamente concentrati in se stessi, senza rispetto per i diritti delle altre persone, senza il desiderio di migliorare per loro e per i propri figli.

La mia permanenza in Indonesia mi ha insegnato la pazienza, anche se paziente lo sono sempre stata, gli indonesiani lo sono al di lá di quanto si possa immaginare.

In Europa tutti a lamentarsi della lentezza dei trasporti, qui la gente si mette seduta e aspetta i bemo (piccoli mezzi di trasporto pubblico) a volte molto a lungo, il tempo per loro non ha valore. “Il tempo è denaro” vale solo nella società industriale.

Il lavoro segue la stessa filosofia, hanno una giornata da far trascorrere lavorando con tutta calma e riposando quando sono stanchi, d’altronde il clima caldo umido lo esige.

Le usanze sono a volte strane ai nostri occhi, il cibo ha un diverso sapore, ma dovunque si vada, l’umanità è sempre la stessa.

Persino i detti popolari e i proverbi, sono uguali ai nostri, può cambiare una parola ma il significato è identico, per fare un esempio, in questa parte di mondo dicono “non sputare nel bicchiere in cui bevi” noi diciamo il “…nel piatto in cui mangi”

Per questa gente programmare qualcosa per il futuro, anche un solo mese, è al di sopra delle loro capacità e necessità, per loro esiste solo l’oggi, oltre non vogliono o non sanno andare.

Un altro aspetto da considerare in questa gente “primitiva” è che lo straniero, per il solo fatto di essere giunto in Indonesia è ricco, quindi lo straniero-ricco deve “far star bene anche loro” altrimenti non è il benvenuto.

Molte volte mi sono sentita dire: “perché stai qui se non vuoi spendere?” che interpretando il loro pensiero significa: “se tu sei ricco, ne dobbiamo trarre un vantaggio anche noi anche se non sei il benvenuto, quindi se tu non vuoi dare, noi ce lo prendiamo comunque” ed ecco i prezzi maggiorati in ogni cosa, dalla più importante alle sciocchezze, ingressi nei musei, parchi, siti archeologici, documenti, permessi di soggiorno e visti e naturalmente quando si entra in un qualsiasi negozio, il prezzo di ogni cosa automaticamente sale per gli stranieri.

La prima cosa che ci dicemmo mio marito ed io quando arrivammo in Indonesia fu: “non siamo venuti qui per cambiare le abitudini degli indonesiani…” ma nel contempo non è consigliabile mescolarsi con la popolazione locale, troppe differenze ci separano senza possibilità di incontro, lo sconosciuto che ti apre la borsa per ispezionare il contenuto, quello che entra e si siede in giardino come se fosse a casa sua, chi entra in casa per curiosare… dopo l’iniziale stupore, questi comportamenti danno fastidio.

Esistono ancora altri aspetti di questa società che non condivido ma che pensavo di poter accettare: l’indifferenza per gli animali, la mancanza di pulizia, una diffusa disonestà.


Fummo i primi stranieri a sistemarci sull’isola ed i bambini fuggivano impauriti al nostro apparire, gridando: “setan” (diavolo); una volta guardai e sorrisi ad una bimba in braccio alla madre, fui quasi aggredita, come se le avessi lanciato il malocchio.

Questi comportamenti superstiziosi e razzisti nei nostri confronti, non sono dettati solo dall’ignoranza ma da un discutibile indottrinamento contro lo straniero (pagano) non musulmano, sebbene non lo dicano apertamente perché sarebbe troppo scortese.

Ci sono voluti anni per essere accettati, ma saremo sempre dei pagani.

Le nostre abitudini sono troppo “strane” ai loro occhi e da subito comprendemmo che l’unico sistema per vivere in pace, era quello di porre molto spazio tra il nostro privato e loro, quindi ampliammo la nostra proprietà, ponemmo i nostri confini e scegliemmo di poter mantenere la nostra intimità.

Il nostro potrebbe sembrare un provvedimento drastico ma per sentirci liberi e goderci quello che avevamo costruito, preferimmo stare per conto nostro, non perché lo desiderassimo ma a causa dell’arretratezza sociale dei locali, non volevamo dare fastidio e nel contempo non volevamo essere infastiditi.

L”Indonesia e gli indonesiani mi hanno insegnato a guardare tutto con occhi nuovi, a capire cosa c’è dietro ogni situazione o perché una persona agisce in un certo modo. Non è facile decifrare certi comportamenti perché in parte è colpa degli “occidentali” che li hanno spinti ad un cambiamento troppo veloce.

Abbiamo vissuto anche situazioni difficili, momenti di delusione, ma ci sono stati e ci sono ancora, periodi di intensa serenità e gioia che ci hanno fatto sempre più apprezzare la scelta fatta, della quale non ci siamo mai pentiti.


#egoismodiffuso #musulmani #culturaarretrata #stranieri #pagani #serenità

0 visualizzazioni