• Libra Adri

Una sposa indiana.

Allevare un figlia è come annaffiare un fiore nel giardino del vicino. (proverbio Tamil)


La figlia femmina è invece solo una perdita per i genitori che dovranno pagare una dote ed i festeggiamenti per il matrimonio.

Un tempo la dote per le figlie femmine era una sorta di compenso al posto dell’eredità che era a beneficio dei soli figli maschi ed una specie di assicurazione per la donna ed i suoi figli in caso di morte del consorte.


Oggi l’antica tradizione della dote, molto radicata nelle usanze indiane, si è trasformata in un’aberrazione sociale, una volgare pretesa economica da parte della famiglia dello sposo.


La dote è divenuto un onere gravoso anche per le classi più abbienti e per le famiglie con possibilità economiche limitate, è un incubo insolubile.

La famiglia della sposa si indebita per pagare la sua dote ed assicurarle un futuro protetto dalla famiglia del marito.

A volte alla vigilia delle nozze, la famiglia dello sposo pretende altri beni, gioielli, denaro, minacciando di impedire il matrimonio. Questo è un ricatto insostenibile in quanto arrivare alle soglie del matrimonio e non sposarsi sarebbe la condanna sociale della ragazza, la famiglia quindi stringe i denti e paga l’onere.

Una ragazza indiana deve sposarsi, non ci sono alternative.

Recentemente è accaduto che una ragazza abbia rifiutato di sposare il suo fidanzato dopo l’ennesimo ricatto, ma questi sono casi rari che suscitano meraviglia e balzano agli onori della cronaca.

Altre volte invece il matrimonio avviene con la promessa di saldare il conto della dote, ma se questo non avviene in breve tempo la ragazza viene vessata, picchiata, torturata dalla famiglia del marito, a volte uccisa, senza che la polizia venga a capo di nulla o indotta al suicidio.

“nel 1961 un parlamento liberale ha fatto passare una legge che proibiva la richiesta di dote. Ma da un lato le mentalità non sono cambiate e dall’altro nuovi fattori socio-economici sono venuti a complicare le cose.Il matrimonio e’ divenuto sinonimo di denaro facile e la violenza coniugale è diventata un fatto normale….la violenza contro le donne è legata direttamente alla richiesta di dote. Questa violenza crescerà con le nuove politiche economiche e le misure di liberalizzazione che consacrano l’etica del consumismo e la legge del mercato. Da questo punto di vista, la svalutazione della donna sul mercato del matrimonio è totale: il suo unico valore sta nei beni che porta in casa del marito. Una volta esaurito questo capitale, la donna è ridotta ad oggetto da buttare via. Oggi l’indifferenza e l’apatia mostrano che la vita di una donna ha scarso valore quando ha perso il suo valore di merce.”


In India esiste una legge del 1994 che vieta gli aborti sesso-specifici una volta appurato che il nascituro è femmina, ma molti funzionari statali hanno continuato a chiudere tutte e due gli occhi sull’applicazione di questa legge.

Quest’anno 2012 tutti i funzionari, dai membri del governo agli amministratori locali, dovranno pronunciare il giuramento di eliminare la discriminazione del sesso del nascituro.

Per l’India è solo l’inizio di una svolta epocale ma per il momento solo simbolica.

Personalmente condanno, con tutto il cuore, l’aborto selettivo ma questo è forse il sistema più indolore in una società che considera il matrimonio di due giovani un affare… lo scrivo con tristezza, ma l’aborto è preferibile all’eliminazione delle bambine subito dopo la nascita o al loro abbandono che le condanna alla fame in una nazione con una popolazione di oltre un miliardo di persone.

Una bambina abbandonata diventa automaticamente senza casta, se riesce a sopravvivere sarà una paria per tutta la vita, ovvero meno che zero.

In India le donne hanno parità diritti, ma anche se la legge le tutela, nessuno le aiuta.


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