• Libra Adri

Una pratica difficile da digerire.

Il profeta Maometto istituì la pratica del digiuno obbligatorio perché voleva ricordare alle persone benestanti quanto soffre chi non ha da mangiare e da bere, ma soprattutto perchè capissero cosa significa la “rinuncia”. Col passare del tempo questa pratica ha subito una trasformazione d’intenti, il “ricco” che avrebbe dovuto riflettere e meditare durante questo periodo, può riposare e lasciar trascorrere il tempo senza troppo sacrificio, mentre il “povero” deve continuare a lavorare per il sostentamento della sua famiglia. Questa utile lezione di vita, alla fine è degenerata in una sofferenza che accomuna tutte le genti musulmane a partire dalla bambina appena divenuta fanciulla, alla persona anziana e debilitata.

Durante il Ramadan i musulmani hanno due pasti al giorno. Uno, prima dell’alba, pasto suhoor e l’altro dopo il tramonto, pasto Iftar. I musulmani digiunano durante il giorno e trascorrono la maggior parte del loro tempo nel ricordare Allah recitando Ramadan Dua e la visita alla moschea. Oltre alle cinque preghiere quotidiane recitano la preghiera Taraweeh, e la notte del potere, Qadr Lailatul, i musulmani trascorrono la notte intera a pregare Allah.

Le persone che per un qualsiasi motivo sono costrette ad interromperre il digiuno, continueranno a seguirlo anche dopo la fine ufficiale, allungandolo per quel numero di giorni in cui non l’hanno osservato.

Il Qur’an Corano prescrive che i malati e le donne incinte siano esentati e possano mangiare e bere, ma spesso i malati si rifiutano di assumere le medicine in quanto pensano di rompere il digiuno, le donne col ciclo mensile possono solo bere. Il “digiuno” non significa astenersi solo dal mangiare e dal bere, ma anche dal fumare e dall’avere rapporti sessuali con donne… piccola svista del profeta Maometto. Questo è un periodo importantissimo nella vita di ogni musulmano, e non è più circoscritto ai soli paesi musulmani, ma si è esteso un pò ovunque nel mondo lì dove ci siano comunità islamiche.

Ramadan è il nono mese del calendario islamico, che dura 29 o 30 giorni. E’ il sacro mese islamico del digiuno, legato al calendario lunare, ha una cadenza nel calendario solare che anticipa da 8 a 12 giorni ogni anno e quest’anno 2012, il Ramadan inizia alla metà di luglio e termina a metà agosto con Idul Fitri, una grande festa prima religiosa e poi popolare, un pò come il nostro capodanno.

Nei paesi a predominanza musulmana tutti i ristoranti sono chiusi, anche quelli di altre culture religiose, vuoi per rispetto, vuoi per non subire ritorsioni; i fast food vendono il cibo a portar via, da consumare fuori dai locali ma mangiare e bere in pubblico sarebbe molto scortese, anche per il turista che viaggia in un paese musulmano in questi fatidici 28 giorni può diventare un periodo stressante, solo dopo la preghiera del tramonto le attività tornano alla normalità.

Durante il giorno, apparentemente, la vita scorre immutata, i mercati rionali traboccano di donne che fanno acquisti più cospicui del consueto. Il mattino tutto procede normalmente, la gente ha mangiato e bevuto a sazietà prima dell’alba ma dopo mezzogiorno un occhio attento può notare il pallore dei visi, l’andatura divenuta lenta, i riflessi rallentano, soppiantati col passare delle ore, da un intorpedimento quasi generale. Dopo il tramonto ed ogni sera, è festa, tutti sono in strada, i negozi pieni di gente, i marciapiedi sono una sequenza di ristorantini, seduti su di una stuoia o messi su con panche di legno e tavoli, il tutto sotto una tenda, ve ne sono centinaia, tutti mangiano, bevono soprattutto una bibita con aggiunta di ghiaccio triturato, a base di latte di cocco, ricco di sali minerali e si divertono. La gente con poca spesa porta il mangiare da casa, srotola una stuoia sul prato di un parco pubblico, apre i pacchi ed ognuno condivide il proprio cibo con gli amici. Durante la stagione delle piogge sono le case che si riempiono di gente, vicini, parenti, amici, gli uomini nella stanza principale della casa le donne di solito sedute discoste dagli uomini. L’allegria è generale, tutti festeggiano, per quel giorno, la fine del digiuno. Con il passare dei giorni, i loro volti emaciati mostrano il segno di questo stress e nonostante i lunghi anni trascorsi tra di loro, arriva un giorno che non sopporto più questo spettacolo e chiedo a mio marito di andare a Bali, lì sono indù, egoisticamente stiamo tranquilli per qualche giorno.

Quando il mese di Ramadan sta per finire e si avvicina Idul Fitri, è tradizione che i musulmani si mettano in viaggio per incontrare parenti e amici, sono centinaia di migliaia le persone che viaggiano in questo periodo e questo crea affollamento nei trasporti. Questo è il periodo in cui viene elargito a tutti i lavoratori dipendenti, un bonus equivalente alla nostra 13ma mensilità e si riscontra un assalto ai negozi come accade a dicembre nei paesi occidentali.

La prima settimana di astensione totale dal cibo e dall’acqua è una sofferenza indicibile, soprattutto per i giovani e per chi li osserva. Trascorsi una decina di giorni cominciano ad assuefarsi, ma con grande sacrificio; ho visto la bramosia nei loro occhi mentre aspettavano il tramonto del sole e poter finalmente bere. Un anno mi dissi: quest’anno voglio provare anch’io! La mancanza di cibo non fu un problema ma non bere fu un sacrificio insostenibile e rinunciai.

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