• Libra Adri

Una cultura da comprendere.

Gli indonesiani sono in stragrande maggioranza mussulmani, fatta eccezione per gli abitanti di Bali che sono indù e i cattolici di Flores, Timor ed alcune isole minori che erano sotto il dominio portoghese. Il governo indonesiano, fino a tempi recenti, ha favorito la “trasmigrasi”: migrazione delle popolazioni da un’isola all’altra, donando ad ogni famiglia appezzamenti di terra di 1 ettaro, per mischiare intenzionalmente le varie etnie, favorire una migliore integrazione ma anche per spezzare desideri di indipendenza etnica o religiosa; vedi quanto accaduto in Timor ed Ambon, dove avevano creato una convivenza forzata fra cristiani e mussulmani. L’Indonesia è ricca di materie prime. La popolazione di Java ha saputo tenersi al passo con i tempi, i balinesi sono persone capaci ed intelligenti, le isole del resto dell’arcipelago indonesiano, sono isolate nel loro piccolo mondo, come avviene ovunque, vuoi per loro scelta, vuoi per l’assenza dello Stato. L’occhio inesperto di un occidentale giudicherebbe la popolazione dell’isola di Lombok, essere di una povertà diffusa, ma la realtà è più complessa di quello che sembra. Come facilmente intuibile, esiste una notevole differenza fra gli abitanti della città ed il resto degli isolani, distribuiti in piccolissimi villaggi. Al di fuori della città, sede delle istituzioni, esistono solo numerosi piccoli insediamenti. I villaggi lungo la costa sono abitati da pescatori, mentre quelli all’interno sono prettamente contadini. Mi limiterò a descrivere le piccole e piccolissime comunità, dove si incontra la reale cultura etnica. Per questo studio, ho avuto l’occasione di osservare anche la singola famiglia. La mia opinione è che le popolazioni progrediscano per superare le difficoltà ambientali mentre in queste isole minori, non hanno mai avuto bisogno di industriarsi per sopravvivere, non debbono difendersi dal freddo perchè il clima è ottimo in ogni periodo dell’anno, la fertile terra vulcanica produce tre raccolti di riso ogni anno e nel periodo secco nelle risaie si alternano le colture di mais, arachidi, canna da zucchero, il mare è pescoso, i banani crescono spontanei, le palme da cocco producono frutti tutto l’anno. La natura è estremamente generosa e la gente non ha mai sentito lo stimolo o l’ambizione di progredire; per questo motivo lo sviluppo di questa società è, ancora oggi, molto lento. Le persone anziane prediligono ancora il baratto per le piccole cose da mangiare, un mango per un pesce o un mazzo di “spinaci d’acqua”. La gente non ha bisogno di un guardaroba, una maglietta ed un sarong sono sufficienti sia per gli uomini che per le donne, le scarpe si riducono a semplici sandali. Le case tradizionali, fino a poco tempo fa, erano poco più che capanne, usate solo per dormire. Durante il giorno, ancora oggi la gente mangia, riposa, conversa nella bruga riparati dal sole e dalla pioggia; la “bruga” è una specie di gazebo elevato dal terreno per evitare di bagnarsi durante il periodo delle piogge. Gli abitanti di Lombok hanno sempre lavorato per soddisfare le necessità del momento, senza pensare al domani, nè programmare il futuro. Soddisfatte le esigenze primarie, non trovano necessario impegnarsi con un lavoro stabile, scopo delle popolazioni più evolute, in quanto limita la loro libertà. Il contadino conosce la gente del suo villaggio, la mattina parte per il suo campo, il pomeriggio torna a casa, si lava, cena, va in moschea, si trattiene a chiacchierare con gli amici e la giornata è conclusa. Pochi hanno avuto l’occasione di andare in città, dove ho notato famiglie in visita, in difficoltà davanti ad una scala mobile. L’etnia Sasak, originaria di Lombok, ha da sempre aspirazioni contadine, ma per motivi politici e per necessità di sviluppo, I molti trapiantati da altre isole indonesiane, hanno portato pescatori dalle Sulawesi, balinesi successivamente alla terribile eruzione del volcano Agung, negli anni ’60 e indigeni da Irian Jaya. Oggi si coltiva riso, granoturco, tapioca, caffè, arachidi, tabacco, spezie, si pesca intensamente e ci si dedica all’artigianato. Splendidi tessuti lavorati a mano, maschere intagliare e decorate, artistici cestini intrecciati. Molti di questi oggetti prodotti a Lombok, ambiti dai turisti, vengono esportati prima di tutto a Bali e a Java. Il sasak, idioma solo parlato; ha subito trasformazioni di villaggio in villaggio ed è mantenuto vivo dai molti, spesso analfabeti, incapaci di imparare il “bahasa”. Il risultato è che la comprensione è scarsa anche tra gli abitanti di zone distanti tra loro poche decine di chilometri.

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