• Libra Adri

Un crogiolo di razze e di culture.


Il Mediterraneo è sempre stato un crogiolo di razze e di culture. Nel trascorrere dei millenni tutte le genti che si sono affacciate sul Mare Nostrum si sono in qualche modo integrate, assimilando parte di altre colture più evolute. La tolleranza è stato il filo conduttore ed i Romani hanno fatto scuola accettando tutte le culture e le religioni, purché una non prevalesse sulle altre. 

I barbari che volevano invadere le dolci pianure italiane più di 2000 anni fa, avevano un ottimo motivo: la sopravvivenza. 

Le migrazioni sono sempre esistite, vuoi a causa di cataclismi, di carestie, cacciati dalle loro terre perché incalzati da altre popolazioni. A volte distruggevano i loro villaggi per non cedere alla tentazione di tornare indietro, caricavano sui carri tutto quello che possedevano e si dirigevano verso terre più accoglienti e fertili. 


Esistono esempi illustri come gli Etruschi di cui non si conosce ancora la provenienza e i Greci che impiantarono colonie nel sud Italia allora scarsamente abitata, Roma stessa fu fondata da altri esuli fuggiti dalla loro terra. 

I Cimbri quasi certamente per un disastro naturale, abbandonarono l’antica Danimarca, erano 500.000 fra uomini, donne e bambini, troppi per poter essere assimilati da altre popolazioni e se si fossero stanziati oltre le Alpi sarebbe stata una catastrofe per le popolazioni già in loco. 

Caio Mario quasi li sterminò ed i pochi superstiti si accontentarono di stabilirsi nelle preAlpi venete. I Galli occuparono le terre a nord del Po, altri erano arrivati prima di loro, ma c’era spazio per tutti e prosperarono. 

I Germani erano i più temuti, furono combattuti per secoli perché non invadessero le dolci terre del sud Europa, ogni volta che uscivano dalle loro selve, il senato romano, abbandonava qualsiasi divisione interna e le legioni romane partivano per contrastare questi pericolosi barbari. Non fu permesso loro di posare un piede sul suolo delle province romane o degli amici e alleati di Roma. 


L’elenco potrebbe essere lungo ma il comune denominatore che unisce tutte queste popolazioni era la necessità di abbandonare le loro terre, non per spirito di avventura ma per assicurarsi una sopravvivenza. 

Facendo un balzo di un paio di millenni, dal sud arrivarono i pugliesi, i siciliani e tanti disperati dal sud Italia, contadini senza terra, lasciarono le loro case nella speranza di offrire un avvenire ai loro figli. Furono male accolti, erano considerati arretrati, sporchi e quasi selvaggi quei discendenti degli antichi Greci, agli occhi dei figli degli antichi Galli. 

Siamo tutti migranti, ma i più hanno dimenticato che gli Italiani sono una mescolanza di razze, arrivate per vivere in pace e nel comune amore per questa terra che, quando viene trattata con rispetto, ci ripaga con i suoi dolci frutti. 

Il grave problema che è sorto nel bacino del Mediterraneo in questi ultimi anni, è di difficile soluzione. Queste popolazioni premono per entrare in Europa, anche aiutati e spinti dagli interessi, non propriamente umanitari, di altre nazioni. 

Molto spesso fuggono dalle guerre e dalle persecuzioni, per la maggior parte sono di religione musulmana e sono giovani. A volte lasciano il loro paese non per una vera necessità, ma per poter guadagnare in fretta quanto serve per poter poi tornare nella loro terra ed iniziare una attività indipendente. 

È di basilare importanza che i governi europei, in primo luogo, capiscano in maniera corretta, la mentalità di un musulmano nord-africano e medio-orientale, per essere preparati ad affrontare i problemi dei prossimi decenni. 

Coloro che credono di trovare una soluzione continuando a pensare secondo la nostra mentalità e cultura commettono un grave errore. 

Per noi europei, cultura e religione sono due aspetti separati del nostro modo di vivere e pensare. Nel mondo arabo la cultura è religione e la religione è cultura. Sono inscindibili. 

Quando essi arrivano nel nostro paese continuano, come è giusto, a praticare le loro tradizioni ma non hanno nessun rispetto per le nostre leggi ed la nostra cultura. 

Questo comportamento non è disdicevole per il maschio musulmano, egli è culturalmente preparato alla poligamia, a nascondere le sue donne, ad essere l’unico proprietario dei suoi figli e se le nostre leggi sono in contrasto con le sue tradizioni, si sente in diritto di trasgredirle trasferendo il suo oscurantismo anche nel nostro paese. 


Le mie parole non vogliono esprimere la condanna di una religione ma sottolineare che la cultura musulmana è diversa e non si può integrare con la nostra, in modo indolore. 

Il Corano asserisce che l’uomo ha tutti i diritti e la donna devi affidarsi alla buona volontà prima del padre, poi del marito. Se una nostra legge vieta di nascondere il viso in un luogo pubblico, ci scontriamo non solo con i loro costumi, ma li obblighiamo a contravvenire alle loro usanze. 

Partendo da questo assunto si può comprendere quanto sia difficile capirli e farsi capire. 

Esiste una piccola percentuale di musulmani di mentalità più aperta che fa eccezione ma sono appunto una minoranza. 


La pazienza, la comprensione e la tolleranza degli europei verrà sconfitta dalla loro perseveranza e noi europei cristiano-giudaici saremo impotenti a difendere la nostra cultura. 

Questo è un problema europeo e una volta tanto l’Italia dovrebbe lavorare perché ci sia una politica estera comune. 

Tutti i paesi europei invece, sono arroccati nelle proprie egoistiche posizioni, la cancelliera Merkel, durante l’ultimo esodo di libici e tunisini disse: “…è un problema italiano se la sbrighino da soli, noi abbiamo accolto migliaia di tedeschi dell’est ”… bravi!.. erano tedeschi, parlavano la stessa lingua, stessa religione e stessa cultura; il loro è stato solo uno sforzo economico, con nessuna necessità di integrazione. 

La maggior parte di questi migranti dal nord Africa sono brava gente, hanno studiato, molti sono anche laureati, ma il loro retaggio culturale è molto scadente. 

Quando si va a “grattare” la loro preparazione culturale, scopriamo che è costituita da un sottile strato di civiltà. Hanno bisogno di tempo per imparare a conoscerci per integrarsi ed inserirsi in una società completamente diversa e con diversi valori, quindi sono loro che debbono adattarsi a noi e non viceversa. 

Un noto giornalista di origini nord africane, naturalizzato italiano e recentemente convertito al cattolicesimo, da anni cerca di mettere in guardia gli italiani nei confronti dei suoi ex correligionari. 

Senza mezzi termini ci accusa di essere troppo deboli e pericolosamente permissivi nei loro confronti. 

Essendo stato uno di loro e conoscendoli bene, sa che ci sfidano perché capiscono che alla fine otterranno ciò che vogliono. 

Ci sono milioni di persone che premono per entrare in Europa e sbarcano in Italia perché più vicina ed accogliente e d’altro lato gli europei hanno bisogno di queste persone per svolgere quei lavori che nessun altro vuole più fare. 

Aiutiamoli a raggiungere uno standard di vita accettabile ma usiamo sistemi che loro capiscano, non commettiamo l’errore di volerli aiutare secondo la nostra scala di valori. 

Se la traballante Europa non vincerà questa “sfida” dovrà far fronte a serie difficoltà.


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