• Libra Adri

Trasformare i pensieri in parole trasportate dal vento

Aggiornato il: mag 2




11 marzo 2011 un incredibile cataclisma si abbatté e distrusse chilometri di costa giapponese, causò la morte di ventimila persone, distrusse case, risaie, alberi, portò via tutto ciò che era riuscito ad afferrare.  


Oggi i superstiti di quello tsunami, dopo aver metabolizzato la loro sofferenza, ritornano nella loro terra di origine, si pongono di fronte al mare dove soffia costantemente una brezza e parlano con i Kami dei parenti defunti…  simbolicamente compongono un numero telefononico che non squillerà mai e parlano con un fratello, un figlio, una madre, a volte un amico mai più ritrovato, non per rinnovare un dolore, ma per alleggerire la sofferenza del ricordo di tante vite spazzate via dalle onde giganteste, per rafforzare un amore senza fine…  riallacciano un dialogo con le persone care, interrotto alla loro morte, come se nulla fosse accaduto: “ti telefono per sapere come stai…” “tua figlia verrà presto..” “i tuoi bambini crescono e stanno bene..”


Spargono parole di affetto e nostalgia affidandole al vento, perché “il vento è uno spirito amico, compassionevole, l’unico in grado di portare conforto ai sofferenti, per connettere il mondo reale con quello del loro cuore, dove tutto è possibile”, parole che verranno ascoltate dai loro cari, di questo sono convinti, per restituire un senso alla loro vita e la consolazione che non saranno mai soli, perché lo spirito umano è eterno, proprio come i Kami. 



Per capire la mentalità ed il modo dei giapponesi di affrontare la vita, é indispensabile comprendere il loro rapporto con la religione shintoista, che non impone dogmi, ma regole di vita.


Secondo il shintoista quando si muore si cambia semplicemente forma e si accede ad un altro piano di esistenza che convive con il mondo che noi vediamo. 


La vita di tutti i giorni spinge i giapponesi a ricercare la gioia nelle piccole cose e il dialogo tra umani e spiriti è una parte importante delle loro convinzioni religiose, soprattutto attribuisce un kami.. uno spirito vitale.. a ogni vivente: un umano, un animale, un albero, un fiore, l’acqua, il vento, forse apparirà stramo ma anche in una roccia coesiste un kami.


Non c’è un modo di pregare, ognuno lo fa a suo modo e raggiunge il contatto con i Kami o la divinità come meglio crede. Si può pregare ovunque, meglio ancora in mezzo alla natura, espressione della divinità, il pieno contatto con essa comporta il raggiungimento della felicità.  


È così che la Natura stessa prende forma ed è capace di «parlare» all’uomo, spaventarlo o consolarlo, dipende dal suo rapporto con questo mondo e dalla capacità di aderire alle sue regole millenarie. 


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