• Libra Adri

Tra mare e montagna.

Sono molti i pescatori che si avventurano nel canale Bali-Lombok, dove la pesca è abbondante, con le variopinte imbarcazioni (sampan) che meritano un seppur breve discorso per la loro fattura. I vari maestri d’ascia, principalmente dalle Sulawesi, scavano un semitronco di albero per la sua lunghezza, di un particolare legno che pur essendo facile da lavorare ha caratteristiche di impermeabilità e durata. Questo, costituirà l’opera viva dell’imbarcazione (ovvero la parte immersa nell’acqua) con una forma idrodinamica eccellente. La parte superiore della barca è completata da tavole adeguatamente lavorate ed assemblate senza l’utilizzo di chiodi o viti. Ce ne sono di rara fattura, dove lo spessore dell’opera viva è molto ridotto, per ridurne il peso e di eguale spessore. Uno strato di legno più robusto è aggiunto all’esterno sotto la barca per proteggerlo dagli spiaggiamenti che consumerebbero velocemente lo scafo. Neanche a dirlo si chiama “scarpa”. Sono scafi lunghi anche 7-9 metri ma larghi solo 40-60cm ed hanno due bilancieri (di bambù) ai due lati (alcuni ne hanno solo uno) che li trasformano in stabili catamarani o trimarani. Una semplice vela li eleva al rango di imbarcazioni a vela.

L’attività di pesca richiede esperienza, forza fisica e costanza. I giovani iniziano come apprendisti a bordo delle barche dei pescatori esperti, aiutando nel lavoro fino a diventare esperti essi stessi e se avranno l’opportunità di farsi costruire una loro barca, diverranno dei proprietari di barca indipendenti loro stessi. Nei periodi di scarso passaggio di pesci, si trasformano in subacquei che cacciano prelibate aragoste che venderanno agli alberghi delle zone turistiche e a Bali.

All’imbrunire partono sulle loro imbarcazioni e con il buio si scorgono centinaia di luci all’orizzonte, sono loro che posizionano le reti durante la notte. Inusuale la vita di questi pescatori, in balia di un mare inaffidabile che salpano sulle loro fragili barche ma non sanno se e quando torneranno a casa, ma tutti hanno un sorriso che trasmette serenità. E` di poche settimane fa la vicenda di uno di loro che preso dal vento non è riuscito a rientrare e ha dato sue notizie dalle Sulawesi a migliaia di kilometri di distanza, dopo una settimana. Cotti dal sole e dalla salsedine, la pelle come cuoio, i loro occhi esprimono l’esperienza di gente che accetta quello che la vita propone.





Il Vulcano Rinjani è localizzato al centro nord dell’isola di Lombok, maestoso ed incombente sul Parco Nazionale omonimo. Il Rinjani, è il monte tra i 3 più alti di tutto l’arcipelago con i suoi 3726m ed è ultimamente tornato in attività con moderati pennacchi di fumo. Un lago a tre quarti della sua altezza è meta di escursionisti nei mesi da maggio a settembre. Non lasciatevi fuorviare da siti che includono foto di lava che scorre e cenere eruttata che appartiene ad altri vulcani. 

Sul lato nord c’è il campo base per il trekking a Senaru con numerosi alberghetti e ristoranti e da qui si accede comodamente ad una fitta rete di cascate, molto imponenti nella stagione delle pioggie ma spettacolari anche nella stagione meno ricca di pioggie. L’acqua fuoriesce con violenza dai costoni nella foresta in tragitti a tratti sotterranei. Le escursioni lungo la rotta trekking da Senaru, con due campi intermedi nella foresta pluviale, è più interessante di quella più comoda ma molto più lunga sulla rotta Hiking dalla vallata di Sembalun. 


La nota negativa è comunque presente anche qui. Le spedizioni improvvisate, spargono rifiuti ed escrementi ovunque. È l’escursionista che deve, in questo caso, sensibilizzare lo staff a scavare buche che poi farà chiudere accuratamente. Benchè di grande attrazione e non estremo, è sconsigliabile ai neofiti con scarso allenamento a tali attività, per le temperature, l’umidità e lo sforzo fisico. 


A Sembalun, nell’anonima vallata, circondata da alte pareti rocciose ma verdi, si coltiva una specialità esportata in tutta l’Indonesia e non solo: cipolline rosse, piccole 2-3cm di diametro, dolcissime e profumatissime che non sono presenti in altri luoghi, almeno non con gli stessi risultati. 

La seconda stranezza è la popolazione autoctona con il loro prolungato isolamento si è diversificata dal resto del popolo Sasak da cui discende e sembra avere anche lineamenti più duri ed incisi, “da montanaro” direi se fossimo sulle Alpi. Il panorama che si gode in questa vallata è unico e mozza fiato. Arrampicandoci verso il passo da cui inizia la discesa verso sud, ci si ritrova nella nebbia, ovvero nelle nubi e spesso al di sopra di esse in una visione estemporanea. 

In questa vallata, il dialetto locale non è riconoscibile dal Sasak “delle pianure”, lingua Sasak che è una lingua non scritta che già varia leggermente da villaggio a villaggio.

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