• Libra Adri

Speriamo che non mi tocchi !


Il numero delle persone malate di Alzheimer o di demenza senile nel mondo è spaventoso: 40 milioni ed è superiore al numero dei malati di cancro ai polmoni ed alla prostata insieme. Sono numeri che fanno paura e ancora di più se i numeri diventeranno, come previsto, centotrenta milioni di malati nei prossimi trenta anni a causa di una longevità in aumento e c’è da temere che siano cifre per difetto. 

Dopo i tumori, la demenza senile è il male sociale più diffuso, inutile illudersi: ‘tanto io me la cavo…’ è una spada di Damocle che può colpire chiunque e per questo gli studi più recenti tentano di anticipare una diagnosi, per aiutare le persone predisposte, prima che il male sia troppo avanzato e quindi senza speranza…. ma sono ancora lontani sia nella ricerca delle cause che della cura.

In tanti già si stropicciano le mani pensando ai lucrosi guadagni che potranno ottenere con l’assistenza in case di cura, a domicilio, e chissà cosa altro ancora.

Le società assicuratrici si stanno organizzando per stilare polizze ad hoc per quelle persone predisposte geneticamente al morbo e che avranno bisogno di assistenza quando il male sarà conclamato…. un volume di affari enorme e come mi disse qualcuno, la cura degli anziani è ‘l’affare del prossimo ventennio’.


Nell’ultima ricerca, i cui risultato sono stati pubblicati di recente, si è evidenziato che un certo numero di proteine sono presenti nel sangue di malati di demenza o Alzheimer, più è avanzato il grado di malattia, più è numeroso il numero delle proteine nel sangue. In uno studio precedente a questo, invece delle proteine si parlava di alti valori di rame accumulati nell’organismo.

Tutta la mia ammirazione per i ricercatori italiani che dedicano la loro vita in questi studi, con pochissime sovvenzioni che provengono soprattutto da donazioni o collette nazionali per la ricerca, mentre all’estero le grandi ditte farmaceutiche investono milioni di dollari in questa ricerca che, visto il numero dei malati, sarà il secondo favoloso business nei prossimi anni dopo l’assistenza.


Dopo aver letto questi dati, mi è tornato in mente un conoscente che ha già avuto tre parenti con il morbo di Alzheimer e vive con l’angoscia che possa essere lui la prossima “vittima”. Tre persone della stessa famiglia, diverse fra loro per abitudini ed alimentazione.

Lo zio di questo conoscente, che per tutta la vita aveva seguito una dieta alimentare così sana che sarebbe potuto vivere fino a cento anni con un cuore ed un fegato da ventenne, un’altra zia che invece aveva ecceduto nella sua golosità, mangiando più del consentito e come spesso accade, i cibi più buoni sono quelli che fanno più male… infine la madre che aveva vissuto normalmente, mangiando in maniera appropriata a seconda dell’età. Tre vite diverse, tre diverse alimentazioni, tutti e tre malati di Alzheimer. Tendo a credere, quindi, che l’alimentazione non sempre influisca a causare o prevenire  la malattia.

Il 5% dei malati Alzheimer sono predisposti geneticamente, ma per gli altri ancora non si è trovata la causa dell’insorgere di questa tremenda malattia.


Sento dire da molti che presto si sottoporranno agli appropriati esami per scoprire se sono predisposti; soprattutto fra coloro che hanno avuto un caso in famiglia; sarà sicuramente utile, ma io mi chiedo come sarà la loro vita qualora la diagnosi fosse infausta? come potranno vivere col pensiero che prima i loro ricordi, poi il loro intelletto li abbandonerà? Quanta forza interiore dovranno possedere per affrontare una realtà così devastante?

A mio avviso sarà meglio vivere una vita normale ed accettare le prime piccole dimenticanze come un aspetto inevitabile dell’età avanzata, mettere in ordine le pratiche burocratiche della nostra vita e cercare con anticipo, un luogo che oggi sappiamo gradevole dove vivere… perché “dopo” non avrà più nessuna importanza.

Non posso immaginare cosa si possa provare una volta che l’intelletto sia svanito del tutto… potrebbe essere paragonato ad una morte forse indolore come un lento addormentarsi. Il dolore resterà solo per coloro che resteranno ma questo accade sempre quando una persona cara ci lascia.


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