• Libra Adri

Sognando Bali.



Dal finestrino del Boeing 707, in atterraggio a Bali, osservo il paesaggio che velocemente sfila davanti ai miei occhi.

Risaie a perdita d’occhio di un verde intenso che arrivano fino alle pendici delle colline ricoperte da una fitta foresta e minuscoli villaggi sparsi sul territorio come giocattoli gettati a terra da un bambino.

L’aereo vola parallelo alla pista per portarsi all’atterraggio e poi con una virata si allinea alla pista; posso vedere un piccolo aeroporto, una sola costruzione, i tetti spioventi, arricchiti da fregi caratteristici.

Poco distante, un cumulonembo di un nero quasi violaceo, sta’ riversando a terra una valanga d’acqua mentre dove stiamo volando c’è un sole che brilla intenso.

Finalmente sono arrivata a realizzare il mio sogno di visitare Bali. Mi aspettano due settimane di vacanza ed intendo sfruttarle intensamente, desidero vedere tutto e capire tutto in quattordici giorni… povera me… che arroganza da turista…

Un pulmino dell’albergo ci attende per portarci a destinazione, ci avviamo su una strada dove due auto che si incrociano debbono fare molta attenzione; che accadrebbe se incrociassimo un altro pulmino? per fortuna il traffico è scarsissimo e formato solo da pochi motorini e qualche carretto.

Mi concedo una giornata di riposo nel magnifico giardino dell’albergo per superare il disagio del diverso fuso orario, il mattino successivo intendo iniziare le mie escursioni.

Cerco di impiegare al meglio il tempo che ho a disposizione e la Bali che vado scoprendo soddisfa pienamente il sogno ad occhi aperti che mi ero figurata. Resto incantata dai suoi paesaggi ordinati e curati, in cui nulla viene trascurato ma soprattutto osservo ammirata la sua gente di una cortesia quasi esagerata e sempre disponibile.

I paesaggi sono stupendi, le fotografie degli spettacolari terrazzamenti delle risaie, hanno fatto il giro del mondo, ma dietro quella bellezza vi è il duro lavoro di generazioni di balinesi che hanno cambiato l’originale configurazione del territorio per adattarlo alle loro esigenze in modo armonioso.

Le canalizzazioni dell’acqua per rifornire le coltivazioni, sono un esempio del naturale ingegno, senza una specifica istruzione tecnica, dei balinesi, naturalmente tutto scavato, costruito e coltivato a mano.


I mercati dei piccoli centri mi hanno sempre affascinato, in questi luoghi si può cogliere la vera natura di una comunità. I balinesi non sono solo sempre gentili ma hanno la battuta pronta, spesso spiritosa ma soprattutto colpisce il genuino sorriso che hanno per tutti, fa comprendere la loro disponibilità verso gli altri, non dettata dall’interesse ma da una comprensibile curiosità ed il rispetto verso persone cosí “strane” ai loro occhi. Le tante domande che mi pongono sono dettate solo dal desiderio di capire un mondo tanto diverso dal loro.

Le loro necessità sono essenziali perché la natura fornisce quasi tutto quello di cui hanno bisogno, più raccolti di riso bastanti ad una famiglia per l’intero anno, la verdura e la frutta abbondano, piccoli pesci vengono allevati nelle risaie, gli animali da cortile vengono cucinati nei giorni di festa e l’uccisione di un maiale è un avvenimento per tutto il villaggio. Quasi tutto quello che producono viene consumato per il loro sostentamento, quello che eccede i loro bisogni viene veduto al mercato.

Un’economia essenziale, collaudata negli anni, efficiente ed equa. Solo la gente che abita in città ha bisogno di denaro per vivere, ma sono una minoranza.

I bambini balinesi sono uno spettacolo a sé, sempre allegri e giocosi, la mattina presto, in piccoli gruppi, partono da casa per andare a scuola, lo zainetto sulle spalle e le scarpe in mano, sono troppo preziose quelle scarpe per consumarle camminandoci, si rincorrono, senza un pensiero al mondo che non sia per creare un gioco.

Sono abituati fin da piccoli, ad essere autosufficienti, nessuno li sveglia dicendo: “alzati fai tardi a scuola…” da soli si lavano, si vestono, fanno colazione e si avviano per andare a scuola. Li vedo passare la mattina che si rincorrono, scherzano tra di loro, la loro vita semplice è serena e senza complicazioni.

I balinesi posseggono un innato senso artistico, in ogni casa vi è chi scolpisce il legno o la pietra, dipinge, o si dedica ad imparare a suonare uno strumento musicale. Molte sono le bambine che frequentano le scuole di danza.

La società balinese è divisa in quattro caste e l’unico momento in cui gli appartenenti ad una casta superiore si uniscono agli altri, è quando suonano, la musica abbatte questa invisibile barriera.

Dopo pochi giorni lascio l’albergo per andare in una homestay, vivo in una casa balinese come se fossi una di loro, mangio il loro cibo, occupo una stanza con la figlia dei padroni di casa, il giorno visito templi, mercati, faccio escursioni, la sera mi unisco agli altri ospiti ed ai padroni di casa, tutti seduti su una spaziosa bruga, con una lampada a petrolio nel mezzo, ad ascoltare ed osservare l’anziano della famiglia che racconta storie affascinanti tratte dalla loro ricca tradizione, i bambini attentissimi seguono le parole del nonno che racconta, mimando, muovendo le mani come in un balletto, cambiando voce a secondo dei personaggi, bevono le sue parole quasi trattenendo il respiro.

Uno dei figli dei padroni di casa, Martak, è una guida di professione, parla inglese ed un buon italiano e mi traduce quanto viene detto nella loro antica lingua.

L’atmosfera di quelle quiete serate mi riempie l’animo di serenità, il loro ricordo mi dona ancora un momento di nostalgia.


I balinesi credono che gli spiriti siano ovunque ed in ogni cosa, li tengono in grande considerazione ma li temono e per ingraziarseli offrono incenso, fiori, piccole offerte di cibo più volte al giorno. Ogni casa balinese ha il suo altare per pregare, accendere bastoncini d’incenso e porre le offerte, in ogni albergo, negozio, ristorante, il mattino presto ed al tramonto vengono poste offerte propiziatorie.

Vedo spesso degli enormi alberi chiamati baniani che crescono rigogliosi, soprattutto vicino agli incroci, chiedo e mi faccio raccontare il significato del loro esistere in quel luogo. Quegli alberi sono abitati da spiriti benevoli che aiutano i viaggiatori e per questo sono sacri, ma sono anche testimoni del tempo che scorre.

Se vi capiterà di vedere uno di questi alberi con un panno a quadretti bianchi e neri che lo circonda ed accanto una piccola edicola per le offerte, starà a significare che i balinesi, per proteggerlo, sacrificarono la loro vita, combattendo contro chi voleva abbatterlo.

Sono trascorsi molti anni, quegli alberi sono ancora lì, curati e protetti, mentre gli “invasori” del momento sono stati cacciati.


Una volta l’anno gli spiriti cattivi tentano di prendere il sopravvento su quelli buoni, è una lotta accanita ed i balinesi pregano ed offrono doni agli dei, nulla viene trascurato pur di trascorrere un altro anno protetti e sicuri.

Dopo questa importante settimana di meditazioni e preghiere, la loro gioia per lo scampato pericolo si manifesta con allegre sfilate che raffigurano gli spiriti buoni che hanno sopraffatto quelli cattivi ed i bambini vanno di casa in casa a chiedere un piccolo dono.

Nei templi i sacerdoti con i loro antichi rituali, i devoti che concentrati pregano, le artistiche e colorate offerte agli dei, i vari tempietti, grandi o piccoli a secondo dell’importanza del dio che rappresentano, donano, a chi sa coglierla, una serenità di spirito che ti accompagna a lungo.


Le festività balinesi seguono l’andamento delle fasi lunari, quindi ogni mese vi sono diverse feste e la preparazione a queste ricorrenze diventa un momento di aggregazione per le donne e gli uomini del villaggio.

Sotto grandi tettoie, al riparo dal sole o dalla pioggia, le donne intrecciano collane di fiori, preparano i cestini per le offerte agli spiriti, parlano dei piccoli avvenimenti del villaggio, si scambiano senza malizia qualche pettegolezzo, mentre gli uomini parlano della sempre importante distribuzione dell’acqua per la coltivazione del riso, intrecciano lunghe strisce di foglie di palma per la costruzione di artistiche composizioni che verranno poste all’entrata e all’uscita del villaggio e davanti al tempio.


La loro vita scorre tranquilla, prevedibile, anno dopo anno, forse monotona agli occhi di un occidentale ma tanto più felice. Ogni nuovo giorno è pieno di aspettative, sanno trarre motivo di sicurezza e serenità praticando le antiche tradizioni, ereditate dalle conoscenze degli anziani e collaudate dal tempo.

Questa era la cultura balinese che ho amato ed apprezzato e che meritava di essere tramandata ma che purtroppo non è più sentita dal balinese moderno così concentrato ad amare un nuovo dio: il dio denaro ha sovrastato gli dei benevoli che avevano portato questa cultura alla meditazione, all’armonia con la natura ed alla purezza di spirito.


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