• Libra Adri

Ospiti maleducati.




   Vivo all’estero da molti anni, abito in una casa in riva ad un mare cristallino, con una piacevole temperatura di trenta gradi per tutto l’anno, pesce appena pescato in abbondanza, frutta e verdure fresche e naturalmente coltivate: biologiche, come si usa dire oggi,  e quindi una cucina con ingredienti naturali e prettamente all’italiana.




I parenti e gli amici sono spesso miei graditi ospiti, a volte anche conoscenze occasionali ma mai paganti, se poi qualcuno mi vuole sorprendere portando dall’Italia un guanciale, salumi o formaggi, io li ripagherò con insalate di aragosta e fettuccine fatte in casa condite con zucchine e gamberoni. Tutti si dichiarano soddisfatti dell’accoglienza e della loro piacevole permanenza.



Dopo la partenza dei miei ultimi ospiti, improvvisamente mi è tornata in mente mia nonna. Una donna straordinaria, burbera all’apparenza, ma con un guizzo di allegria che di tanto in tanto le illuminava gli occhi. Sempre pronta ad accogliere in casa i parenti, i nipoti e gli amici dei nipoti. 


Possedeva una bella casa in riva al mare dove trascorreva buona parte dell’anno. Da maggio fino alla fine di settembre i miei genitori, i miei zii e i cugini, venivano ospitati spesso per trascorrere le loro vacanze in quel delizioso paesino della costa marchigiana. 












Quando mia nonna parlava io ascoltavo in silenzio, all’epoca non me ne rendevo conto, ma ogni sua parola era una lezione di vita, ho imparato da lei molte cose e tante le ho messe in pratica e le uso ancora oggi.


Un giorno le chiesi se non fosse stanca di avere per mesi la casa “invasa” da tante persone e  lei mi rispose: ‘avrò tutto il tempo di riposare dopo… adesso ho piacere di avere gente intorno’ poi mi confidò di aver elaborato un sistema e mi fece vedere un quaderno che teneva in un cassetto del suo comò.


Nonna aprì il quaderno e mi fece vedere velocemente, che aveva scritto appunti e note su ogni persona che periodicamente ospitava nella sua casa al mare. 







Mi spiegò che vi erano scritti appunti su ogni componente della famiglia, con chi andavano d’accordo, con chi bisticciavano più di frequente, le loro preferenze ed  idiosincrasie e le loro piccole manie. In base a queste sue conoscenze abbinava gli ospiti, in modo che fosse, per quanto possibile, un gruppo omogeneo e senza problemi.


Inoltre scriveva i menù per le feste, quando aveva ospiti, per i compleanni dei figli e nipoti, le sue ricette speciali, insomma una specie di zibaldone famigliare e segreto. Mi sarebbe piaciuto poterlo leggere in ogni sua parte, ma mia nonna non lo permise. 



Mi spiegò che comunque aveva affinato nel tempo un suo metodo, ogni ospite aveva il suo compito a seconda delle sue preferenze, chi cucinava, chi stirava, chi si occupava del bucato, i ragazzi lavavano i pavimenti ed i piatti a turno e nessuno sgarrava, il castigo sarebbe stato tremendo: non sarebbe stato più invitato.


Un giorno, quando mia nonna andò a riposare, cercai nel comò il suo quaderno, volevo copiare le sue ricette speciali, ricordi tangibili tramandati da generazioni di donne della mia famiglia. Non lo trovai ma il ricordo di certi sapori non era andato perduto; negli anni ho ricreato quelle pietanze ed anche se certi ingredienti non è più possibile reperirli, sono soddisfatta del risultato; presto ne pubblicherò alcune, in onore e ricordo di nonna Ione.









Ho dei bellissimi ricordi delle mie vacanze ed anch’io, come mia nonna, ho sempre avuto piacere di ospitare parenti ed amici.


Le persone garbate sono sempre gradite ed accolte con entusiasmo nella mia casa, con grande affetto, ma con gli ignoranti  purtroppo non c’è difesa. 


Gli aneddoti inerenti gli ospiti sgradevoli in generale riguardano sempre persone disordinate e maleducate che non si rendono conto che in casa d’altri è necessario adeguarsi a delle regole, oggi ci rido su, ma quando mi capita di rendermi conto di avere un ospite più strano del solito, non mi sento affatto allegra. Gli aneddoti sulle persone piacevoli che abbiamo ospitato negli anni sono molto più numerosi ed edificanti. Spesso si è trattato di persone praticamente sperdute sulla nostra isola a causa di errate indicazioni, anche se pubblicate su guide importanti o attratte da intriganti presentazioni su pagine WEB circa sistemazioni fantasiose ed altrettanto inesistenti. Alcune volte giovani italiani, francesi, olandesi, australiani, new-zelandesi, canadesi mai tedeschi o giapponesi.



Mi scrive un amico e mi racconta che ha parlato di me con i suoi conoscenti, del posto dove vivo, del mio modo di cucinare, dei paesaggi, del mare…. dopo questa bella presentazione mi confessa che c’è una persona interessata a conoscermi ed a visitare il posto dove vivo:  ‘la puoi ospitare per una settimana, dieci giorni al massimo? vedrai è una brava persona, educata, gentile...’ non posso rifiutare, è stato indiscreto, avrebbe dovuto  prima parlarmene, ora non posso tirarmi indietro.


La persona arriva, andiamo a prenderla all’aeroporto, ha con sé tre valigie, ‘una per settimana?’ -mi dico- e comincio a preoccuparmi.



Durante il viaggio in macchina, nonostante i miei tentativi di intavolare una conversazione,  riesco a strapparle solo poche parole. Entra in casa, la primissima cosa che fa, lo fanno quasi tutti, va a curiosare in cucina. Continuo a preoccuparmi.




Ho una bellissima cucina, incastonata fra la casa e la dépendance, è praticamente all’aperto, coperta ovviamente ma chiusa da grandi tende che tengono lontani gli insetti e la pioggia nebulizzata nel periodo delle grandi pioggie. Mi è piaciuta l’idea di una cucina aperta perché, non ultimo, al chiuso e con il caldo dei fornelli si possono raggiungere temperature sgradevoli.



Le prime volte scambiavo questo interessamento come un apprezzamento per la mia bella cucina, di cui vado molto fiera, fornita di ogni accessorio, non mancano i piccoli e grandi elettrodomestici, tutte le comodità, cose normali in Europa, un po’ meno in questa parte di mondo.





Il gesto successivo fu di scegliersi una tazza fra le tante esposte nella rastrelliera, da cui non si sarebbe separata per tutto il periodo del soggiorno, una tazza che utilizzava per bere thé e caffè ma anche acqua, birra e vino, sempre la stessa e che teneva sempre accanto per paura che qualcuno gliela prendesse. 


Ormai la mia preoccupazione è palpabile.




La persona educata e gentile che mi era stata descritta, inizia subito a spargere l’area di soggiorno con i suoi oggetti, riviste, pareo, occhiali, sandali, il disordine era una sua regola, un piccolo aiuto per riordinare la veranda in cui ci trattenevamo era da escludere, bagnata dopo il bagno in piscina, gocciolava sul parquet, lasciando pozze di acqua lungo il cammino, ma almeno su di un punto non transigo: non si fuma in casa, neppure in veranda.



Un punto dolente era il suo bucato che chiese fosse lavato separatamente. Affermava di poter mangiare tutto, in realtà era molto selettiva, erano molti i cibi che non le piacevano, quello che ho imparato è che non bisogna credere a chi esordisce con la frase:  ‘non preoccupatevi, io mangio tutto…‘ mentono per abitudine non pensando che saranno smentite dalle loro stesse azioni… buona parte del cibo lo lasciava nel piatto e dopo una settimana ero disperata.


‘Oddio! questa chi me l’ha mandata….’ ovvero lo sapevo.. e presto mi sarei fatta sentire.





Decisi che ne avevo abbastanza, non intendevo sopportare oltre chi, come ospite, si comportava cose se fosse in albergo, perciò mio marito ed io, l’accompagnammo in una zona turistica, l’aiutammo a scegliere un buon resort e la salutammo, felici di aver riacquistato la nostra libertà. Avrei voluto avere il coraggio di farlo tutte le volte che ho dovuto ingoiare palesi scortesie.



L’ultimo ospite che ho riaccompagnato in aeroporto pochi giorni fa, l’ho salutato senza rimpianti, voleva “prenotarsi” un’altra vacanza ma ho lasciato cadere il discorso. Se a costoro, qualcuno facesse notare gli sgarbi e le assurde pretese, cadrebbero dalle nuvole, non si rendono conto. Trasportano in casa altrui le loro abitudini, non si chiedono se arrecano fastidio, superficiali ed egoisti continuano a comportarsi come se non fossero ospiti in casa d’altri.



Il nostro amico mi ha telefonato dall’Italia per scusarsi del disturbo che ci aveva arrecato; conoscendoci non ha avuto dubbi che raccontassimo storie, l’unica cortesia che gli ho chiesto è di non preoccuparsi per noi, se qualche amico volesse venirci a trovare, ne saremo felicissimi ma mio marito ed io viviamo bene anche da soli.


Ripenso a mia nonna, quanta esperienza, quanta saggezza. Non aveva viaggiato come ho fatto io, non aveva visto tutte le cose che io ho visto, la sua vita era trascorsa nella sua casa di Roma e la casa al mare, eppure aveva un’esperienza di vita che pochi possono vantare. 


Queste donne erano speciali, si possono imitare, ma mai eguagliare. Una cosa però la posso fare: ‘che cosa avrebbe fatto o detto mia nonna in quel frangente ?’ 


Non sono sicura di poter fare sempre la cosa giusta, ma almeno ci avrò provato.


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