• Libra Adri

Non è stata fatta giustizia

Lo scorso anno scrissi un racconto che riporto “integralmente” dopo questa introduzione ed una revisione a conclusione.

Nella sfortuna di ammalarsi, per di più in viaggio e nel sud-est asiatico, è auspicabile che questo avvenga a Singapore.

Qualche mese fa, mio marito ed io partimmo per un piacevole break a Singapore.

Dopo il decollo, io già mi immaginavo girare per i centri commerciali, fare un sano shopping, di osservare la gente, mangiare gustosi piatti cinesi e comprarmi un iPad….. da lì a poco mio marito incominciò ad accusare dolori lancinanti.

Dopo 2h 20m di volo atterrammo a Singapore. Dall’aeroporto, erano le ore 23:00 di sabato, andammo direttamente all’ospedale che già conoscevamo per precedenti cure dentistiche: il R….. Hospital.

Entrammo al pronto soccorso, dove  l’ordine, la pulizia, la gentilezza e la professionalità si evidenziano immediatamente infondendo alla persona, la sicurezza di essere nelle mani di professionisti e contribuendo  a calmarlo.

Mio marito venne immediatamente introdotto in una stanzetta di osservazione; il medico di guardia, resosi conto delle condizioni generali, praticò le prime cure per sedare il dolore e mio marito, stabilizzato, rimase sotto controllo fino all’arrivo, dopo poche decine di minuti, di due specialisti.

Questi dopo la visita, decidono gli accertamenti necessari per completare il quadro clinico.

Era ormai mezzanotte ma con mia grande sorpresa, nonostante l’ora, tutto era attivo in quella struttura.

Durante la notte venne sottoposto ad accertamenti radiografici, analisi e alla TAC.

Prima dell’alba, dopo poche ore di riposo concesse, lo specialista primario si presenta nella camera dove mio marito è stato alloggiato, per illustrare l’anamnesi a cui è giunto e raccomandare un intervento nella stessa mattinata: trattasi di blocco renale.

Era domenica mattina!

A quel punto, molto rassicurata dalle parole del primario e del futuro e veloce iter previsto e dall’intervento non invasivo per la mattinata, ho sentito la mia tensione che finalmente mi abbandonava e ho avvertito una grande serenità.

Cominciai a riflettere su quanto accaduto ed a guardarmi intorno. Notavo cose che prima, assalita dalla preoccupazione, mi erano sfuggite. Mio marito era stato fornito di pigiama e vestaglia, la camera aveva ogni confort, anche una cassaforte per gli effetti personali, il letto era un gioiello della tecnica ospedaliera, televisione e telefono personale. Il bagno era grande, pulito e profumato, con amenities degne di un albergo a 5stelle. Inutile dire, WiFi gratuito in tutta l’area.

Appena fuori dalla postazione del personale, c’erano alcuni salotti comodissimi, sobri e funzionali dove, i pazienti ed i loro visitatori si intrattenevano.

Poco prima delle otto del mattino e della sera, l’intero team infermieristico, capo sala in testa, prima di entrare in servizio, venivano a salutare uno per uno tutti i pazienti, informandoli che per quel turno si sarebbero prese cura di loro;  con la colazione del mattino, il dietologo portò il menù personalizzato ma con svariate scelte del pranzo e della cena per i vari pazienti.

Per i seguenti due giorni le infermiere, ogni ora, giorno e notte, venivano a

controllare la flebo, la pressione e la temperatura, ad accudire il paziente ed aiutarlo in ogni necessità. Suonare per aiuto e vedere un’infermiera arrivare era questione di secondi!

In passato sono stata la responsabile di un gruppo di Volontari del Soccorso della C.R. I. e quindi capivo appieno l’efficienza di questa organizzazione,  la professionalità e la cortesia di tutto il personale, dalla caposala fino all’ultimo operatore ospedaliero.

Più osservavo e più rimanevo senza parole. Se non lo avessi visto con I miei occhi avrei stentato a crederlo.

Dopo solo 2 giorni ci potemmo spostare nel nostro albergo. La vacanza non era più tale ma una vicenda che poteva essere tragica  è invece finita nel migliore dei modi.

Quest’ospedale non è un’eccezione, lo standard degli altri ospedali singaporiani è ugualmente eccellente.

Se dovesse capitarvi di  sentirvi male a Singapore potete essere certi che avrete la migliore assistenza ed il rientro d’emergenza in Italia non necessario. Se poi avrete stipulato un’assicurazione medica prima di partire, non avrete  neppure la brutta sorpresa del conto che comunque per questo standard è basso.

Scrissi questo pezzo sull’aereo mentre tornavamo a casa, guardando mio marito che rilassato riposava. Ero io stessa molto serena.

Tornati a casa, le condizioni di mio marito andarono migliorando giorno per giorno ma dopo un paio di settimane iniziarono disturbi, non più imputabili al normale decorso post-operazione, accompagnati da una veloce infezione delle vie urinarie che dosi massicce di antibiotici non riuscirono mai a debellare.

Mio marito contattò il chirurgo che lo aveva operato e gli espose la situazione ma questi non fu di aiuto e dopo qualche giorno scrisse un email dopo aver ricontrollato la cartella clinica e sospettò una recrudescenza. L’urologo indonesiano che assisteva mio marito dal nostro rientro da Singapore, dopo 4 mesi di cure, richiese dei raggi X per venirne a capo.

Eureka! C’era uno Stent nell’uretra dalla vescica al rene. Immediatamente propose di rimuoverlo e non senza difficoltà, ci riuscì. Si fermò un paio di volte, valutando la situazione e comunque fu estratto. Avevamo corso il  rischio di lacerare l’uretra a causa di cospìcue aggregazioni lungo tutto lo Stent.

Comunque mio marito da quel momento si è ripreso velocissimamente.

La storia aveva comunque irritato mio marito che ha visto, per 4 mesi, la sua stessa vita messa a repentaglio da un banale caso di negligenza medica e si rivolse ad un avvocato nel successivo viaggio a Singapore.

C’erano gli estremi per una causa giudiziaria con ottime possibilità di vincerla. Lo studio legale di una Italo-Canadese che contattammo, non volle dire quanto ci sarebbe costato un procedimento ma ci spillò oltre 5,000SDR al mese. Volle citare in giudizio i due chirurghi coinvolti e lo stesso ospedale. Uno dei chirurghi non era direttamente coinvolto ma il suo comportamento voleva essere portato a contrasto dell’altro nell’adempimento dei suoi obblighi. Siccome l’accusa era di “negligenza”, questi, tramite il suo avvocato si è dichiarato estraneo all’accusa da noi formulata ed ha richiesto un deposito cauzionale di 20,000SDR che avrebbe intascato se ritenuto estraneo ai fatti. Immediatamente contestammo al nostro avvocato l’errore di averlo voluto coinvolgere in quanto essendo egli realmente estraneo noi avremmo certamente pagato quei soldi. Gli imponemmo di negoziare la loro colpa con la controparte e ci dichiarammo indisponibili a pagare per una loro errata tattica.

La nostra avvocatessa, adducendo come motivazione la nostra preventiva approvazione al loro operato, rifiutò di ritenersi responsabile e declinò l’incarico di rappresentarci per intervenute cause di sfiducia e conflitto d’interessi. Le altre due controparti, visti i fatti, richiesero a loro volta depositi cauzionali, in quanto noi “non residenti” di 30,000+50,000SDR.

L’ appello alla Corte Suprema di discutere subito la causa è stato ignorato piuttosto che rifiutato e si richiedeva inoltre che si seguissero scrupolosamente le procedure più burocratiche che legali della Corte. Fu richiesta l‘opposizione alla richiesta di deposito cauzionale. Per questo mio marito si è recato a Singapore davanti alla Corte dove si è visto negata la possibilità di una sua esposizione dei fatti, per non avere seguito la procedura. Ovvero la stessa trattazione verbale sotto giuramento non gli è stata consentita. La causa di per sè era semplice nella motivazione e nella trattazione che si basava sul singolo documento firmato alla dimissione di mio marito che riportava specificatamente “tutti i mezzi invasivi sono stati rimossi” e lo Stent è un mezzo invasivo.

Si evince che una struttura ospedaliera all’avanguardia, siccome gestita da esseri umani è fallibile comunque e che la giustizia a Singapore esiste solo per le persone estremamente ricche e comunque mai contro un colosso economico come il R….. Medical Centre.

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