• Libra Adri

Nettuno-Ponza-Ventotene-Ischia.


Lasciammo l’ormeggio una mattina ed usciti dal porto di Nettuno, mettemmo la prua verso sud-sud-est. Prima di partire vi era stato tutto uno studio ed una preparazione per impostare la rotta nel computer di bordo, ed invece una volta salpati, mio marito si disenteressò completamente del computer e degli strumenti e si sedette nel pozzetto a controllare la navigazione a vista e a guardare il mare e le vele. Lui ama godersi le vele che si gonfiano e aggiusta questa o quella cima per cazzare o lascare le vele finchè non è soddisfatto di aver catturato la massima portanza. Era il mese di maggio, la giornata era serena, la visibilità buona ma il vento era poco più di una brezza. Per i velisti issare le vele è imperativo, ma il vento benchè debole era sufficiente per impegnare le rande ed il fiocco. Senza crederci molto, filo sempre un filaccione a mare poiché la nostra velocità era l’ideale per la pesca, infatti inaspettato riuscii a prendere un pesce. Ad ora di pranzo arrivammo a Ponza e filammo l’ancora in rada, non avevamo voglia di ormeggiare al molo e farci un posticino tra le cento barca che lo affollano. Dopo neppure due ore, avevamo appena completato il nostro pranzo, vennero due sotto ufficiali della capitaneria di porto per un controllo, chiesero i documenti di bordo ed io mostrai il bel faldone che avevo pazientemente controllato prima di salpare, tutto perfettamente in ordine, dotazioni di bordo, tutto a posto, pronto soccorso e arrivai con un scatolone stagno pieno di medicine ma li informai che ne avevo anche un secondo per le bende, cerotti, stecche…..  si capiva che aspettavano di trovare qualche manchevolezza ed invece quasi scapparono, mi dispiacque che non potei stupirli con la sentina ed il vano motore che brillavano per la pulizia… neppure una goccia di grasso sul fondo.

Il mese di maggio è ancora un periodo di pace per chi non ama la confusione. Rimanemmo a Ponza una intera settimana, visitammo tutte le calette dell’isola e poi prendemmo in affitto un motorino e la girammo in lungo ed in largo… non ci vuole molto. La sera ci rallegravamo con degli splendidi spaghetti e pesce arrosto, il conto era un po’ caro ma un simpatico cameriere mi rispose che il sostentamento per tutto l’anno dipendeva solo da quei quattro mesi estivi…. dall’autunno fino a primavera solo pochi visitatori giungevano sull’isola, tant’è che molti avevano un secondo lavoro a Napoli o ad Ischia. Lasciammo Ponza con qualche rimpianto ma Ventotene con la sua pace e la sua severa bellezza ci attendeva.

Issammo le vele, con il vento teso di bolina riuscivamo ad ottenere una buona andatura. Dopo solo un’ora di navigazione la giornata assolata e tranquilla si trasformò in una mattinata burrascosa. Riducemmo la vela. Si andavano formando delle onde di una certa importanza, il cielo si rannuvolò, andavamo incontro ad una linea temporalesca e con progressiva velocità si formarono minacciose onde lunghe. Chi afferma che il Mediterraneo è un mare tranquillo non sa quello che dice!! Quando eravamo nel cavo dell’onda, la cima arrivava alla seconda crocetta. Lui al timone, io seduta nel pozzetto o meglio in piedi rispetto all’orizzonte ma distesa sulla barca perché era fortemente inclinata per l’andatura di bolina, era impossibile stare seduti. Andammo avanti così per quasi due ore, in compenso avevamo una bella velocità e mio marito voleva allontanarsi per la tangente il più velocemente possibile perchè vedeva scendere dalle nubi dei “riccioli” che se avessero raggiunto il mare sarebbero divenuti un pericolo per la navigazione e per coloro che ne fossero rimasti coinvolti. Filavamo ad oltre 10 nodi nonostante avessimo dato una mano di terzaroli e Ventotene era ormai in vista. Superammo la linea temporalesca sulla nostra sinistra ed entrammo nel porto con una pioggia battente, nessun altro rumore si avvertiva e nulla lasciare capire cosa avveniva in mare aperto. Non eravamo mai stati in pericolo ma, vuoi per la fatica di tenersi nonostante la cima di sicurezza che impediva che cadessi in acqua, vuoi per la tensione, ero stanchissima. Mi torna spesso alla memoria quando mio marito superò l’esame per la patente nautica. Gli fu chiesto da un giovane ufficiale della Capitaneria di Porto di Anzio di issare tutte le vele dello sloop che aveva al suo comando e quando filavamo ad oltre 10nodi, questi buttò in acqua una boa con bandierina ed urlo “uomo in mare“. Il giovane aspirante comandante, non perse un attimo nè la calma e virò senza strambare ponendosi su una rotta d’intercettazione con andamento di bolina stretta per avvicinarsi e lascando man mano le vele in modo da perdere velocità progressivamente e si fermò completamente al traverso e sopravvento ad un metro dalla boa in modo che l’ufficiale non dovette far altro che stendere una mano e recuperarla con il mezzomarinaio. Può sembrare una manovra semplice ma non lo è affatto perchè la nave deve fermarsi completamente, senza investire l’uomo a mare.


Il porto nuovo con la sua imboccatura a nord, è ampio e profondo e garantisce un ormeggio sicuro e tranquillo sempre. In quel momento eravamo l’unica imbarcazione. Ventotene è bellissima e nel mese di maggio, quando non ci sono turisti chiassosi che affollano il paese, è magnifica. Il minuscolo porto romano e’ un piccolo gioiello che lascia ammirati quanti vi entrano.

Chi abita in città non conosce il silenzio; il rumore del traffico, le sirene delle ambulanze, la televisione dei vicini, le voci della gente, il rumore ti circonda e non ti abbandona mai. Anche in barca contrariamente a quanto si possa credere, ci sono molti rumori, il mare assume vari livelli di rumorosità, le drizze che sbattono nell’albero, il vento che sibila attraverso le sartie. A Ventotene fummo circondati dal silenzio. I soli suoni che avvertivamo, erano il vento e i richiami dei gabbiani. Ci fermammo per qualche giorno, la mattina uscivamo a passeggio, il pomeriggio andavamo in perlustrazione. Un giorno vedemmo un contadino in un campo che sarchiava il terreno, chiesi che coltivazione fosse e mi rispose che erano lenticchie, in seguito mi dissero che le lenticchie di Ventotene sono le più buone in assoluto. Molte case del paese erano ancora chiuse in attesa dei villeggianti, la stagione turistica non era ancora iniziata, solo pochi negozi, essenziali per gli abitanti erano aperti. Chiacchieravo con una signora che mi disse che quell’anno erano stati abbastanza fortunati, le condizioni del mare avevano permesso che gli approvvigionamenti di carburante, medicinali e alimentari arrivassero con regolarità, solo una volta erano rimasti isolati dal continente per quasi un mese. Vivere su di una piccola isola, essere dipendenti dal continente per le più comuni cose della vita quotidiana e rimanere isolati per settimane a causa del mal tempo, ti lascia un senso di stupore, come accadrebbe a chiunque abituato da sempre ad uscire di casa e andare al supermercato. Gli abitanti di Ventotene sono per forza maggiore “austeri” e si capisce subito. Quella donna ne parlava in tutta tranquillità, come una persona abituata, da un vita, a programmare con largo anticipo ogni necessità della propria famiglia.



Purtroppo i ricordi che ho di Ischia sono solo “fotografici” ma mi è rimasto un sentimento di gratitudine per la bellezza dei paesaggi di un’isola bellissima. Gli isolani sono gentili e cordiali come solo i partenopei sanno essere, sempre pronti ad una battuta spiritosa ma disponibili ad aiutare un turista in difficoltà.

Un sorriso non costa nulla ma rallegra chi lo riceve…. provare per credere.



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