• Libra Adri

Ma chi se ne frèga! …


Troppo spesso ci si nasconde dietro le parole usandole intenzionalmente per giustificare le proprie azioni, che porta all’arroganza di voler pretendere di essere nel giusto, ben consapevoli di fare una prepotenza verbale. Mi è stato detto: ma anche tu stai sentenziando, salendo in cattedra e spacciando per verità assoluta quanto affermi… non è così.  Le mie sono riflessioni, spesso res ipsa loquitur ovvero ovvie, suffragate magari da pareri autorevoli, condivise da tante persone, ma cosa più importante non indirizzate ad un individuo specifico ed allo stesso tempo a tutti. A tutti coloro che vorranno considerare quanto detto e trovarne un insegnamento, un suggerimento o semplicemente un motivo di riflessione.  Le mie, sono quindi riflessioni che non tendono a convincere di qualcosa, a plagiare soggetti deboli ma semplicemente a proporre un esame, nell’intimità del proprio essere, su argomenti che sembrano essere stati dimenticati o trascurati dai più. Quando si propone una riflessione non si è alla ricerca del dialogo ma è più una denuncia e quindi è meglio che sia nuda e cruda ma chiara piuttosto che sia espressa in modo soft e magari incomprensibile o interpretabile.  Come sempre e come giusto, ciò che non viene condiviso viene ignorato e nessun danno è stato fatto, in quanto non indirizzato all’individuo. Solo chi si identifica in una situazione considerata potrà reagire ma più perché si sente colpito nel suo modo di fare o di pensare e si sente scoperto e vulnerabile.  E’ diverso quando ci si propone ad un individuo a livello personale. In questo caso è indispensabile per poter dialogare, non urtare la suscettibilità, la dignità, i diritti ed i sentimenti della persona a cui ci si rivolge e a cui vogliamo indirizzare un messaggio, un pensiero od una situazione.  Quando si vuole imporre il proprio pensiero o si costringe al silenzio qualcuno negandogli quindi il diritto sacrosanto di libertà di espressione si commette un grave soppruso.  Purtroppo, queste persone hanno spesso la meglio perchè la stragrande maggioranza degli individui è molto più ben disposta a lasciar fare sapendo di essere comunque superiore alla meschinità che muove i prepotenti. Ma chi se ne frega! … ma lasciali dire… ma sii superiore… ma chi te lo fà fare ad arrabbiarti … che te ne importa…, sono espressioni, troppe, che conosciamo tutti, usate nel nostro quotidiano. È una giusta filosofia ma è un paliativo che non ci evita di incorrere di nuovo in queste persone e l’occasione si riproporrà immancabilmente ed allora di nuovo… ma chi se ne frega!.  Un uomo saggio diceva che la cattiveria non muore mai e che bisogna estirparla quando si presenta. ...è come la gramigna, se la lasci fare soffocherà quanto hai seminato ed aspetti che cresca.

Nelle comunità, queste persone tendono a darsi man forte per sovrastare gli altri ed imporsi ed imporre il proprio modo di vedere. Gli altri lasciano fare ed ancora ma chi se ne frega…  Ci siamo dati la pena di dargli anche un nome bullismo... nelle scuole, nelle caserme e dovunque ci sia una comunità di persone che agiscono in un ambiente comune.  Nei social networks avviene la stessa cosa ed ecco che vediamo persone che sbranano verbalmente coloro che suonano fuori dal loro coro e se non chinano la testa, arriveranno a fare qualsiasi cosa pur di azzittire chi vuole transitare a testa alta nel cortile dove loro razzolano. Coloro che per quieto vivere decideranno di abbandonare la comunità non risolveranno il problema perché inevitabilmente atterreranno in un altro cortile con altri bulli. Io sono convinta che quel saggio avesse ragione e che è necessario stroncare sul nascere questi assalti alla libertà, al rispetto ed al diritto che ogni individuo merita.

Ho un aneddoto da raccontare in merito: Qualche anno fa partecipavo in un forum australiano per viaggi con destinazione l’Indonesia ed ero felice di condividere la mia esperienza pluriennale di vita vissuta in Indonesia. Ci fu una questione circa il visto e dissi chiaramente com’era la situazione, con i link ai consolati indonesiani in Australia che ripetevano quanto da me asserito. Un utente disse che ciò che asserivo non era vero ma che invece era permesso estendere il visto etc. etc. Insistetti nel dire che era la legge indonesiana che prevedeva ciò ma che con i soldi si poteva ottenere anche l’illegale ma restava un’azione illegale. Fui tacitata nel thread stesso, dalla persona intervenuta e dalla moderatrice che disse:“Non vogliamo sentire di difficoltà ai nostri intendimenti e quindi restane fuori.”


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