• Libra Adri

La vita e la stessa evoluzione si è fermata a Lombok.

Aggiornato il: mag 2


Fra le tante che ho vissuto, mi mancava questa prova che ti cambia la vita, che misura il tuo coraggio e la tua forza d’animo oppure l’assenza di esso.

Ho la possibilità di raccontare per conoscenza diretta una vicenda straordinaria, fuori dal comune, che lascia il segno in chi la vive ma che come ogni altra esperienza insegna qualcosa.. anche a capire.

L’Italia è un paese a rischio terremoti, si succedono uno dietro l’altro, a volte disastrosi, ma l’Indonesia così come Nuova Zelanda, Filippine, Giappone, Polinesia….si estendono lungo la “cintura di fuoco”, una faglia sottomarina gigantesca che si protrae per 40.000 kilometri e in cui si condensano almeno il 90% dei terremoti mondiali.


Praticamente  quasi ogni isola di questo immenso arcipelago Indonesiano ha il suo vulcano ‘privato’.  Il vulcano di Lombok dormiva da così tanti anni che molti lo credevano addirittura spento. 

Non ho dati per attribuire al vulcano di Lombok l’avvenimento di cui vi parlo ma comunque è connesso alla cintura di fuoco e… alla faccia dello spento…. quando la terra ha cominciato a sussultare, tremare, ondeggiare, è stato avvertito da Bali a Sumbawa, case distrutte, morti oltre 500, danni incalcolabili. Occorreranno anni per riprendere il cammino evolutivo che queste popolazioni aveva appena iniziato.


La prima scossa di terremoto di magnitudo 6.9 ha buttato giù le case come se fossero state di carta. Sembalun a nord-est, era una vallata meravigliosa, famosa per le sue coltivazioni pregiate esportate in tutta l’Indonesia.. non esiste più nulla, e le onde sismiche sono arrivate in tutta l’isola con diversa intensità. L’isola turistica di Trawangan rasa al suolo per il 75%.

L’americano, che gestisce un villaggio di immersioni a Trawangan, ha scritto in un diario che ha tenuto del disastro.

The walls were swaying as Tori Taylor tried to feel her way across them in the dark after the 6.9-magnitude earthquake shook the island of Gili Trawangan, off Lombok in Indonesia, last Sunday.

There had been another large tremor the week before(29 luglio), but this one felt larger.

“It was unbelievable, crashing sounds, rumblings of the earth, falling tiles, smashing glass, spraying water, people screaming – absolutely terrifying,”

On nearby Gili Meno, Andi Darmin huddled on the roof of his bungalow with his guests, including a couple and their eight-month-old baby. “Can you get a helicopter?” one of the European guests asked him. “I will pay whatever it costs.”

The earthquake, which centred on northern Lombok, left at least 321 people dead, 1,033 seriously injured and 270,000 people displaced from their homes. Indonesia’s disaster and rescue agencies expect the death toll to rise further. Satellite imagery shows that in North Lombok 75% of settlements were destroyed.


A 80 km di distanza, dove io abito, il tremore della terra (da dieci km di profondità) è stata l’esperienza più sconvolgente della mia vita, non finiva mai, non esisteva possibilità di fuga, era ovunque, io e mio marito accanto ad un pilone di acciaio affogato in un basamento di cemento armato, abbiamo resistito, ci siamo guardati e ci siamo contemporaneamente detti: 

(attenzione espressione molto esplicita) “ma quando c…zo finisce?!?”

Per completare l’opera, le autorità hanno emesso uno “Tsunami alert” senza alcun reale rischio, cosí che quelli che hanno potuto, sono fuggiti in aereo e gli altri hanno vissuto in cima alle colline.

Ringrazio mio marito che ha fortemente voluto una casa anti-sismica con tutti i crismi ed anche qualcuno in più, Ha ordinato e si è fatto spedire da Surabaya travi di acciaio, senza ascoltare quelli che criticavano la sua eccessiva previdenza e lo prendevano in giro: “ma cosa vuoi costruire, un grattacielo?” È bello alla fine poter dire: “l’abbiamo sfangata…”

Nessuno sa quante migliaia di persone sono fuggite da Lombok. Mataram è una città fantasma, c’è poco traffico, il che è già sorprendente; negozi, supermercati, centri commerciali sono chiusi, molti a causa delle lesioni subite e per il pericolo di crolli e per mancanza di personale, rifugiato chissà dove. Anche le farmacie non aprono…intanto ho finito le provviste e nei prossimi giorni dovrò andare a Bali per rinnovare  le mie scorte alimentari ed altri beni di prima necessità di cui non ci si rende conto se non quando vengono a mancare, soprattutto la medicina che devo prendere tutti i giorni. 

Ma la vita continua e continuiamo a subire scosse di assestamento più o meno forti quasi tutti i giorni da oltre 2 settimane.

Lombok fino a trenta anni fa era un’isola primitiva; venti anni fa quando noi arrivammo, le strade erano sterrate, i ponti sui torrenti non esistevano, i suoi abitanti vivevano in capanne di bamboo con il tetto di alang-alang, un’erba molto resistente che li proteggeva dal caldo e dalla pioggia. 

Vivevano di pesca, ogni famiglia coltivava il suo campo di riso e gli ortaggi, Conoscevano solo il loro villaggio, non erano mai andati in città, non avevano mai visto un telefono, una TV,  cucinavano con un tegame poggiato sui sassi su di un fuoco alimentato dalla legna presa dalla foresta vicina; il baratto era spesso la loro moneta e quando raggranellavano un po’ di denaro per la vendita di una capra ai ‘signori’ venuti dalla città, si costruivano una casa di mattoni, fatti a mano dalle donne della famiglia, con il tetto di lamiera poggiato direttamente sulle pareti perimetrali. 


Siamo stati invitati in queste case ed ammirato con il dovuto rispetto il bene più prezioso che queste persone possedevano ma erano vuote, solo un stuoia sul pavimento di terra battuta, per potersi sedere, non erano state costruite per viverci, solo per mostrare al resto della comunità il dignitoso benessere  raggiunto, per il resto continuavano a vivere nella bruga (berugak)  la  capanna tradizionale. 

Non sapevano nulla di cemento, piloni, travi per sostenere il tetto, servizi igienici, si improvvisavano costruttori senza nessuna conoscenza o preparazione tecnica. 

Questa situazione è continuata fino a ‘ieri’ quando il terremoto, fin dalla  prima scossa, ha aperto le pareti delle case e i tetti sono crollati uccidendo centinaia di persone. In città non è andata meglio, ad una casa progettata e costruita per avere solo due piani, era stato aggiunto un terzo piano, alla prima scossa è andato giù tutto.


In città dove si credeva esercitassero professionisti seri, l’impreparazione si è dimostrata vergognosa, hanno mostrato a tutti l’arroganza degli ignoranti, abitazioni nuovissime sono venute giù come birilli, ad ogni scossa crolla un pezzo di un centro commerciale nuovissimo, con negozi, scale mobili, supermercato, ristoranti e frequentato giornalmente da migliaia di persone. 

Solo un miracolo ha salvato altre centinaia di adulti e di bambini.

Ogni espressione della natura è destabilizzante, ma il terremoto è qualcosa che ti toglie ogni certezza, che incrina il tuo coraggio, io non ho mai avuto paura delle manifestazioni anche violente della natura, l’unica certezza è la solidità del terreno che abbiamo sotto i piedi, ma sentire che tutto trema, oscilla, sussulta, mi ha sconvolta, non per la paura di morire, ma per la fragilità che ho scoperto in me stessa, pensavo di avere più coraggio di quanto ho invece sperimentato, di essere più forte di quanto in realtà io sia, il terremoto mette a nudo l’animo di un essere umano, fa affiorare paure ancestrali, mette allo scoperto fragilità che nessuno sospetta di possedere.



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