• Libra Adri

La timidezza è un dono.


La timidezza è un dono ma per capire questo assunto, bisogna rivedere cosa si intenda per timidezza.

Viviamo in una società che esalta valori che spesso valori non sono e che si basa molto sull’apparenza ed è per questo che, chi è più riflessivo e sensibile, viene talvolta considerato in modo negativo, penalizzato a causa del suo modo di essere.

Nei bambini la timidezza è vedersi con gli occhi degli adulti e spesso mancano di autostima per la concezione di sé, che credono di suscitare negli altri.

Possiamo senz’altro dire che la timidezza non é una malattia ma elevata sensibilità.


Il bambino trattato da timido, è un bambino che non è capito, può essere emarginato e diventare introverso perché fin da subito impara a non mettersi in luce, si chiude nella riservatezza per non soffrire, con la convinzione di proteggersi. 

È in tenera età che questa sensibilità, dono eccezionale, può sfociare in una condizione negativa se non si sviluppa autostima. Questa condizione a volte è vissuta come una malattia dalla famiglia stessa. Un genitore attento che si rende conto dell’eccezionalità del proprio figlio, dovrebbe promuovere la sua autostima: incoraggiarlo a dialogare, ad esternare i suoi sentimenti, a non chiudersi per paura di essere deriso, inducendolo ad esprimere la sua opinione. Non bisognerebbe mai commette l’errore di sgridare un bambino con frasi che minano la fiducia in se stesso o mortificarlo con sorrisetti. Anche senza intenzione, lo si può far soffrire, evitiamo quindi di dire parole brusche che lo rattristano, se questo vale per tutti, il bambino sensibile ne soffrirà più degli altri, come nessuno può immaginare. Le sue riflessioni, i suoi pensieri, ciò che percepisce essere sbagliato ed ingiusto, intimoriscono prima i genitori impreparati, poi gli insegnanti stupidi, preferirebbe quindi vivere nell’anonimato della mediocrità per non rischiare di farsi notare esprimendo pensieri e concetti che la gente qualifica strani, detti da un bambino.

Il bambino timido, trattato da malatto diverrà sempre timoroso di sbagliare, non perché la natura lo abbia creato fragile ma perché nella famiglia stessa, il suo modo di essere non è apprezzato.

Il bambino estroverso, vivace, è considerato più gradevole, quasi fosse un prodotto sul banco del mercato, mentre per sua natura il bambino estroso diventa dispersivo e disattento nello studio, concentrato solo nel gioco, allegro ma non riflessivo.

La sensibilità = timidezza è forse da considerarsi un binomio, ed è sempre accompagnata da una notevole intelligenza. In sintesi un bambino timido è un bambino molto più sensibile degli altri che vede e capisce cose che sono oltre la portata della maggior parte della gente.

A scuola, la sua apparente distrazione è scambiata, da maestre superficiali ed impreparate, per disinteresse, mentre il bambino sensibile e per questo considerato un timido, è sempre un passo avanti agli altri, mentre i compagni arrancano per capire ciò che l’insegnante sta spiegando, lui ha già capito ed è passato oltre.

La timidezza non è una cosa da combattere e vincere, è consapevolezza prima di tutto dei propri limiti ed un’avversione per il ridicolo, il timido è colui che parla quando ha qualcosa da dire e ciò che dirà sarà sempre esatto ed esaustivo. L’acuita sensibilità gli impedisce di improvvisare, tutto va fatto al meglio delle proprie capacità, non si cimenta nel karaoke, stonando e rendendosi ridicolo, non si improvvisa spiritoso: un comico non è un timido, anche nel ridicolo si crede interessante.

Chi non avrà sviluppato autostima troverà da solo la soluzione al proprio “disagio” e a superare i propri complessi ma il timido che non riesce a maturare la consapevolezza del suo dono, lo vivrà come un handicap ed ogni piccola esperienza gli rovinerà un momento che altrimenti sarebbe stato perfetto.

Con l’età quindi e con l’esperienza, la condizione del timido migliora ma non si supera completamente; la sensibilità accompagnerà sempre il bambino prima e l’adulto poi.

A molti non piace il termine iper-sensibile, sembra avere un significato di persona malata mentre è un dono che pochi fortunati posseggono ma che bisogna imparare a gestire per non essere sopraffatti da chi ha paura del bambino troppo bravo, capace di emergere naturalmente e con facilità.


Il ragazzo che, definiamo timido per convenzione, se stimolato ad esercitare autostima saprà invece trasformare questo suo dono in una qualità, vede quello che altri neppure immaginano, valuta all’istante una situazione, la classifica, pensa ad una strategia, e considera una possibilità per uscirne indenne, il tutto mentre i normali stanno ancora pensando cosa fare, possiede una velocità di pensiero che ha del prodigioso, del geniale.

Molto spesso il genio è un timido. Non so dire se timidezza e sensibilità, sono accompagnate sempre da una notevole intelligenza o siano una la conseguenza dell’altra, ma posso ragionevolmente affermare che il bambino sensibile ha insita in sé la capacità di vedere e sentire più degli altri, purtroppo i ragazzi che non sono capaci di andare oltre l’apparenza, li isolano e li emarginano perché strani ai loro occhi superficiali.

Negli ultimi mesi ho letto articoli che trattano questo argomento. Sempre più spesso spuntano pseudo-specialisti con una loro teoria e quel che è peggio una cura. La mia curiosità mi induce a leggere questi articoli che, a mio parere, comunque generalizzano con troppa facilità.

Il rimedio psicologico che propongono dovrebbe andare bene a tutti, non prendono in considerazione nessuna delle innumerevoli diversità in seno alla famiglia di origine del timido e del genio, alla preparazione dei genitori, alle possibilità economiche, al tipo di istruzione.. confesso che diffido di queste panacee.


Il genio ed il timido sono uguali, tutti e due fanno paura agli ignoranti, colui che si innalza al disopra della massa incute paura ai mediocri, perché la superficialità dilaga nella nostra società.

La società del profitto non sa apprezzare chi si discosta da qualcosa che altri hanno catalogato normale, chi pensa autonomamente, chi esce dagli schemi è sempre visto come un alieno.

Certamente, la cosa peggiore che un timido possa desiderare, è quella di non esserlo, per potersi sentire pari al mediocre, prima nella scuola che è stata pensata solo per i ragazzi normali, mentre ‘non esiste nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra i disuguali’. (don L. Milani), poi nel lavoro in cui uno che emerge è visto solo come un arrampicatore o un lecca-piedi.

I geni che si fingono stupidi, i timidi che si nascondono nella mediocrità, tutti e due per non essere derisi, guardati con sospetto, vengono isolati e condannati … un grande spreco.



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