• Libra Adri

La realizzazione del sogno.

…Precede “La nascita di un sogno”


Tornammo sull’isola tre mesi dopo per iniziare l’esaltante progetto che ormai era ben delineato nei tempi e nelle intenzioni.

Trascorse quasi un anno prima di venire a conoscenza che la signora nostra amica, aveva accettato un’offerta di lavoro dirigenziale che non aveva saputo o voluto rifiutare e magari aveva rivisto in una nuova prospettiva l’intero progetto. Decise quindi di accantonare il sogno che lei stessa aveva tanto decisamente voluto e sollecitato.

Mi amareggio ancora quando ripenso alla delusione di quella defezione. Molte volte mi sono chiesta come sarebbe stata la mia vita se mi fossi lasciata scoraggiare e avessi abbondonato l’impresa che stavamo portando avanti.

Mio marito è un uomo fuori dal comune, vedevo che la sfida che aveva davanti lo entusiasmava, stimolava il suo senso creativo e la sua ingegnosità ma se gli avessi chiesto di rinunciare lo avrebbe fatto, ma non me la sono sentita di infrangere il suo sogno che era ormai ben chiaro nella sua mente e mancava solo di portarlo a compimento. L’ho aiutato per quello che ho saputo e potuto, a volte ho stretto i denti per andare avanti, ci sono stati giorni difficili ma non mi sento di avere meriti, ho solo seguito la “corrente” aggrappata alla sua mano. Quando mi spiegava un progetto o una soluzione, sembrava che lui la vedesse già realizzata e la frase “hai visto! c’è voluto più a dirlo che a farlo“ è divenuta di prammatica ad ogni singolo passo avanti, dopo nottate al computer per disegnare questo o quel particolare da mettere in opera il mattino successivo..

Benché le “carte” fossero state malamente rimestate anzitempo con i nostri ex-amici, decidemmo di continuare da soli il progetto ben consapevoli che le difficoltà, l’impegno, i costi e le responsabilità non sarebbero più state divise per due e tutto sarebbe ricaduto solo sulle nostre spalle.

Ad anni di distanza, ci siamo detti più volte che è grazie all’esuberanza irresponsabile dei nostri ex-amici se ci siamo imbarcati in questa avventura che non avremmo mai iniziato da soli. La realizzazione del progetto ci ha dato tante soddisfazioni, esperienze e permesso di condurre una vita che è sempre stata a contatto con la natura e all’altezza del nostro desiderio di libertà. I viaggi nel resto dell’Asia, negli anni successivi, non sono stati così coinvolgenti come era nel nostro programma iniziale ma ci hanno regalato tante meravigliose vacanze, in quanto la nostra residenza è proprio al centro del nostro desiderato territorio d’azione.

La realizzazione di quanto avevamo in mente di costruire ha richiesto un grande sforzo intellettuale, organizzativo, concettuale e di visione.

Innanzi tutto non siamo ingegneri e quindi senza alcuna preparazione specifica sulle costruzioni che a queste latitudini richiedono anche tecniche particolari.

Volevamo ambienti il più aperti possibile alla luce, ai profumi e allo spazio. Contemporaneamente la costruzione doveva essere inaccessibile agli “animaletti” che vivono in un tale ambiente subequatoriale, ad esempio i serpenti. Doveva essere riparata quando le piogge torrenziali avrebbero flagellato l’area e i forti venti avrebbero strappato tutto quello che non fosse solidamente saldato a terra. Non potevamo dimenticare di essere nella zona più vulcanica di questo quadrante e quindi con alta percentuale di scosse telluriche.

In definitiva eravamo in un paradiso meraviglioso ma occasionalmente il diavolo si sarebbe o avrebbe potuto scatenarsi.

Scartammo una costruzione in cemento armato per svariati motivi: troppo pesante, poco flessibile, il personale a disposizione incapace di apprendere le tecniche necessarie per ottenere un buon prodotto, ma prima di tutto dovevamo tenere a mente che essendo su di una piccola isola anche se distante poco meno di 1km dall’isola grande, non avremmo avuto mezzi pesanti ne avremmo potuto portarceli se non con grandi risorse finanziarie e mezzi adeguati tipo enormi pontoni, gru etc. oltre a ciò tutto il materiale doveva essere traghettato sull’isola. La nostra doveva anche essere una realizzazione economicamente fattibile per le nostre limitate finanze. I nostri attrezzi sarebbero stati il cervello e poi le braccia.

Optammo per una costruzione con uno scheletro in ferro che oltre ad essere antisismica, era resistente agli agenti atmosferici, ai terremoti, alle termiti etc. poteva essere realizzato in una officina e trasportato sul posto per essere assemblato con piastre e bulloni. Si richiedeva solo di fare degli scavi per i “piedi” dello scheletro ed affogarli nel cemento. Le travi avevano tutte la stessa lunghezza di 6mt e quindi la costruzione per semplicità doveva essere un multiplo di 6. Scegliemmo 12×12. Per le pareti, i divisori ed i pavimenti avevamo un’ampia scelta tra il legno, il vetro, mattoni e sassi. Usammo tutti questi materiali ma dal pavimento in su, è stato predominante il legno, avendo a disposizione i legni più pregiati del pianeta, dal teak al legno ferro, al mogano, di colori e tonalità calde e preziose. Legni che non accettavano i chiodi, il miglior acciaio non penetra questo legno così denso ed i chiodi si piegano inesorabilmente. I carpentieri locali usano degli spinotti dello stesso legno ovvero dei chiodi di legno ferro e un’infinità di incastri che non richiedono alcun chiodo, oltre al fatto che per utilizzarli bisogna prima fare un piccolo foro con il trapano, poi ingrandirlo con una punta più grande, infine inserire il chiodo.


Studiammo a lungo per scegliere la migliore posizione della casa, ovvero delle case, dato che decidemmo di costruire due abitazioni e lo decidemmo per molti motivi. La prima costruzione più piccola, sarebbe divenuta la casa degli ospiti, sarebbe stata realizzata per prima e ci avrebbe ospitato durante l’intera realizzazione della casa principale. Essendo più piccola e semplice sarebbe stata completata in tempi relativamente brevi permettendoci di trasferirci sul luogo.

La posizione doveva proteggerci dagli eventuali venti che avrebbero soffiato direttamente dall’Antartide e riparato dalle piogge sferzanti della stagione monsonica che provengono da nord. A distanza di anni, abbiamo potuto constatare di aver fatto un buon lavoro di predizione e programmazione.

Molti altri problemi aspettavano di essere risolti nel frattempo. Dove alloggiare fino al termine dei lavori per la dependance, come approvvigionarci di acqua ed elettricità. Tre lavori ebbero subito la priorità assoluta: lo scavo di un pozzo, una recinzione perimetrale ed un servizio di sicurezza per evitare che tanto materiale di valore venisse trafugato. Quello iniziale fu il periodo più difficile perché ogni giorno dovevamo sobbarcarci un viaggio di tre ore tra andata e ritorno dalla città. Non vi erano alberghi nei dintorni e nessun ristorante. Le cose cambiarono nei mesi successivi e trovammo un bungalow a circa 30min. di auto dove ci ritiravamo la sera a dormire.

Avemmo la fortuna di trovare sull’isola, un bravissimo mastro d’ascia che sapeva costruire barche con strumenti approssimativi.

Mio marito allestì per lui, un vero e proprio laboratorio di falegnameria, dove sono stati prodotti non solo i manufatti per la casa: porte, finestre, pannellature etc. ma gli stessi attrezzi come carriole, ponteggi etc. Non cercavamo solo delle soluzioni alle necessità ed ai problemi che si presentavano, ma li studiavamo per trovare soluzioni semplici e che richiedessero poco lavoro e manutenzione.

Mi fa piacere sottolineare che in due anni di lavori gli incidenti furono pochissimi e si limitarono, ad abrasioni, tagli e schegge di legno sotto la pelle. Le conoscenze di pronto soccorso acquisite come volontaria della CRI mi tornarono molto utili ma soprattutto si sparse la voce che fossi una dottoressa che dava anche le medicine e tutto gratuitamente. Incominciarono ad arrivare persone col mal di stomaco, bronchiti, influenza, diarrea, infezioni della pelle e degli occhi; li ho curati con le poche medicine che avevo come scorta e non ho mai fatto danno a nessuno: io o lo stregone del villaggio, c’era poco da scegliere. Mi sono sempre rifiutata di curare i bambini e se capivo che era cosa di una certa importanza, li accompagnavo o meglio li forzavo ad andare in ospedale e poi pagavo il conto. Un giorno notai che un bambino di due anni che mi fu portato con la febbre a 39,8 aveva degli strani segni sulla fronte, capii che la madre prima di lasciare il villaggio aveva visitato lo sciamano per tutelarsi dalle “stregonerie” della civiltà.

Ricordare quel periodo iniziale, ancora mi emoziona, a distanza di anni ancora non ho capito come riuscii a superare le difficoltà della permanenza in un luogo ancora selvaggio con serpenti velenosi, scorpioni e millepiedi, da disboscare, bonificare e pulire, senza neanche un angolino riparato dove fare la pipì, senza acqua e luce, conquiste queste avvenute col tempo. Ancora me lo chiedo e non so darmi una risposta ragionata, posso solo pensare che voler vedere realizzato un sogno faccia superare, forse ignorare le difficoltà in un modo a volte incosciente. Mio marito ed io abbiamo fatto l’abitudine a quanto abbiamo ora, non ci emozioniamo più di tanto, abbiamo luce, acqua corrente, due laghi e fontane d’acqua, una piscina d’acqua dolce, telefono, internet, payTV, una casa che è un sogno ed un parco di oltre un ettaro di piante e fiori che si affaccia da una parte sul tramonto e dall’altra sul sole che sorge e solo le persone che hanno visto il terreno selvaggio originale e le realizzazioni seguenti ci ricordano quello che per noi è ormai la normalità.

Sulla terra ferma abbiamo un garage con la nostra auto ed è anche la centrale dove parte una conduttura sottomarina di un kilometro fino alla nostra isola; da qui l’acqua viene pompata da un pozzo che abbiamo scavato ai piedi di una collina vicina ed arriva fino a noi insieme ad una linea elettrica di 25Kw.

È vero, ci abbiamo fatto l’abitudine a queste comodità ma noi stessi a volte ci fermiamo increduli a pensare” …ne abbiamo fatte di cose!”. Abbiamo piantato centinaia di alberi da frutto e fiori a profusione. A seconda del periodo ci sono profumi diversi nell’aria ma tutti inebrianti.

Negli anni, degli amici si sono uniti a noi e ci hanno donato la loro amicizia incondizionata: una magnifica Labrador che ama l’acqua anche più di mio marito e lo segue dappertutto ma specialmente quando va in mare o si tuffa in piscina e l’altro è un biricchino di Beagle che teme l’acqua quanto la nostra gatta randagia che si presentò o fu portata alla nostra porta a pochi giorni dalla nascita.

Dopo il primo anno, abbiamo anche ripreso a viaggiare senza mai dimenticare la nostra meta preferita e base di tutte le nostre escursioni: Singapore da cui distiamo solo 2ore di volo diretto.



#creatività #ingegnosità

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