• Libra Adri

La percezione dell’Italia.


Cara amica,

dopo un mese trascorso in Italia, tornata alla mia “casa”, sono molti i pensieri che affollano la mia mente. Desidero condividerli con te ma è difficile trovare le parole adatte per esprimere le sensazioni che mi assalgono, sono tante e sconcertanti che le avverto come un peso ….

Mi chiedi quando tornerò in Italia…, io amo profondamente la terra in cui sono nata , ma i legami si vanno allentando; i pochi parenti rimasti hanno la loro vita, le amicizie vanno coltivate altrimenti si allontanano, i contatti si perdono, anche le abitudini sono cambiate.

Gli amici mi salutavano -mi dispiace che tu parta, quando torni?-

Non sapevo come  rispondere a queste affettuose parole, e dentro di me pensavo: 

“l’Italia è la mia terra, ma dove vivo è la mia casa.”

Pensando a questo mio ultimo viaggio in Italia, ne ho approfittato per gustare la sempre ottima cucina italiana, ma sono molte le cose che ho trovato inquietanti e quello che mi ha meravigliato sono stati i  ristoranti sempre pieni, sia a pranzo che a cena.

Prima di stabilirmi all’estero, quando l’economia italiana  stava discretamente bene, i ristoranti erano affollati nei fine settimana, il resto dei giorni vivacchiavano; ora sono sempre pieni. Ai Navigli a Milano è una festa tutte le sere… ma sono centinaia di Euro che se ne vanno…

Le notizie che leggo sui giornali on-line parlano di riduzione dei consumi, la gente spende poco, comprano solo quello che è strettamente necessario, ma quando sono entrata nei supermarket milanesi alle casse c’erano file interminabili, i carrelli erano pieni e non era sabato.

Ho faticato per trovare due posti in aereo da Singapore a Milano ad una tariffa tutt’altro che “ragionevole”; su tutto l’aereo, solo due poltrone erano libere. I villaggi turistici all’estero sono stracolmi di italiani. Le navi da crociera hanno liste di attesa incredibili.

Le persone senza lavoro sono una realtà, il costo della vita è aumentato, i pensionati sono i veri poveri in Italia, ma tutto questo è solo un piccolo aspetto della realtà.

Sta prendendo forma nella mia mente, concetto abbastanza duro da accettare, che gli italiani, dopo anni di spese fuori misura, stiano risparmiando sul necessario per non farsi mancare il superfluo.

Sono confusa; quello che ho visto con i miei occhi dopo un’assenza di cinque anni, non si accorda con quello che sento e che leggo e mi piacerebbe conoscere la tua opinione, sarei la prima ad essere felice di aver mal interpretato la difficile realtà italiana.

I sociologi lamentano che sono troppi i figli già grandi che rimangono troppo a lungo in famiglia. In passato le tappe della maturità di un individuo: la laurea, il matrimonio, il primo figlio, avvenivano ad età precise, mentre ora possono verificarsi nell’arco di decenni ed in senso psicologico, oggi certi giovani non vogliono assumersi responsabilità. Diventa difficile capire questi giovani: cosa vogliono, perché lo vogliono, sono in grado di pretendere qualcosa e a cosa sono disposti a rinunciare per ottenerlo.

I ragazzi che ho incontrato, con cui ho dialogato, mi danno l’impressione che diventeranno adulti solo quando la vita li avrà presi a schiaffi, a causa di una mancanza di equilibrio nelle loro priorità, di una costante superficialità emotiva, per una frenetica ricerca di novità, si pretende piuttosto che meritare.

La disoccupazione giovanile non è stata mai così alta ma va comunque detto che: la disoccupazione non si misura sul totale dei giovani dai 15 ai 24 anni ma su quella frazione dei giovani che è attivamente in cerca di lavoro e non lo trova. Vanno esclusi, quindi, tutti i giovani che non stanno attivamente cercando lavoro, che nella fascia d’età 15-24 sono moltissimi. La scuola dell’obbligo si estende fino al 16° anno d’età, di fatto quindi tutti i quindicenni non possono attivamente cercare lavoro. Ma la gran parte dei giovani continua a frequentare il liceo fino ai 18 anni e una buona parte prosegue poi gli studi universitari fino ai 23-24 anni e non partecipa quindi alla ricerca attiva di lavoro.  Ma sono tanti i giovani che neppure lo cercano un lavoro o lo vorrebbero nella fascia non accessibile alla loro preparazione.

A mio avviso manca quella profondità di carattere che era comune nel passato. E` vero anche che molti con titoli validi non trovano un lavoro degno, ma quelli veramente motivati si industriano, si accontentano o magari, purtroppo lo cercano all’estero ma non aspettano che mamma e papà o addirittura lo Stato li mantenga.

Parlo dei giovani perché sono il futuro e mi rattrista pensare  che se togli loro il divertimento in discoteca e lo “sballo” non abbiano stimoli a creare qualcosa di valido per il loro futuro ed hanno perduto il ricordo della felicità. 

Non sono un’inguaribile ottimista ma nutro ancora una grande fiducia negli italiani, hanno dato il meglio di loro stessi nei momenti più difficili con l’inimitabile capacità di recuperare situazioni quasi disperate, con ingegno, estro e quel pizzico di genialità che è una loro peculiarità. 

Quando questo avveniva erano trascorsi solo poco più di quindici anni dalla fine della seconda guerra mondiale, con tutte le sofferenze che questa aveva portato, ma anche gli ultimi venti anni sono stati una guerra in Italia, con le banche, gli speculatori in borsa e le società assicuratrici che dissanguano le risorse del paese, gli evasori fiscali, le brigate rosse… forse non ci sono state la fame, le deportazioni, le morti ma sono tante le vittime di una società che pensa solo al guadagno facile, all’apparire più che all’essere.

È arrivato il momento che gli italiani ritrovino quell’umanità che li ha sempre distinti, quella capacità di afferrare il concetto del “bello” prima di chiunque altro, ma sopra ogni cosa recuperare il senso della famiglia che era il pilastro della nostra società.

Ti abbraccio.


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