• Libra Adri

La gioia di vivere.



In meno di cinquant’anni la nostra società è profondamente cambiata, la persona anziana non ha più il ruolo, il prestigio ed il rispetto che gli era stato riservato nel passato. Si può affermare che i pensionati, ovvero i nonni, siano impegnati e delegati solo a badare ai nipoti. Li sento parlare con entusiasmo, ma a volte ho l’impressione che non siano proprio felici, come pretendono di farmi credere, della loro condizione di baby sitter. 

Tutti però continuano ad affermare che questi volenterosi sono una grande risorsa per la famiglia. È altresì vero che gli anziani, con un’attività che li impegna, rimangono attivi ed in salute, quando infine la salute comincerà a difettare ci sarà una vasta scelta di pensionati e case di cura.


Nella seconda metà delllo scorso secolo l’aspettativa di vita degli italiani era di 60 anni per gli uomini e 65 anni per le donne. Ai giorni nostri è rispettivamente di 80 e 85. Prima c’erano i bambini, i giovani e gli anziani, ma ultimamente ho sentito definire le persone della terza eta` giovani adulti (55/65), tardo adulti (65/75) grandi anziani (75/….) 

Definiteli come volete, etichettateli come più vi piace ma la realtà è che l’età è uno stato d’animo, se quelli che una volta venivano chiamati semplicemente anziani, oggi sentono il desiderio e la gioia di vivere, sperimentare e cambiare stile di vita, sono liberi di farlo e meritano il nostro rispetto. Ammiro questi “giovani o tardo-adulti” che scelgono di vivere affermando con convinzione che la vecchiaia è ancora lontana, sono sempre di più e mi auguro che aumentino ancora. Posseggono un bagaglio di esperienze di vita vissuta, di saggezza e di conoscenze che potrebbero trasmettere se solo qualcuno si fermasse ad ascoltarli con reale interesse, non con mal celata sopportazione o con condiscendenza come più volte ho visto fare. 


Hanno il diritto di vivere come più gli aggrada e quei figli mostrano egoismo e limitazione mentale tentando di limitare la loro libertà o di imprigionarli in schemi che fanno più comodo a quei figli che non si rendono conto che per tutti verrà il giorno in cui, liberi da impegni lavorativi o familiari, consapevoli che ci aspettano ancora molti anni di vita attiva da godere, ci troveremo nella identica situazione dei nostri genitori. 

Fa comodo a questi figli incoraggiare, nei loro genitori, un sentimento di rinuncia: per una vacanza a lungo sognata, a nuovi amici, ad interessi culturali che non si aveva avuto il tempo di coltivare e che rinunzino ad un nuovo sentimento che timidamente sta sbocciando, perché no!


Le famiglie in età lavorativa, non hanno il tempo per crescere i propri figli e non sentono il dovere di accudire ai propri genitori, non c’è posto per loro in casa ma è conveniente utilizzarli… per il proprio egoismo, non per il loro benessere. Meglio quindi che il genitore rimanga in casa, vigili sui nipoti mentre loro vanno in ufficio, portino a termine quelle incombenze che non hanno mai il tempo di curare.

Quando poi arriva il momento delle vacanze o dei divertimenti, quegli stessi anziani che si sono prodigati per la famiglia, vengono lasciati indietro, non c’è posto in macchina, l’albergo è troppo caro, meglio che restino a casa, se dovesse servire qualcosa c’è il portiere, il medico di famiglia e il pronto soccorso è vicino….. Il fine settimana che si potrebbe trascorrere tutti insieme, è il momento più triste; figli e nipoti vanno fuori città e l’anziano che ha rinunciato per loro ad una sua vita, rimane solo ed in un anno ci sono tanti fine settimana.


Il percorso che questa generazione di anziani deve ancora percorre non è molto lungo, quello che deve cambiare è la mentalità della gente. Ci sarà sempre chi affermerà che ormai non possono cambiare le loro abitudini, che i “giochi sono ormai fatti e non si possono cambiare le carte in tavola“, ma sarà solo un alibi per nascondere paura e pigrizia.

Nel corso degli anni i miei rientri in Italia sono notevolmente diminuiti. Non ho più voglia di incontrare i conoscenti rimasti. Per loro provo pena ma anche rabbia. Non sanno che fare della loro vita se non portare a spasso i loro nipotini. Sono persone di grande intelligenza, nella loro vita lavorativa occupavano posti di prestigio, come me hanno girato il mondo, saprebbero destreggiarsi, se solo volessero, in qualsiasi situazione, eppure eccoli a badare a questi bambini, fare commissioni per i figli, accompagnare la consuocera dal dentista, ma cosa fanno per se stessi, per non morire dentro…? 

Nel mio ultimo rientro in Italia incontrai un conoscente amante dei viaggi. La sua aspirazione era di montare in sella alla sua motocicletta con la moglie e partire per visitare tutta l’Europa. Ci fermammo a chiacchierare, domanda di me e di mio marito, gli racconto qualcosa, vedo i suoi occhi che si illuminano di desiderio, poi si spengono. Mi informo e lui mi racconta che ha lavorato come un pazzo per potersi permettere di andare in pensione. 

Raggiunto il sudato traguardo chiede alla moglie quando è comoda per partire, la moglie lo guarda quasi con commiserazione e lo informa che non ci pensa proprio a seguirlo nel suo viaggio. Il poveretto si sgonfia del suo entusiasmo e ancora mentre me lo raccontava gli vedo un’espressione di amarezza che gli torce le labbra. 


Lui con la massima sincerità mi risponde, “se mi allontanassi dalle mie abitudini, morirei di sicuro..”

Un’amica carissima che durante la sua vita lavorativa era stata un alto funzionario, con incarichi molto importanti, mi telefona, parliamo per un pò, alla fine mi decido e le chiedo cosa fa, lei mi risponde che la figlia ha da poco avuto un bebè e ha chiesto il suo aiuto per poter tornare al lavoro. Tutte le mattine alle sette la mia amica esce di casa e con i mezzi pubblici, non guida più, va a casa della figlia, accudisce al pargoletto, fa la spesa, cucina, stira e quando la figlia rientra dal lavoro, torna a casa sua, la giornata è ormai trascorsa.

Non torno in Italia da più di tre anni e non sento la minima nostalgia. I nostri figli vengono regolarmente a trascorrere un periodo con noi per il loro ed il nostro piacere, ma di tornare a vedere come stanno morendo giorno per giorno i miei amici e conoscenti, proprio non me la sento.

Esperti finanziari, antropologi, sociologi e medici, da molti anni ci dicono che l’età media degli italiani si va innalzando. Nascono sempre meno bambini e quindi il ricambio generazionale è molto rallentato, con la relativa diminuzione degli introiti per le casse dello Stato, mentre i “nonni” sembrano eterni e rivendicano il loro diritto alla felicità, all’autodeterminazione, alla sessualità.

Questo sottolineare, neanche troppo velatamente, che gli anziani sono un costo eccessivo per le casse dello Stato, come pensioni protratte per decenni e assistenza sanitaria, li comincia a preoccupare quasi volessero farli sentire in colpa per il loro desiderio di voler strappare ancora qualche anno di felicità prima di togliere il “disturbo”. 



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