• Libra Adri

La fine delle illusioni



Ho avuto la discutibile fortuna di osservare da una finestra privilegiata i cambiamenti della società italiana nelle vesti di esperta astrologa. Nel corso degli anni sono state tante le madri, ma anche i padri, che sono venuti a chiedermi aiuto su come gestire il futuro dei loro figli. Soprattutto per amici e conoscenti comuni, io ero quella che “ci prendeva…” e che non chiedeva denaro e questo era una garanzia di serietà, ma era anche il mio alibi per evitare una risposta se la situazione era troppo difficile da presentare.

Il fatto indiscutibile è che i figli se ne vanno, potrai aver fatto tutto ciò che potevi per loro e li vedrai allontanarsi sperando che si voltino per un ultimo saluto ma loro sono già lontani col pensiero, col cuore, proiettati verso il futuro, puoi solo sperare che non lo siano con l’affetto, noi mamme siamo il passato.

Le mamme che mi consultavano mi chiedevano soprattutto degli studi e del lavoro dei loro figli e qualche volta anche dei compagni con cui uscivano. Quest’ultima preoccupazione era però di secondaria importanza, anche se spesso ho visto potenziali splendide carriere stroncate sul nascere perché il partner non gradiva l’idea di vivere all’estero o solo in una altra città, lontano dagli amici.

La mamma veniva a chiedermi circa il futuro del figlio ed io osservavo la donna che aveva scelto di rimanere in casa ad accudire la famiglia. Superato il primo momento di imbarazzo, si evidenziava una donna a cui erano mancate le soddisfazioni, le vacanze, la libera gestione del suo tempo per far sì che la casa fosse sempre in ordine, i pasti preparati con cura, avere tempo da dedicare ai figli ma non abbastanza per se stessa, c’era sempre qualcosa che glielo impediva, le necessità dei figli e del marito venivano prima delle sue.


Questa mamma, come molte altre nella stessa situazione, è intimamente consapevole che gli ottimi risultati raggiunti dal figlio sono, anche se in piccola parte, merito suo, dei sacrifici, delle rinunce affrontate sempre col sorriso, purché il figlio fosse sollevato da qualsiasi preoccupazione e potesse dedicarsi allo studio con la mente libera da qualsiasi angustia. La osservo e risulta chiaro che la vita di questa donna e di tante donne prima di lei, non è serena.

Non ha nulla da rimproverarsi ma questo non la consola, continua a chiedersi: ‘ne è valsa la pena?’, non sa cosa rispondere, neppure il marito capisce appieno quanto è stata grande la sua dedizione ma non si rammarica per questo ma per le tante rinunce cadute nell’indifferenza.

Dopo la partenza dei figli, non ci sono state discussioni, nessuna parola di troppo, eppure queste mamme hanno visto i loro figli allontanarsi giorno dopo giorno ed infine i mesi si sono trasformati in anni. I figli non fanno partecipi i genitori della loro vita, troppo presi dai loro interessi, si fanno sempre più lontani, gli incontri diventano sempre più sporadici, neppure la comodità di Skype li invoglia a tenersi in contatto, telefonano solo per Natale ed i compleanni, fino a quando non avranno tempo neppure per questo ed un Email di auguri sarà tutto quello che i genitori riceveranno. Questo risveglio dalle loro illusioni sarà estremamente doloroso. Questa parte della loro vita che doveva essere ricca di intima soddisfazione e gloria riflessa si è tramutata in un susseguirsi di giorni colmi di amarezza.


Non ho bisogno di porre domande, osservo il tema natale del ragazzo, questa madre è rimasta sola ad aspettare una telefonata che non arriva, non è stata dimenticata ma semplicemente messa da un canto, forse lei si aspettava una riconoscenza che non fa parte della natura di suo figlio, forse lo ha protetto dimenticando di insegnargli il senso di responsabilità, forse non ha frenato il suo egoismo, di sicuro il carattere duro del figlio mal si adatta ad atteggiamenti teneri, questo giovane uomo non capisce o non vuole accettare il significato della parola riconoscenza. In famiglia nessuno mai ha pronunciato questa parola, ognuno di noi la deve cercare nel suo animo ma se non fa parte della propria indole, è un sentimento che non si può insegnare.

Secondo la mia esperienza e le numerose testimonianze di donne che hanno dedicato la loro esistenza alla famiglia, sempre disponibili, sempre pronte a soddisfare ogni loro richiesta e che credono di aver svolto un lavoro tanto più meritorio, quanto poco apprezzato soprattutto dai figli, tanto da diventare una presenza scontata, un mobile della casa, non sono necessariamente delle mammone se si aspettano di ricevere qualche segno di apprezzamento.

Se qualcuno rimprovera a questi ragazzi di non ricordarsi della loro mamma, non le telefonano, non la vanno a trovare… risponderanno: ‘c’è sempre tempo… lei aspetta, è abituata’, e ci credono veramente.

E` un tremendo luogo comune quello che recita che la mamma è sempre la mamma e che riceverà affetto a prescindere qualsiasi considerazione. Non è vero. Nella cultura italiana la figura della madre è stata un’icona, oggi, credo che i comportamenti, la cattiva educazione, la mancanza di sensibilita` stia sfatando il luogo comune per cui si raccontava ai bambini che la mamma non si dimentica mai.

Se un giorno avrete il tempo e la voglia, osservate l’espressione felice di una madre che parla del proprio figlio, di quando era piccolo, quando le correva incontro, quando le raccontava… osservatela ancora quando quella scintilla di pura gioia si spegnerà nei suoi occhi, quando non saprà cosa altro dire, perché quel figlio, da adulto, si è dimenticato di lei.

L’altra faccia della medaglia ritrae quelle donne che hanno fatto una scelta diversa, forse più egoistica, ma sicuramente più comoda. Non hanno rinunciato a nulla, lavoro, figli e svaghi.

Queste donne non hanno dedicato tutta la loro vita ai figli, sebbene tanto amati, non hanno rinunciato a tutto per loro, hanno vissuto bilanciando come potevano, famiglia e lavoro. Si sono concesse più di qualche soddisfazione, non hanno rinunciato alla cura di se stesse, non hanno nulla di cui rammaricarsi. Consapevoli ma fregandosene se la casa non è stata perfettamente in ordine, se le camicie non sono stirate a dovere.

Sono donne tutt’altro che egoiste ma proprio perché non hanno rinunciato alla loro libertà per i figli, se poi non li vedono e sentono assiduamente, se ne fanno una ragione, non condizionano la propria esistenza sul ricevere o meno una telefonata, hanno la loro vita da vivere, i loro progetti.

Sono sempre convinta che la scala dei valori di una donna debba necessariamente cambiare con la nascita di un figlio, abbandonando situazioni che la potrebbero portare lontano dalle necessità della sua famiglia; sono sempre dalla parte dei bambini, le loro necessità sono di primaria importanza ma condizionare la propria vita solo a questo scopo, credo sia anacronistico ed inaccettabile.

Il giorno in cui questi figli tanto amati e… magari viziati, diventeranno uomini e donne con desideri ed aspirazioni proprie, così abituati ad una madre che si è sempre presa cura di loro, non la vedranno mai come una donna che ha i suoi sogni ancora da realizzare.

È stato difficile prendere coscienza di questo mio cambiamento di opinione, mi sembrava di tradire tutto ciò in cui avevo sempre creduto, per lungo tempo sono stata confusa dagli sfoghi di tante madri deluse nelle loro speranze e ferite dall’indifferenza dei loro figli.

È stato un percorso difficile, ma mi sono dovuta arrendere alla evidenza che i cattivi esempi, le abitudini diverse magari sbagliate, che i nostri figli assorbono dalla vita reale, non siano coerenti con gli insegnamenti che abbiamo impartito loro. Arriva il giorno in cui preghi, speri che il buon esempio dia i suoi frutti, che lo spirito di gruppo non sia più forte del buon senso. Arrivato quel giorno, che la madre sia stata una casalinga o un’impiegata, non farà più la differenza. 



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