• Libra Adri

La donna del domani.


La dolce, incomparabile lingua Italiana è duttile e dotta e si presta ad esercizi di semantica ed intenzionali elucubrazioni sterili ed artificiose che possono essere lette e comprese con diverse chiavi di lettura ovvero ad essere interpretate.

Nei miei scritti, ho sempre utilizzato un lessico volutamente semplice ed univoco non solo per essere compresa anche da chi di noi ha due lauree ma per non essere fraintesa ma ancor più riuscire a raggiungere la coscienza dei lettori.

Ho speso molto tempo a ricercare ed esaminare gli studi fatti negli ultimi 50 anni sull’evoluzione del genere umano con particolare attenzione alla emancipazione della donna ed ho trovato solo considerazioni maschili volutamente dotte sullo stato della donna. Nulla che fosse utile a comprendere e quindi portasse i lettori a condurre una qualche analisi nel loro intimo.

A causa dei miei “attacchi” alla donna moderna ho registrato accuse, sia per i contenuti che per il fatto di dare l’impressione di salire in cattedra e questo mi è inizialmente dispiaciuto più del fatto di essere attaccata su una questione largamente condivisa.

Non pretendo di avere soluzioni per le questioni da me affrontate ma di saper raggiungere ed estrapolare il nocciolo della questione e di attenermi a questo senza divagazioni e retorica e di essere sincera ed onesta nella valutazione di una questione.

Non mi addentro mai nell’analisi di casi personali che ritengo essere tanto numerosi quanti sono i casi presi in considerazione. In altre parole, ogni caso è un’esperienza a sé stante. Talune donne, in risposta alle mie parole, si sono giustificate come se mi fossi riferita al loro personale essere donna e madre… e questa la dice lunga sul senso di colpa di queste persone. 

Nella mia analisi, le donne partono svantaggiate per il semplice fatto che per secoli ovvero più verosimilmente, per migliaia di anni hanno ricoperto un ruolo che la natura, madre natura, più che il maschio ha loro assegnato.

Alcune donne riescono a rifiutare anche questa indiscutibile verità, non hanno timore a classificarla una concezione preistorica.

Vista in un’ottica “moderna”, che io definirei solo odierna, la questione non è centrata sulla parità dei sessi, diritti e doveri ma sulla divisione dei compiti all’interno delle coppie.

Volendo essere provocatori si potrebbe dire che due individui prima di mettersi insieme, dovrebbero mettersi daccordo su come dividere i compiti che li aspettano, dato che le promesse matrimoniali contenute nel rito civile e ancor più in quello religioso vengono disattese con una leggerezza impressionante. Tutti i sociologi (potevàmo arrivarci tutti con il solo buon senso) sono concordi sul fatto che non c’è lavoro per tutti e le cose andranno sempre peggio,  vuoi per la sempre maggiore automazione nei cicli produttivi ma anche per la crescente informatizzazione dei processi creativi: è ormai una realtà la cosidetta “stampante 3D” ovvero la creazione di un oggetto da parte di una macchina… il prossimo passo sarà il replicatore di oggetti memorizzati in un computer utilizzando della pura energia (vedi serie televisiva Star Trek).

Noi, invece, stiamo ancora discutendo di quote rosa e di asili nido per permettere alle donne di lavorare ed alle future mamme di non perdere la propria individuale indipendenza.

Benchè nella pratica si siano anche rovesciati i compiti tra maschio e femmina, almeno la funzione di creare la vita sarà sempre prerogativa della donna e questo farà sempre la differenza e condizionerà l’artificiosa volontà di voler condividere (ovvero delegare al maschio) i compiti familiari per favorire a proprio vantaggio la partecipazione al benessere famigliare.

Arriviamo cosí a prendere in esame la “famiglia” ovvero l’unità base, il mattone con cui è costruita la società umana fin dai tempi preistorici.

Le problematiche connesse alla conduzione di una famiglia non sono un argomento relativo a questa o quella società ma di un interesse globale e non strettamente legato al periodo storico che viviamo. Le quote rosa, lavoro part-time, le agevolazioni per le mamme e quant’altro non sono che imposizioni per accaparrarsi una fetta di quella disponibilità di lavoro che va sempre più assottigliandosi. Non è più una questione di maschilismo o di voluta costrizione della donna al di fuori del campo lavorativo produttivo, altro luogo comune che è andato scemando velocemente dal dopoguerra ad oggi.

Si può anche minimizzare ma è accertato, oltre ogni dubbio, il danno che ne deriva alla famiglia e alla prole con ripercussioni gravissime sulle attuali generazioni e che andranno sempre peggiorando in futuro. L’unica scappatoia trovata è quella di non procreare, con “l’entusiasmante” risultato che si ha di un incremento demografico solo tra i poveri e gli immigrati.

Basta guardarsi intorno per rendersi conto che la donna ha rigettato completamente non solo la propria natura ma tante delle sue prerogative e compiti da sempre a lei assegnati naturalmente. Un esempio per tutti è quello della cucina. La cucina era “il regno della donna” nel senso più elogiativo… ora si usa l’espressione denigratoria “relegata dietro i fornelli”. Le più buone e fantasiose ricette sono quelle della nonna e della mamma, oggi gli Chef, gli aiuto-cuochi, ed anche i lava-piatti sono per la stragrande maggioranza degli uomini. Sono pochissime le donne che si sono dedicate a questa professione, anzi direi che sono stati gli uomini ad averla elevata a professione a livelli inusitati, una sorte di arte. Guardavo quel programma televisivo giornaliero sulla cucina dove la conduttrice evidenzia con eccellenza la sua assoluta impreparazione per questa funzione che una volta tutte le donne dovevano saper assolvere. Oggi sono numerosissime le donne che dimostrano una scarsa dimestichezza in cucina come se fosse un compito esecrabile.

Molti uomini, per abbracciare questa professione, hanno dovuto affrontare inizialmente anche i sorrisi sarcastici di parenti ed amici che li deridevano per la loro scelta. Oggi nelle scuole alberghiere sono più numerosi gli uomini che le donne. Tutte le funzioni primarie ed irrinunciabili, che erano prettamente al femminile e che si espletano prima di tutto in ogni famiglia: cucinare, rassettare ed accudire alla prole sono state classificate denigratorie della personalità femminile.

La questione raggiunge l’assurdo culmine con il fatto che donne dell’est europeo e filippine ne hanno fatto, anche in questo caso, una professione molto ben retribuita, eccellente ed indispensabile per quelle famiglie che per il loro lavoro non hanno tempo da dedicare alla casa ed alla famiglia ergo .. ai figli.

Quando faccio queste asserzioni, la mia autocritica mi fa automaticamente analizzare il pensiero che si affaccia spontaneo -ma forse è una esagerazione- immediatamente mi vengono alla mente mille esempi e situazioni di cui sono stata testimone oltre alle notizie sui quotidiani e la risposta è solo una: -purtroppo non esagero affatto-

I danni che si fanno ai bambini ed ai futuri adolescenti sono innegabili anche se taluni di loro testimonierebbero di non aver subito traumi da questa o quella mancanza dei genitori. Sappiamo o possiamo arguire che non sono le assicurazioni di chi ha subito tale “mancanza” che ci convinceranno che la superficialità, l’egoismo e l’irresponsabilità dei genitori non hanno prodotto danni. Un figlio viziato non testimonierà certo di aver ricevuto un danno dalla leggerezza e permissività con cui è stato allevato.

Ne ho sentite veramente di tutti i colori: se le donne lavorassero tutte, aumenterebbe il PIL, le donne sono più responsabili e lavoratrici degli uomini, la qualità del lavoro femminile è superiore di quello maschile. Nessuno ha mai visto una donna abbandonare il proprio posto di lavoro per fare la spesa? Uomini e donne sanno svolgere un buon lavoro se si impegnano e non saranno certo gli slogans femministi a convincere dell’utilità di impiegare donne piuttosto degli uomini. Tutti i datori di lavoro, hanno delle perdite nell’utilizzare donne che prima o poi vorranno avere un bambino e pretenderanno che lo Stato ovvero tutti gli altri cittadini ed il datore di lavoro in testa debbono pagare per questo, almeno non finché il progresso sarà basato sul denaro e sulla produttività.

Ci sono delle priorità e le richieste delle donne lavoratrici, potranno essere esaudite quando lo Stato prima di ogni cosa, avrà abbastanza denaro per finanziare la ricerca, ridurre i propri debiti, proteggere il patrimonio artistico, elevare la scuola pubblica ai modelli Europei e riparare i danni al territorio.

La società italiana è già da tempo incamminata verso una cultura multirazziale, e nulla da obiettare in questo anche se è un passaggio non voluto ed inarrestabile ma diviene auspicabile la conservazione della originale ed unica cultura italiana. 

Con il crollo delle nascite e la distruzione, anche nel concetto stesso, della famiglia sono i figli degli immigrati che costituiranno, in pochi decenni, la maggioranza della popolazione giovanile e sarà difficile preservare la nostra cultura in una società così costituita. 

I musulmani, che sono la quasi totalità degli immigranti, non rinunceranno mai alla loro cultura e tenderanno ad inserirsi a pié pari ed arriveremo non solo a rimuovere i crocifissi dalle scuole, ad eliminare le manifestazioni popolari per non urtare la suscettibilità degli immigrati ed avere cartelli stradali in italiano ed arabo. Sarà una minoranza a voler preservare la dolce lingua italiana e la grande cultura italiana rimarrà solo scritta nei libri.

Sono stata redarguita, da musulmani in casa mia in Indonesia, di cucinare il maiale… 

Arriverà  il giorno che in Italia, il prosciutto non potrà più essere prodotto per facilitare la convivenza! 

Non sarà sufficiente rassicurarsi in cuor proprio che questo non avverrà mai; questi sono passaggi graduali ma inarrestabili e quando ce se ne renderà conto potrebbe essere troppo tardi per porvi rimedio. 

La distruzione della famiglia porta anche a tutto questo e la donna italiana vi avrà contribuito con la sua decisione di non procreare per l’egoistico desiderio di indipendenza. Basta ricordare come la grande cultura Greca sia scemata nei secoli in conseguenza dell’invasione dei Turchi. Negli USA multirazziale, non avendo una cultura propria, sono le varie etnie che vanno pian piano consolidando le proprie radici. Superata ormai la fase di “immigrati”, gli Italiani nel mondo  cercano un legame tra di loro e con l’Italia per re-impossessarsi della Cultura Italiana che sentono di aver perduto.

Ho cercato senza successo delle immagini che potessero rappresentare la donna del futuro. L’unica che voglio considerare come un augurio per la nostra società, ha una didascalia che recita: “Per la donna incinta, il bambino che deve nascere rappresenta il mondo intero”.


#ladonnadelfuturo

0 visualizzazioni