• Libra Adri

La cultura Italiana.


L’aereo che da Singapore mi porta in Italia molto spesso è pieno di italiani emigrati in Australia che dopo lunghi anni tornano in patria per una visita, per incontrare i parenti, per mostrare ai figli il paese natale.

Il viaggio è lungo e per ingannare il tempo è facile intavolare una conversazione con loro, anzi sono felici di raccontare quanto sono stati bravi e lo sono stati davvero.

Sono arrivati in Australia senza conoscere la lingua e le abitudini della gente, sono stati guardati dall’alto in basso dagli australiani di origine anglosassone, discriminati ed anche derisi per la loro “ignoranza” ma dopo pochi anni di lavoro da garzoni di fornaio, da apprendisti idraulici, muratori o elettricisti, sono diventati imprenditori e oggi sono loro che assumono giovani australiani. Ne vanno orgogliosi ed hanno ragione.

Tornano in Italia per nostalgia ma anche per mostrare a tutti il loro successo, sognano di essere accolti con grandi slanci di affetto e considerazione, spero per loro che sarà così, se lo meritano, ma non sanno che la società che hanno lasciato è molto cambiata da quella che ricordano, sono molto più italiani loro che gli italiani in patria.

Mi auguro che non rimangano troppo delusi, che sappiano capire ed accettare che in pochi decenni la società italiana è cambiata in maniera profonda e non sempre in meglio.

La prima cosa che notai in uno degli ultimi rientri in Italia fu il cambiamento delle abitudini alimentari degli italiani, ma come si è arrivati a questo…..

Per capire come mutano le abitudini, basta osservare cosa compra la gente quando va a fare la spesa ed i supermercati sono i posti ideali.

Non c’è voluto molto per comprendere che le abitudini alimentari degli italiani sono cambiate perché la quasi totalità delle donne ha deciso che cucinare è tempo perso, pensano che non ci sia più bisogno di spignattare in cucina quando i supermercati vendono tanti cibi pronti: insalata già lavata, tagliata ed imbustata, verdure già pulite e congelate a cubetti, cibi in scatola che basta aprire, aggiungere un po’ di condimento e la pietanza è pronta; precotti che richiedono solo di essere riscaldati al micro-onde e messi in tavola; crocchette, bastoncini, medaglioni (tutte forme invitanti) da friggere, fragranti e saporiti, basta non chiedersi cosa contengono….. l’elenco è lungo ed interessante.

I bambini italiani prediligono il cibo reclamizzato dalle multi-nazionali ad arte come una leccornia, per influenzarne le scelte ed arrivare ai genitori che li compreranno.

Le mamme per comodità e pigrizia, comprano merendine industriale, biscotti, barrette di cioccolata, patatine fritte, sempre pronte a qualsiasi ora del giorno, una bibita gassata al posto di un succo di frutta ed i figli sono sempre più grassi a causa del cibo scadente e del poco movimento poiché sono sempre parcheggiati davanti alla TV o al computer.

Non dobbiamo incolpare il benessere economico di cui beneficiano le famiglie italiane e non sarebbe giusto addossare ogni responsabilità alle fabbriche produttrici di cibi precotti o di alimenti preconfezionati, creati per attirare l’attenzione sul loro involucro, non per il loro contenuto, nessuno obbliga la gente a comprare questi prodotti.


Personalmente non sono contraria ad utilizzare questi cibi, qualche volta, quello che mi dispiace è constatare che di questo passo la cucina più buona del mondo, la più salutare, la più varia, va lentamente scomparendo.

La domenica non si va più dai parenti a mangiare le fettuccine fatte in casa, il pollo cotto in forno con le patate croccanti, la cicoria ripassata in padella, la torta di ricotta, oggi, con il pretesto di prendere una boccata di aria di mare, si va al ristorante e si mangiano spaghetti con le vongole dal dubbio sapore, un pesce fritto in un olio talmente esausto che è diventato tossico per il nostro fegato.

La tanto decantata cucina tradizionale mediterranea improvvisamente è diventata troppo pesante e difficile da digerire e questo patrimonio gastronomico e culturale viene lasciato alla buona volontà delle nostre mamme e nonne.

L’aspetto buffo di questo nuova tendenza degli italiani è che più mangiano male, scimmiottando gli americani che mangiano peggio, più nascono e prosperano programmi televisivi dedicati alla “buona cucina italiana”, alla “cucina tradizionale regionale”, al “mangiare bene”; ogni trasmissione ha il suo angolo della cucina dove cuochi professionisti illustrano piatti sicuramente ottimi, quasi un’opera d’arte per la loro preparazione ma dal costo quasi proibitivo.


Non sono una nostalgica del “bel tempo passato” ma quando si parla di cucina ricordo con rimpianto i piatti tradizionali che si mangiavano a casa mia, la domenica o durante i giorni di festa.

Per almeno due giorni in casa aleggiavano profumi di ragù, fragranti arrosti, crostate di crema, frittelle salate di tutti i tipi, era una gioia ed una sofferenza, fino al momento di accomodarsi a tavola e iniziare a mangiare in religioso silenzio.

Questo era un ieri purtroppo lontano, oggi sono stata invitata a cena da alcuni amici; la tavola era apparecchiata con sobria eleganza il vino rosso “respirava” nella sua bottiglia, suonano alla porta, mi chiedo: ‘chi sarà, gli invitati sono tutti qui’, era un fattorino che consegnava pizze a domicilio.

Si va dagli amici per stare in compagnia, -giusto- mi dico ma allora non mi invitare a cena ma per un tè e due pasticcini, almeno io che vengo da lontano, so quello che mi aspetta e non sogno chissà quali leccornie casalinghe.

Non riesco più a concepire di tornare a vivere nell’opulento mondo occidentale, non perché non ami la mia terra o rinneghi le mie tradizioni ma non approvo questa nuova società, in particolare in Italia, in cui è in atto una revisione della scala dei valori, un’assurdità semantica, in quanto la gerarchia dei valori è unica e a variare sono i nostri comportamenti …. i valori sono un fatto, non sono un argomento in discussione e le tradizioni sono parte della nostra cultura e vanno conservate, rispettate e tramandate.


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