• Libra Adri

La calunnia, espressione dell’invidioso.

 Tutti sono più o meno  invidiosi, chi senza malizia, altri inconsapevolmente, chi per vendetta e calcolo, ma una punta di invidia è parte inscindibile della natura umana, tutti gli esseri umani portano nell’anima questo peccato.

Colui che afferma: “io non sono invidioso” mente anche a se stesso, per giustificarsi.

Se, un poco di sana invidia non danneggia nessuno e potrebbe anche essere stimolo a migliorarsi per eguagliare la persona di cui si invidiano le capacità ed i successi, i danni collaterali sono deleteri e prima di tutto l’invidia va a braccetto con la calunnia.

La calunnia è troppo comune trovarla nella nostra societá; è indubbiamente orientata alla sopraffazione di colui che si vede come un nemico, alla sua distruzione ed è l’origine delle peggiori azioni per annichilire “il nemico”.

Le donne invidiose sono numerose e sono sempre delle calunniatrici, la maggior parte amano spettegolare per divertimento, criticare per gelosia ma sempre per ridere, ma non sono giustificate per questo, con malizia, si intromettono nella vita privata dei conoscenti e delle amiche e arrecano comunque dei danni e se qualcuno glielo fa notare, si giustificano:  “che ho detto di male? lo sanno tutti che.. la da a tutti…” 


Gli uomini invidiosi sono meno numerosi, ma non incapaci di esserlo e quando si applicano sono cattivi e senza rimorsi, non si fermano davanti a nulla ed il motivo per cui agiscono è sempre perfido.

Sono convinta che l’invidia sia il più disgraziato fra i sette peccati capitali: le sette malefiche sorelle: ira, avarizia, gola, accidia, lussuria, superbia ed invidia…che affliggono l’umanità, sono all’origine di tutti i più gravi peccati.

L’aria di Basilio ne descrive la diffusione ma è ben altro che “un’auretta gentile” e termina infatti ” sotto il pubblico flagello per gran sorte ha crepar“

(dall’aria di Basilio, dal ‘Il barbiere di Siviglia’)

La calunnia è un venticello,

un’auretta assai gentile

che insensibile, sottile,

leggermente, dolcemente

incomincia a sussurrar.

Piano piano, terra terra,

sottovoce, sibilando,

va scorrendo, va ronzando;

nelle orecchie della gente

s’introduce destramente

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

L’invidia è difficile da riconoscere, perchè la si maschera sempre dietro parole apparentemente innocue,  anche l’invidioso è difficile da smascherare, perchè la lunga pratica, gli ha insegnato a ben simulare, a nascondere, a fingere con una astuzia incredibile.

L’invidioso cerca sempre di celarsi nei panni dell’amico/a  più caro, prodigo di frasi affettuose e consolatorie, sempre disposto a ricevere le confidenze della vittima del momento, per carpirne la fiducia e distorcere poi le sue parole. Dietro una apparente bonomia, invece cela un odio profondo verso chi possiede le qualità che lui/lei non possono sperare di possedere o eguagliare.

Lontano dagli occhi e soprattutto dalle orecchie del malcapitato, l’invidioso si trasforma nel più acceso calunniatore dell’ignaro preso di mira per distruggerne la reputazione e nulla è troppo volgare per distruggere la considerazione di chi lo conosce ed apprezza.

Il poveretto potrà anche aver notato gli sguardi sospettosi dei colleghi, egli si domanderà il perchè di questo ostracismo…  ma non troverà risposte… i vicini di casa lo ignorano, a stento gli rivolgono la parola, gli inviti si diradano, gli amici non gli telefonano,

Bastano poche frasi diffuse con arte, per infangare una buona reputazione e rovinare una vita. Quando finalmente qualcuno, forse impietosito o forse solo curioso, si decide a svelare   la trama dei pettegolezzi, delle insinuazioni, delle accuse assurde, fa fatica a crederci, ma gli sguardi sprezzanti dei conoscenti sono reali. 

L’invidioso ritiene giustificata qualsiasi insinuazione, non desiste mai, non conosce la pietà,  che a muoverlo sia la gelosia, il sadismo, o la cattiveria,  ciò che conta è la distruzione della reputazione di un essere umano, ma per fare questo, ha bisogno di complici, ignari, stupidi, creduloni che assecondino le sue bugie, senza il loro appoggio gli sarebbe impossibile proseguire la sua opera diffamatoria, quando avrá raggiunto il suo scopo, senza esitazioni o rimorsi, passerá alla vittima successiva.

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazzo va crescendo

prende forza a poco a poco,

vola già di loco in loco;

sembra il tuono, la tempesta

che nel sen della foresta

va fischiando, brontolando

e ti fa d’orror gelar.

Alla fin trabocca e scoppia,

si propaga, si raddoppia

e produce un’esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale,

che fa l’aria rimbombar.

E il meschino calunniato,

avvilito, calpestato,

sotto il pubblico flagello

per gran sorte ha crepar

Il malcapitato potrà fregarsene, riannodare i fili spezzati della sua vita e ricominciare a vivere, ma non sarà mai più la stessa cosa, ci sarà sempre il ricordo dell’ingiustizia ricevuta, con la perseveranza della cattiveria.

La  legge protegge la persona diffamata, ma anche se sarà stata fatta giustzia, non esiste risarcimento adeguato per chi ha visto infangare il suo nome e la sua dignità.  Un individuo vive della stima delle persone che ama, della reputazione che si è guadagnato vivendo onestamente, del ricordo che lascerà di sè.

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