• Libra Adri

L’implosione dei ruoli e ritorno alle origini.


Dove siamo arrivate noi donne è ormai visibile a tutti ma noi stesse siamo confuse circa la nostra identità e posizione nella società per aver rinunciato a talune funzioni e prerogative esclusivamente femminili.

Le donne, veramente dotate e capaci, hanno raggiunto, non facilmente ma inevitabilmente, livelli prestigiosi ed invidiabili ma troppo spesso hanno dovuto rinunciare a funzioni al femminile quale procreare e ad avere e gestire una famiglia.

Abbiamo assistito nei passati decenni all’avanzare delle donne nella scala sociale. Nel bene o nel male la donna odierna, complessivamente non è più, o meglio, non ambisce più al suo ruolo di “padrona di casa”, ovvero della persona che nella famiglia organizza e gestisce la casa e la famiglia.

Diciamocelo chiaro una volta per tutte, l’uomo non  ha mai ambito né è mai stato capace di gestire la casa, la famiglia e le sue funzioni oltre a chiarire con la signora consorte le linee di carattere generale ma non per questo li possiamo classificare maschilisti, retrogradi, trogloditi e “uomini di una volta”. Sono uomini ed in quanto tali hanno una visione ed una sensibilità diversa. 

Con la bellezza, l’avvenenza ed il sesso molte donne hanno scalato il potere, il benessere e l’indipendenza dal maschio a scapito della reale preparazione, disposizione e capacità a ricoprire certi ruoli.

Con le rivendicazioni di parità, le donne hanno cercato di ottenere, o almeno ricercato i privilegi attribuiti ai signori uomini ma quello  che loro rimane è solo insoddisfazione.

Dove tutto ciò ci ha portato, come dicevo, è ormai chiaro a chi vuol vedere. C’è molto scontento sia tra i maschi che tra le donne che hanno creato questo scompenso, principalmente o inizialmente nei ruoli.

Questo scompenso ha destabilizzato i rapporti all’interno stesso della coppia tanto da creare motivo di separazione dopo anche brevissime convivenze; scontento sul posto di lavoro per le condizioni instabili delle mamme con prole che incapaci di gestire appropriatamente i loro compiti, penalizzano il datore di lavoro ed i colleghi con continue assenze, permessi e concessioni e hanno coinvolto gli stessi partner non solo nel loro tempo libero ma a richiedere permessi, ferie e altro ancora.

La motivazione del coinvolgimento dei maschi è stata addirittura mascherata dietro il pretestuoso “diritto del padre” di crescere il proprio figlio.

Ma continuiamo a dircelo chiaro, il maschio ne ha fatto a meno e continuerebbe tranquillamente a fare a meno di questo “privilegio”, ma costretto, ha fatto buon viso a cattivo gioco ed appoggia la sua compagna, finchè questa stanca non arriverà a chiedere il divorzio ed il marito colpevole o incolpevole pagherà le spese di tutto.

Non mi pronuncio su ciò, perché non mi tocca nel personale, non ho interesse a scagliare pietre o ad insegnare alcunchè ma sono/siamo circondati da casi del genere, hanno sfaccettature diverse a seconda della persona, della sensibilità degli attori, alla responsabilità ed anche alla vergogna o alla mancanza di essa.

Almeno in Italia questo scenario non è e non rappresenta la maggioranza ma è rappresentato dal 100% di quelle che alzano la loro voce contro l’uomo, contro la società che non produce servizi che permetterebbe loro di sviluppare un rapporto che meglio rappresenterebbe il loro modo, da femministe, di vedere l’organizzazione famigliare e del lavoro.

Ne scaturiscono posizioni come “quando la donna ha la malaugurata idea di sposarsi o peggio ancora di procreare …”

Dicevo che le femministe sono il 100% di quelle che si esprimono in questo modo ma rappresentano la minoranza delle donne e tentano di gestire ed influenzare il pensiero dell’emancipazione femminile; scontente del ruolo che la maggioranza ha nella nostra società e che definiscono dispregiativamente “donne relegate dietro i fornelli a fare le serve del proprio marito”. 

Questa visione non ha sbocco perché queste femministe vorrebbero un bamboccio al posto di un partner ma poi se ne stancano in quanto insoddisfatte. 

La vita mi ha portato a dialogare con donne di diverse nazionalità e cultura e tutte, dopo aver soddisfatto il desiderio di indipendenza economica, di aver realizzato il loro sogno di riuscita professionale, hanno capito che questi non sono valori che realmente contano nella vita. I veri valori risiedono nel creare qualcosa che duri nel tempo, non per soddisfazione personale ma per amore, solo per amore di quei figli che ti complicano la vita ma sono la speranza del nostro futuro. 

Quello che si va conformando in alcune culture, è uno sviluppo nuovo della condizione della donna, specialmente nei paesi dove lo sviluppo della quasi assoluta indipendenza della donna è stato raggiunto da decenni e senza gli schiamazzi che si registrano in Italia dove le donne hanno molti più privilegi del resto del mondo. Il desiderio di lavorare nasce da una necessità finanziaria. Solo il lavoro creativo, soddisfa la necessità dell’appagamento personale ergo

chi non ha bisogno di lavorare per vivere, non risolve i suoi problemi di insoddisfazione personale, lavorando.

In Australia, paese che conosco e mi è molto vicino, la donna si sposa o è single, cambia partners, ha figli o non ne ha a sua esclusiva scelta.

Non è raro che una donna sposata anche con figli, dopo cena lasci il marito a lavare i piatti per andare da sola con gli amici e tornare all’alba… il marito si guarda bene dal lamentarsi o chiedere a che ora tornerà a casa per evitarsi una rispostaccia… non è più prerogativa esclusiva del maschio uscire la sera per andare al bar con gli amici.

Questa è la realtà odierna ma quello che sta accadendo è, secondo le mie conclusioni, una involuzione ovvero la natura si sta pian piano riappropriandosi dei suoi spazi.



Molte di queste donne, specialmente singles, che hanno farfalleggiato fino ai 40anni, oggi fanno la corte agli uomini per crearsi una famiglia. Ne ho conosciute molte ed alcune meglio di altre, hanno deliberatamente “catturato” il seme maschile in un rapporto con un maschio di loro gradimento e portato avanti la gravidanza per avere in primis un figlio e nella speranza che il padre del loro bambino si affezioni all’idea di crearsi una famiglia e spesso riuscendo in questo progetto senza velleità alcuna e con molta umiltà.

Vedo questa come una nuova ottica perseguita dalla donna “emancipata”,  che dopo avere fatto carriera, aver esplorato senza limiti e costrizioni, si rende conto  di essere sola e di non aver costruito nulla e sceglie “la famiglia” per concludere nell’età della consapevolezza il ciclo vitale, scegliendo quello che le femministe hanno fino ad oggi demonizzato a gran voce, per convincere forse loro stesse di fare delle scelte giuste. 

La maggioranza delle donne che creano un sano rapporto con un partner e crescono dei figli per loro scelta consapevole sono una maggioranza silente, vuoi per non sentirsi criticate dalle aggressive femministe vuoi perché la scelta fatta le soddisfa pienamente e sono disposte a sacrifici, non importa quanto gravosi siano, pur di mantenere quella che hanno desiderato e conquistato e sanno essere la giusta scelta: la famiglia.


#ruolitrapartners #rapportitrapartners #famigliacomescelta #emancipazione #maschi

0 visualizzazioni