• Libra Adri

L’età dell’oro.


La storia ricorrente dell’Indonesia è la presenza di potenze straniere che, con la forza, si sono introdotte in queste meravigliose isole al solo scopo di depredare e sfruttare le sue risorse naturali.

Fin dal VII secolo le popolazioni dell’arcipelago Indonesiano commerciavano con la Cina e l’India, da loro assorbirono cultura, religioni e modelli politici. In seguito gli arabi, oltre ai commerci di spezie e di schiavi, imposero l’Islam alla pacifica gente di Giava.

Si susseguirono i portoghesi, gli olandesi, gli inglesi, sempre intenti a sfruttare, razziare, schiavizzare la popolazione, per trarne il maggiore profitto possibile, senza concedere nulla per rendere più vivibile l’esistenza dei lavoratori locali.

Quando alla fine della seconda guerra mondiale gli olandesi ed inglesi pretendevano di rientrare nel paese e ricominciare lo sfruttamento da dove lo avevano lasciato, la popolazione si ribellò, pronta a combattere per la sua libertà.

Le vicende politiche dell’Indonesia sono sempre state turbolente, d’altronde gli indonesiani sono un crogiolo di razze e culture tenute insieme dalla volontà del governo centrale e le minoranze sono da sempre ostacolate nel voler salvaguardare la loro autonomia culturale e religiosa.


Dopo le due ultime dittature militari, solo parzialmente camuffate da democrazie presidenziali, si è instaurata una democrazia viziata però da una corruzione che arriva ai più alti livelli.

Le isole dell’Indonesia, più di 17.500, fanno parte di quella che viene comunemente chiamata “la cintura di fuoco” a causa dei suoi numerosi vulcani attivi e con eruzioni particolarmente violente. Le polveri che fuoriuscirono dal Krakatoa, si stratificarono ad alta quota, influenzando il clima del pianeta per un intero anno; quando letteralmente esplose il vulcano sull’isola di Sumbawa, la deflagrazione si senti sino a Giava e la gente si allarmò pensando che i cannoni di Giacarta stessero sparando.

Queste terre sono abitate da milioni di anni, i resti dell’Homo erectus, ritrovati nell’isola di Giava, permisero di calcolare una nuova e più antica data della presenza di ominidi e scrivere nuove mappe dei loro spostamenti dall’Asia verso l’Africa.

L’attività vulcanica rende il terreno ricco di minerali per le coltivazioni e dissemina il territorio di elementi i più vari, le ultime scoperte sono state giacimenti di manganese ed oro.


A sud-ovest di Sumbawa esiste ed è sfruttata da molti anni, una miniera d’oro a “cielo aperto” e recentemente sono stati individuati giacimenti di manganese. Sempre alla ricerca di nuovi giacimenti, i geologi della compagnia hanno deciso di controllare la vicina isola di Lombok.

I loro tecnici, solo sorvolando l’isola, con strumentazioni sofisticatissime, hanno tracciato una mappa di potenziali giacimenti. In seguito hanno inviato gruppi di tecnici ed ingaggiata gente locale per effettuare dei rilievi nel terreno. Questi geologi hanno scorrazzato in lungo e largo per mesi su queste colline per poi abbandonare il campo con un nulla di fatto o più esattamente la sentenza è stata -l’oro c’è ma non è in quantità sufficiente a coprire le spese degli scavi per estrarlo-.

Una di queste aree è sulle colline a pochi kilometri da dove viviamo da anni.



Nei mesi impiegati a girovagare fra le colline, gli operai-contadini locali hanno sottratto mappe ed informazioni a questi chiacchieroni americani e con la partenza degli esperti, hanno fatto ritorno ai loro villaggi divulgando la notizia della loro esperienza che si è diffusa velocemente per tutta l’isola, per poi transitare in tutta l’indonesia.

Il concetto trasmesso era semplice -l’oro non sarà sufficiente a giustificare la costosa organizzazione della multinazionale ma noi minatori improvvisati ma decisi, possiamo arricchirci con i loro scarti-.

In pochi mesi le colline che vedo dalla mia isola e molti altri territori più distanti, si sono popolati di migliaia di persone, onesti contadini ma anche sfruttatori ed accaparratori venuti da ogni parte dell’Indonesia. Si sono appropriati di vaste aree demaniali che hanno colonizzato con la forza.


Villaggi sorti in poche settimane con guardie armate di asce e roncole hanno impedito anche ai turisti l’accesso alle spiagge del sud. Hanno bucato, scavato con la sola forza delle braccia ed un ferro appuntito come attrezzo da scavo. Hanno prodotto tonnellate di materiale che in sacchi viene trasportato a valle.

Una serie di “servizi” ed attività collaterali si sono sviluppate, tutte nell’intento di sfruttare l’attività dei minatori che si sobbarcano un lavoro duro e pericolosissimo, alcuni coinvolgendo l’intera famiglia, per lo scavo, il trasporto, la frantumazione delle pietre. Ovunque sono sorti punti in cui il materiale scavato e frantumato, viene introdotto in dei frullatori ovvero dei grossi barili in cui la materia prima, più acqua e mercurio, vengono sbriciolati.


Il fango prodotto viene setacciato per separare la terra dal prezioso metallo. Il procedimento è così approssimativo che nel migliore dei casi solo il 60% dell’oro viene ricavato. Altri hanno iniziato ad acquistare questi fanghi considerati come prodotto di scarto e con procedimenti appena diversi ed aggiunta di potassio estraggono un ulteriore +/-5% di oro. Ovunque si vedevano questi “frullatori” che giravano instancabili per estrarre il minerale prezioso.

Molte centinaia di persone, non si conosce il numero preciso, sono già morte negli scavi e nessuno pensa di divulgare notizie a riguardo per paura che le autorità facciano passi seri a proibire questa attività, comunque illegale.

Un giorno arrivarono elicotteri e camions di militari, con gli altoparlanti ordinavano ai minatori di abbandonare gli scavi e scendere a valle.


Gruppi di uomini, donne a bambini furono posti a sbarrare il cammino dei militari e questi furono obbligati a retrocedere e desistere.

Ai piedi delle colline un proprietario terriero ha avuto l’idea di trasformare il suo campo in un parcheggio per i motorini dei minatori, idea che gli ha fruttato lauti guadagni.

Dopo qualche mese ci si rese conto che centinaia di quei motorini non erano stati più reclamati, poiché nessun indonesiano abbandonerebbe il suo motorino, compresero che i proprietari erano morti in qualche miniera. Famiglie intere si aggiravano tra le colline chiedendo notizie dei mariti, padri e figli che non sono più tornati a casa.

Tutti gli scavi sono effettuati senza alcuna protezione o puntellamento delle gallerie e spesso i minatori che vi si avventurano rimangono sepolti.


I pochi o molti fortunati che hanno trovato modeste quantità di oro, non si sono arricchiti se non per un brevissimo tempo perché hanno dilapidato quei soldi “facili”.. -si far per dire-, con l’acquisto di motorini nuovi per se e per i figli.

Fece notizia la morte di due ragazzini di 10anni che si schiantarono contro un camion a velocità folle con il motorino nuovo, consegnato il giorno prima. Iniziarono lotte e ruberie tra i minatori per proteggere o sottrarre uno scavo che aveva fruttato un buon rendimento. I negozianti della zona, nel frattempo, avevano aumentato i prezzi del pesce, della verdura, dell’abbigliamento del 300-400%.

Commercianti dalla città venivano giornalmente per accaparrarsi, a prezzo basso ma contanti alla mano, l’oro trovato. Il risultato è stato che nella stragrande maggioranza dei casi non sono stati i minatori ad arricchirsi, bensì tutti coloro che gravitavano intorno a questa frenetica attività di scavo e prima lavorazione del materiale scavato. Molti furono quelli che ebbero così scarsi risultati da non riuscire a coprire le spese per lo scavo, il trasporto a valle, l’acquisto dell’attrezzatura, il mercurio che, insieme con l’acqua finiva per essere riversato nel terreno ed il cibo per tutta la famiglia utilizzata in questa attività. Molti hanno venduto le loro proprietà, terra e casa, per alimentare questa febbre ed i sogni di grandi guadagni.

Pochi “scavatori” ostinati sono rimasti sulle colline, ma la grande febbre è finita ed ha prodotto solo ulteriore miseria e grandi danni alla struttura stessa della società contadina di questo vasto territorio a sud-ovest di Lombok, oltre ai gravi danni da inquinamento da mercurio e potassio che si evidenzieranno da qui a qualche anno.


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