• Libra Adri

L’altra metà del cielo.



In quasi tutte le culture dell’Asia, la donna ha un’importanza che viene dopo quella ricoperta dagli “scoiattoli” e non si tratta quasi mai di discriminazione. 

In tutti i paesi dell’Indocina la nascita di una figlia femmina è una disgrazia e in caso di necessità si arriva senza rimpianto a venderla prima di arrivare a privarsi degli animali da cortile. 

La Thailandia è un esempio che ci è arrivato prima di quello di altri paesi ed ha raggiunto livelli di piaga sociale: la prostituzione minorile, il turismo sessuale e l’espianto di organi di bambini fino ai più fortunati con l’adozione illegale di minori.

Senza citare cifre, sappiamo che la popolazione di queste regioni è elevata e forse tacitiamo la nostra coscienza con scuse di necessaria selezione naturale. 


Quello di cui voglio parlare non è la situazione di queste donne che reputo semplicemente al di fuori delle mie forze per un qualsivoglia desiderio di aiuto. 


Non ho bisogno di raccontare la storia dell’evoluzione della donna negli ultimi cento anni e quindi a piè pari salterò ai giorni che stiamo vivendo ma tenendo a mente la situazione della donna dal dopoguerra ed oltre. 

La considerazione che non deve abbandonare la nostra mente per una valutazione realistica e razionale è la classificazione che la natura o, per quanti credono, Dio ha fatto con la creazione. 


Ognuno, a questo mondo, ha una funzione e quella della donna è di creare la vita, crescere la prole e già nella “preistoria” seguire il compagno che provvedeva al mantenimento di tutti. 

Le cose sono cambiate ma l’essenza di questa organizzazione non può essere evitata ma solo modificata con risultati più o meno eclatanti. 

Oggi si parla del diritto più che dei doveri della donna……. non si parla mai di amore per la famiglia, di abnegazione per le vite messe al mondo, di sacrificio per il bene comune. In una parola: responsabilità. 


Nessuno vuole e/o può togliere alla donna il diritto di scegliere che cosa fare della sua vita come singolo ma, unitasi ad un compagno per formare una famiglia, ella non può pensare di avere tutto. 

Con il progresso la donna ha scelto di lavorare per i motivi, i più disparati. 

– voler sempre più assomigliare all’uomo che, ancor oggi, è visto come l’essere privilegiato con tutti i vantaggi. 

– voler aiutare la famiglia che non riesce a sbarcare il lunario. 

– il desiderio dell’indipendenza economica. 

– sentirsi in grado di essere una donna in carriera, per titoli e capacità. 

Motivi tutti plausibili e di diritto. Ma come diceva qualcuno… i propri diritti finiscono quando si scontrano con i diritti altrui. 



Quante donne lavorano per aiutare la famiglia economicamente ma per farlo spendono più di quanto guadagnano tra vestiti extra, trasporti, babysitters e acquisti fatti sotto casa perché non si ha il tempo di andare al supermercato e tanto meno ai mercati rionali con i prezzi più accessibili? Solo nominalmente e solo talune si accollano il lavoro esterno e quello in casa con risultati che per i limiti umani e di tempo non possono essere soddisfacenti. 

Quante scelgono di lavorare solo perché odiano stare in casa e non sanno ne hanno voluto imparare a cucinare, stirare etc.? 

Quante donne pur in queste condizioni, pianificano di avere dei bambini ? 

I nostri diritti si infrangono contro i diritti dei bambini che in questo discorso hanno un posto particolare perché sono quelli incolpevoli, se non addirittura fatti nascere senza aver intenzione di sacrificarsi per loro. I bambini hanno il diritto oltre al bisogno di crescere circondati dall’amore di una famiglia. 

Le motivazioni per cui vengono messi al mondo dei figli non sono più accettabili: si fa un figlio perché lo fanno tutte… i nonni pretendono i loro nipotini… perché ormai è venuto e me lo tengo… tanto poi lo do ai nonni e continuo la mia vita… ho fatto la mia carriera, adesso provo anche questo… ho sentito il richiamo dell’orologio biologico. 

C’è da rabbrividire e so di non esagerare. Conosco personalmente una donna che il lunedì mattina portava la figlia dalla madre e la riprendeva il venerdì sera, a Roma i due quartieri adiacenti, quindici minuti di strada. Non era un’eccezione, perché la mia stessa vicina di casa lasciava al figlio di sei anni le chiavi di casa ed il piccolo ogni giorno, uscendo da scuola era in difficoltà ad aprire la porta; tutti i giorni per caso mi trovavo sul pianerottolo e lo aiutavo. 

Non ho certo bisogno di portare altri esempi. Le esperienze di vita di ognuno sono sufficienti ed anche i casi di cronaca sono pieni di res ipsa loquitur. 

Adolescenti che uccidono i genitori per impossessarsi dei loro averi. Adolescenti criminali e dediti a droghe senza che i genitori sapessero nulla; è mai possibile che un genitore non si accorga che il figlio si droga? 

Il genitore che copre di regali o cede ad ogni capriccio di un figlio, non è un genitore responsabile ma un genitore che si sente colpevole di non fare quanto necessario per la cura del proprio figlio. 

Una donna che lavora in casa è vista da talune come una donna che non fa niente… mentre questo è un lavoro importante per la famiglia, impegnativo e necessario se si vuole crescere dei figli con responsabilità e successo e richiede un’abnegazione e una preparazione complessa: psicologa e giudice. 

Non raramente ho dovuto imparare con i miei figli per poterli seguire ed aiutarli, vedi col computer che abbiamo conosciuto insieme fin dagli albori di questo mezzo tecnologico così importante. 

La donna contadina, oltre alla cura della casa e della prole, ancora oggi, aiuta nei campi, è la donna cittadina che ha delle pretese di onnipotenza. Ironicamente è più responsabile la donna che vuole lavorare ma consapevole dei propri limiti decide di non procreare con la conseguenza che il tasso di natalità cala sempre di più. 

Anche i datori di lavoro hanno i loro diritti. In un’azienda con pochi dipendenti, questi, si vede privato di una persona in maternità per lungo tempo e deve cercare un rimpiazzo da istruire; quel datore di lavoro avrà qualche giustificato motivo se non assumerà più una donna con queste premesse, sapendo che può decidere di avere un figlio e mettere in difficoltà la piccola azienda perché oltre ai permessi di legge, prolunga poi il periodo di assenza per l’allattamento, permessi, malattie, part time, fino a che il bimbo non avrà compiuto otto anni. 

Alcuni genitori pensano che il loro dovere si esaurisca una volta che il figlio è in età scolare e quindi la donna torna al lavoro pensando di essersi finalmente liberata dall’impegno ma è indubbio che l’adolescenza e la pre-adolescenza sono età che ancor più richiedono l’attenzione dei genitori. Io arrivo ad affermare che è un lavoro che dura tutta la vita, ad ogni età i suoi problemi. 

Io sono una donna che ha rinunciato ad una brillante carriera per crescere due figli e non posso dire che sia stato un passo facile ed indolore ma intendevo dedicare ai miei figli tutto il tempo di cui disponevo ed i risultati ci sono stati. Escludo categoricamente che avrei avuto gli stessi risultati se avessi lasciato i miei bambini ad altri o a se stessi. 

L’amministrazione e la conduzione della casa stessa avrà grandi vantaggi dall’impegno della padrona di casa dispregiativamente chiamata casalinga quasi quale sinonimo di domestica. 

Io ho semplicemente rifiutato di lasciare i miei figli ai nonni; non era loro compito crescerli; i loro compiti sono altri: coccolarli, viziarli un pochino, trasmettere loro il ricordo e l’importanza delle tradizioni, non di educarli. 

Quando sento dire che la scuola deve educare i nostri figli, io dissento vivamente, la scuola insegna mentre l’educazione è un dovere e diritto dei genitori, sono loro che debbono inculcare nel figlio, giorno per giorno, il senso del dovere, l’onestà ed il rispetto. 

Un altro aspetto della donna che lavora è dato dal modo in cui si propone nel mondo del lavoro. 

Da una questione di diritto si è passati ad una generalizzazione di tutti gli aspetti della vita al femminile. 

In televisione, assurdamente, si discute estesamente del diritto di una donna di vestirsi in modo che sia visibile più di quanto sia decente (una farfalla tatuata all’inguine). Vogliamo dire che si tratta di buon gusto più che di diritto? 

Se una donna esce in strada vestita succintamente tanto da eccitare un qualsiasi maschio che incontra, non è forse colpevole di istigazione ? 

Viene usata l’immagine femminile, ovviamente succinta o nuda, per propagandare qualsiasi prodotto. Sono pieni i programmi televisivi di vallette inutili che mostrano solo il loro corpo. 

Stiamo sempre parlando del diritto della donna di poter fare ciò che vuole senza essere giudicata. Come è possibile non generalizzare se la percentuale di donne che agisce in questo modo (discutibile ?) è così alto? 

Poiché “prostituta” è un termine denigratorio oggi si utilizza il termine escort che fa meno scalpore. 

I giovani non hanno proprio più valori? e perché? ma se i genitori non danno il buon esempio di che cosa ci meravigliamo? 

In definitiva è la donna che denigra se stessa proponendosi, non parliamo di casi isolati, come una …velina: nel vestire, nel parlare e nel proporsi. Era cattivo gusto sentire parolacce in bocca ad una signora ma oggi ci alloggia bene anche il c…zo.. 

E questo si chiama parità dei sessi e libertà di espressione? ma per piacere….e non venite a dirmi che sono all’antica, il buon gusto non è mai obsoleto. Qui si tratta di educazione, di dignità e di rispetto della donna in quanto un giorno vestirà anche i panni di madre. 

Restiamo esterrefatti alla notizia che un mussulmano in Italia, proibisca l’occidentalizzazione della propria figlia… ma se questo porta ad una libertà di questo genere, non è forse comprensibile (anche se non giustificabile) che un genitore si opponga ad una tale evoluzione? 

Non esiste la fortuna ma il momento in cui il talento incontra l’occasione ed ho conosciuto donne manager che svolgono il loro lavoro meglio di un qualsiasi collega uomo ma come mamme non hanno raggiunto gli stessi risultati. Sono funzioni incompatibili, come ho già detto, per i limiti umani e di tempo. 

L’organizzazione famigliare non può essere evitata ma solo modificata e quando ci sono i figli, non bisogna sottovalutare il loro diritto di essere amati ed educati.


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