• Libra Adri

L’altra metà del cielo…


L’altra metà del cielo. (rivisto ma non corretto)


Tutte le culture hanno plasmato una propria immagine della donna, definiti i ruoli, compiti, spazi di movimento e d’azione. In alcune culture sono temute, demonizzate, denigrate, usate e disprezzate in altre mitizzate e venerate, le donne sono indubbiamente dotate di una capacità unica di vivere la vita.

In quasi tutte le culture dell’Asia, la donna ha un’importanza che viene dopo quella ricoperta dagli “scoiattoli” e non si tratta quasi mai di discriminazione. 

In tutti i paesi dell’Indocina la nascita di una figlia femmina è una disgrazia e in caso di necessità si arriva senza rimpianto a venderla prima di arrivare a privarsi degli animali da cortile. 

La considerazione che non deve abbandonare la nostra mente,  è la classificazione che la natura o, per quanti credono, Dio ha fatto con la creazione. 

È innegabile che ognuno, a questo mondo, ha una funzione fosse anche solo biologica e quella della donna è di creare la vita, crescere la prole e già nella “preistoria” coadiuvare il compagno che provvedeva al mantenimento di tutti.


Le cose sono cambiate enormemente ma l’essenza di questa organizzazione non può essere evitata ma solo modificata con risultati più o meno eclatanti. 

Oggi si parla eccessivamente del diritto, più che dei doveri, della donna… non si parla mai di amore per la famiglia, di abnegazione per le vite messe al mondo, di sacrificio per il bene comune. In una parola: responsabilità. 

Non è mia intenzione impegolarmi in una dissertazione comprensibile solo ai discepoli del femminismo. Voglio solo utilizzare il buon senso, la ragionevolezza per delineare i limiti di uno sconvolgimento nei ruoli. 

Nessuno vuole e/o può togliere alla donna il diritto di scegliere che cosa fare della sua vita come singolo ma, unitasi ad un compagno per formare una famiglia, non potrà piú pensare egoisticamente di avere tutto. 

Con il progresso la donna ha scelto di lavorare per i motivi, i più disparati: 

– voler sempre più assomigliare all’uomo che, ancor oggi, è visto come l’essere privilegiato con tutti i vantaggi. 

– voler aiutare la famiglia che non riesce a sbarcare il lunario. 

– il desiderio dell’indipendenza economica. 

– sentirsi in grado di essere una donna in carriera, per titoli e capacità. 

Motivi tutti plausibili e di diritto. Ma come diceva qualcuno… i propri diritti finiscono quando si scontrano con i diritti altrui. 

I nostri diritti di persone, si infrangono contro i diritti dei bambini che in questo discorso hanno un posto particolare perché sono quelli incolpevoli, se non addirittura fatti nascere senza aver intenzione di sacrificarsi per loro. 


Solo nominalmente e solo talune oltre il lavoro esterno si accollano quello in casa e quando lo fanno, con risultati che per i limiti umani e di tempo non possono essere soddisfacenti. 

Quante donne scelgono di lavorare solo perché odiano stare in casa e non sanno né hanno voluto imparare a cucinare, stirare etc.? 

Quante donne pur in queste condizioni, pianificano di avere dei bambini ? 

Le motivazioni per cui vengono messi al mondo dei figli non sono più accettabili: 

• si fa un figlio perché lo fanno tutte… 

• i nonni pretendono i loro nipotini… 

• perché ormai è venuto e me lo tengo… 

• tanto poi lo do ai nonni e continuo la mia vita… 

• ho fatto la mia carriera, adesso provo anche questo… 

• ho sentito il richiamo dell’orologio biologico. 

C’è da rabbrividire e so di non esagerare.

I bambini hanno il diritto oltre al bisogno di crescere circondati dall’amore di una famiglia vera. 

Ho conosciuto personalmente una donna che il lunedì mattina portava la figlia dalla madre e la riprendeva il venerdì sera, …a Roma i due quartieri adiacenti, quindici minuti di strada. 

Non era un’eccezione, perché la mia stessa vicina di casa lasciava al figlio di sei anni le chiavi di casa ed il piccolo ogni giorno, uscendo da scuola era in difficoltà ad aprire la porta; tutti i giorni per caso mi trovavo sul pianerottolo e lo aiutavo. 

Non ho certo bisogno di portare altri esempi. Le esperienze di vita di ognuno sono sufficienti oltre ai casi di cronaca che sono pieni di res ipsa loquitur. 

Adolescenti che uccidono i genitori per impossessarsi dei loro averi. Adolescenti criminali e dediti a droghe senza che i genitori sapessero nulla; è mai possibile che un genitore non si accorga che il figlio si droga? 

Il genitore che copre di regali o cede ad ogni capriccio di un figlio, non è un genitore responsabile ma un genitore che si sente colpevole di non fare quanto necessario per la cura del proprio figlio. 

L’amministrazione e la conduzione della casa stessa avrà grandi vantaggi dall’impegno della padrona di casa dispregiativamente chiamata casalinga quasi quale sinonimo di domestica ed è vista da talune come una donna che non fa niente… mentre questo è un lavoro importante per la famiglia, impegnativo e necessario se si vuole crescere dei figli con responsabilità e successo e richiede un’abnegazione e una preparazione complessa: psicologa e giudice. 

Non raramente, io stessa ho dovuto imparare con i miei figli per poterli seguire ed aiutarli, vedi col computer che abbiamo conosciuto insieme fin dagli albori di questo mezzo tecnologico così importante. 

La donna contadina, oltre alla cura della casa e della prole, ancora oggi, aiuta nei campi; è la donna cittadina che ha delle pretese di onnipotenza. Ironicamente è più responsabile la donna che vuole lavorare ma consapevole dei propri limiti decide di non procreare con la conseguenza che il tasso di natalità cala sempre di più. 

Anche i datori di lavoro hanno i loro diritti. In un’azienda con pochi dipendenti, questi si vede privato di una persona in maternità per lungo tempo e deve cercare un rimpiazzo da istruire; quel datore di lavoro avrà qualche giustificato motivo se non assumerà più una donna con queste premesse, sapendo che può decidere di avere un figlio e mettere in difficoltà la piccola azienda perché oltre ai permessi di legge, prolunga poi il periodo di assenza per l’allattamento, malattie, part time, almeno fino a che il bimbo non avrà compiuto otto anni. 


Io arrivo ad affermare che è un lavoro che dura tutta la vita, ad ogni età i suoi problemi. 

Escludo categoricamente che si raggiungano gli stessi risultati lasciando i bambini ad estranei, ai nonni o abbandonati a se stessi; non è compito dei nonni crescerli, i loro compiti sono altri: coccolarli, viziarli un pochino, trasmettere loro il ricordo e l’importanza delle tradizioni, non di educarli. 

Quando sento dire che la scuola deve educare i nostri figli, io dissento vivamente, la scuola insegna mentre l’educazione è un dovere e diritto dei genitori, sono loro che debbono inculcare nel figlio, giorno per giorno fin dalla piú tenera età, il senso del dovere, l’onestà ed il rispetto. 


Un altro aspetto della donna che lavora è dato dal modo in cui si propone nel mondo del lavoro. 

Da una questione di diritto si è passati ad una generalizzazione di tutti gli aspetti della vita al femminile. 

Assurdamente, si discute estesamente del diritto di una donna di vestirsi in modo che sia visibile più di quanto sia decente (una farfalla tatuata all’inguine). Vogliamo dire che si tratta di buon gusto più che di diritto? 

Se una donna esce in strada vestita succintamente tanto da eccitare un qualsiasi maschio che incontra, non è forse colpevole di istigazione ? 

Viene usata l’immagine femminile, ovviamente succinta o nuda, per propagandare qualsiasi prodotto. Sono pieni i programmi televisivi di vallette inutili che mostrano solo il loro corpo. 

Stiamo sempre parlando del diritto della donna di poter fare ciò che vuole senza essere giudicata. Come è possibile non generalizzare se la percentuale di donne che agisce in questo modo (discutibile ?) è così alto? 

Poiché “prostituta” è un termine denigratorio oggi si utilizza il termine “escort” che fa meno scalpore. 

I giovani non hanno proprio più valori? e perché? ma se i genitori non danno il buon esempio di che cosa ci meravigliamo? 

In definitiva è la donna che denigra se stessa proponendosi, non parliamo di casi isolati, come una …velina: nel vestire, nel parlare e nel proporsi. Era cattivo gusto sentire parolacce in bocca ad una signora ma oggi ci alloggia bene anche “il cazzo”… 

Questo si chiama parità dei sessi e libertà di espressione? ma per piacere!….e non venite a dirmi che sono all’antica, il buon gusto non è mai obsoleto. Qui si tratta di educazione, di dignità e di rispetto della donna in quanto un giorno vestirà anche i panni di madre. 

Restiamo esterrefatti alla notizia che un musulmano in Italia, proibisca l’occidentalizzazione della propria figlia… ma se questo porta ad una libertà di questo genere, è forse comprensibile anche se non giustificabile, che un genitore si opponga ad una tale evoluzione. 

Per concludere, una donna ha la capacità di fare qualsiasi cosa ed in occidente ha la libertà di farlo.


Sono funzioni incompatibili, come ho già detto, per i limiti umani e di tempo. 

L’organizzazione famigliare non può essere evitata ma solo modificata e quando ci sono i figli, non si deve sottovalutare il loro diritto di essere amati, seguiti ed educati.

Ho trattato questo argomento oltre 10 anni fa e sono stata offesa e denigrata. Oggi la questione è sempre più attuale e non ho trovato un singolo concetto espresso che potesse essere rivisto nel mio articolo pubblicato in questo blog nel 2012 ed ha raggiunto un numero di letture impressionanti.


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