• Libra Adri

Invidia

L’invidia è “il vestito del male” (Socrate).

definire antipatico e spiacevole questo argomento sarebbe semplicistico, è così ostico che non esiste un modo per addolcirlo; ho conservato in un “cassetto” questo articolo per mesi, di tanto in tanto lo smussavo, tentavo di renderlo meno crudo, ma l’invidia è una realtà, una parte dominante del carattere di molti, una malattia che si può nascondere agli altri ma da cui non si può e non si vuole guarire; si desidera ciò che non possiamo avere.. si invidia chi lo possiede. Si può parlare di qualsiasi brutto sentimento ma nessuno ha il coraggio di ammettere la propria invidia, neppure col suo miglior confidente.

L’invidioso è, fra le altre cose, un narcisista, un insicuro, non crede nelle proprie capacità, si atteggia a vittima, pensa che la sorte non lo abbia favorito, la superbia gli fa credere di non essere sufficientemente apprezzato, che non abbia ricevuto abbastanza elogi per appagare il suo ego ma i motivi, per quanto possano essere risibili, amareggiano la vita di chi invidia e spesso rovinano quella di chi la subisce.



Desiderare è una caratteristica importante della natura umana, senza il desiderio non si sarebbero raggiunte le mete che ci hanno trasformato da contadini e cacciatori, in uomini e donne che sono stati capaci di dominare la natura, non vi sarebbe il progresso scientifico che ha migliorato la qualità della nostra vita.


Desiderare può essere un incentivo a migliorarsi, a progredire, ogni desiderio, nonostante gli ostacoli, è uno stimolo alla creatività; non sempre si riesce ad ottenere ciò che vorremmo, a volte con amarezza, si è costretti a ridimensionare le proprie speranze e questo rafforza un sentimento d’invidia verso chi è più fortunato.  

L’invidia di solito si manifesta all’interno di un gruppo di simili, è un sentimento che ha bisogno di ancorarsi alla realtà per manifestarsi. L’invidioso si rivale contro chi possiede qualità che lui non avrà mai o quello che lui non è in grado di ottenere, sminuendone la reputazione ed i meriti, ricavando soddisfazione non tanto dal proprio successo, quanto dal fallimento dell’altro.



Non si invidia il grande manager, perché non ci sono termini di confronto, bensì s’invidia il collega di lavoro; prova gelosia, paura e quindi invidia, il vecchio docente che si sente incalzare dal promettente laureando e per questo lo ostacola e lo sminuisce; il capufficio che non vuole perdere potere sui suoi sottoposti; l’impiegato mediocre che si è ritagliato un posto da cui riesce ad emergere senza particolari meriti e guarda con sospetto chi è più bravo di lui; la bella donna che rimpiange la passata avvenenza e trova mille difetti nelle belle ragazze che si fanno prepotentemente avanti; nell’età avanzata l’invidia inizia quando si cominciano a perdere le capacità ed il potere, oppure durante i periodi bui della vita, quando si avverte di non aver raggiunto gli obiettivi prefissati e si invidia chi invece è riuscito.



Un tipo di invidia molto comune, è quello che attanaglia una nuora ed una suocera, ho già trattato questo argomento, aggiungo solo che il più delle volte entrambe sbagliano, ma l’invidia è un sentimento irrazionale, ognuno ha la sua motivazione che difende con qualsiasi mezzo, credendo di proteggere la propria posizione nella famiglia.



In una situazione chiusa come quella famigliare, se un genitore è tanto sprovveduto da riservare attenzioni e mostrare preferenza per uno dei suoi figli, susciterà la gelosia e quindi l’invidia degli altri, un bambino, pur ammirando ed amando il proprio fratello, qualora credesse di non essere altrettanto amato o di non poter competere in bravura con lui, finirà per invidiarlo e dovrà, suo malgrado, convivere con questa ambivalenza amore-odio, per il resto della sua vita.



L’ambiente più comune in cui si manifesta l’invidia per le cose più futili, è tra i condòmini di uno stesso stabile: chi possiede un bel terrazzo ricco di fiori, sarà invidiato da chi non è capace di creare una pari bellezza e di conseguenza accusato di sporcare il cortile condominiale con fiori e foglie appassite o con lo sgocciolio dei vasi, l’accensione del riscaldamento, l’antenna condominiale.. tutto diventa un campo di battaglia dove nessuno risparmia i colpi; coloro che sono costretti a partecipare alle riunioni condominiali ed ascoltare inutili, ma non per questo meno accese discussioni, avvertono l’invidia in maniera quasi palpabile.




Ognuno di noi ha desiderato ed invidiato, non c’è vergogna in questo, ma l’invidia diventa sempre più cattiva e punire chi riesce ad emergere, non importa la motivazione, è un atto inqualificabile; se la prudenza dovesse mutarsi in diffidenza e questo fosse il solo scotto da pagare per difenderci dall’invidia, ce la saremmo cavata con poco.


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