• Libra Adri

Infanzia serena, preludio di una vita felice.


Nel 1958 fu pubblicata sulla rivista americana Life la foto, rispolverata oggi da un giornalista, che ritrae il gioioso bambino che divenne il simbolo dell’Italia che si avviava con successo verso una ripresa economica senza precedenti. “Pure joy” (goia pura), fu intitolata quell’immagine che finì sulle pagine della famosa rivista americana Life -dice la didascalia-.


Dopo una breve ricerca è stato ritrovato, si chiama Angelo, oggi è un uomo anziano, abita ancora nel quartiere Trastevere di Roma, nella stessa strada in cui fu ritratto mentre giocava con i suoi coetanei.

La gioia di quell’immagine è quella che solo un bambino che si affaccia alla vita con entusiasmo e speranza riesce a trasmettere.

Angelo indossa una canottiera, -la maglietta non si può rischiare di rovinarla per giocare-, i pantaloni sono rigorosamente corti, tenuti su da straccali -come le bretelle venivano chiamate a Roma-.



I parchi giochi per bambini non esistevano a quel tempo, a Trastevere i palazzi sono addossati l’uno all’altro, ma le strade si aprono in piccole piazze spesso con una fontana nel mezzo, c’è lo spazio per giocare, di tanto in tanto si sente il richiamo di qualche mamma che vuole che il figlio torni a casa.

Reminiscènza di quei tempi sono le antiche trattorie di Trastevere e Testaccio, famose per i succulenti piatti della cucina romana, una tradizione culinaria che solo qui viene ancora praticata; i trasteverini le conoscono bene quelle leccornie, ne sono rimaste una o due, senza neanche un’insegna fuori, le altre sono per i “turisti” che arrivano anche da altri quartieri di Roma.  I ragazzini hanno ricevuto 100Lire e sono corsi al cinema parrocchiale a gustarsi l’ultimo western americano, gli adulti dopo il lavoro e la cena si incontrano nella stessa piazzetta, si fermano a chiacchierare intorno alla fontana che col suo getto d’acqua muove l’aria e dona un attimo di frescura, dopo la calura del giorno estivo.


La vita della gente degli antichi quartieri: Trastevere, Campo dei Fiori, Piazza Navona, Testaccio, Ripa ha gli stessi ritmi e rituali di un paese, gli incontri serali, le chiacchiere, gli ultimi gustosi pettegolezzi. Il romano vero lo riconosci da come si porge, non è strafottente, è smaliziato, battuta pronta e mordace, senza cattiveria, ha un rapporto d’amore con la sua città ma l’appartenenza ad un quartiere viene prima di tutto.

Il filo dei ricordi mi porta lontano ma io lo lascio scorrere, è piacevole abbandonarsi e lasciare che i pensieri mi vengano incontro.


Io ero molto giovane a quell’epoca ma ricordo mio fratello che abitualmente era in strada a giocare; televisione, computer, giochi elettronici erano da venire, ma il monopattino costruito in casa era la gioia di tutti i ragazzi e quando mio fratello tornava a casa dopo l’ennesima caduta, con i pantaloni strappati sulle ginocchia, dopo una sgridata epocale di nostra madre, i pantaloni lunghi diventavano corti e le ginocchia si riempivano di tagli, graffi e croste, fino al giorno in cui ricevette in regalo una bicicletta, non era nuova ma era stata riverniciata. La felicità nei suoi occhi era indescrivibile ed indimenticabile. Da un giorno all’altro diventò grande, invidiato ed ammirato, quella bici cambiò la sua vita e non se ne separò mai, è rimasta in uno sgabuzzino anche dopo che se ne andò, la vernice scrostata, la catena arrugginita, lo specchietto rotto, ma nessuno l’ha mai staccata dal suo gancio.


Sempre sul filo dei miei ricordi mi viene in mente l’albero di Natale sommerso da una montagna di regali che i miei nipoti hanno ricevuto quest’anno. La stessa scena si ripete tutti gli anni, una pila di scatole colorate di giocattoli.

Quando io ero bambina non esisteva l’abitudine di scambiarsi regali a Natale, dovevamo aspettare la Befana per vedere un pacchetto vicino al presepe.

In confronto a tante bambine, io ero fortunata, ogni anno la Befana mi portava una bambola…. col viso di porcellana, gli occhi di vetro che si muovevano, i boccoli biondi, un bel vestitino. Ogni anno scrivevo una letterina alla Befana, su di un foglio con i lustrini, in bella calligrafia, per quanto ero capace, chiedevo qualcosa di diverso ma ogni anno ricevevo una bambola che rimpiazzava quella dell’anno precedente e mi dovevo ritenere fortunata per questo, le mie amiche raccontavano di aver ricevuto una calza piena di caramelle e qualche mandarino, per fare volume, un paio di scarpe comprate al mercato, i piedi crescono così in fretta, un astuccio di matite colorate da portare a scuola, cose utili ed erano contente.


I bambini di oggi si sentono defraudati se non ricevono in regalo l’ultima play-station, se non hanno giochi per il computer, scarpe sportive da 300€ al paio e spesso sono solo cose costose ed inutili.

Mi dispiace per i bambini di oggi, di sicuro sono più svegli dei ragazzi degli anni ’60, preparati, al passo coi tempi ma la loro vita è molto più complicata di quella dei bambini di allora.  In fondo provo pena per loro, hanno tutto quello che chiedono ed anche di più ma non sanno giocare, in qualsiasi attività sportiva l’antagonismo prende il posto della gioia di partecipare, anche tirare calci ad un pallone diventa un impegno, non un divertimento.

Ripenso ai miei nipoti, felici per un attimo dei regali ricevuti ma presto dimenticati e riposti in cantina; anno dopo anno, si accumulano scatole di giocattoli utilizzati da Natale a Capodanno e la mia memoria torna alla mia infanzia ricca e povera nello stesso tempo; il mio papà svolgeva due lavori per non farci mancare nulla ma gli sprechi non erano consentiti.  Sono certa che i bambini di altri tempi traevano maggiore soddisfazione, di quella che i bambini di oggi traggono dalle loro attività ricreative, inventando i loro giochi con tanta fantasia, non possedevano quasi nulla ma erano felici e sereni con molto poco.


#infanziaserena #giocareinstrada #entusiasmogiovanile #vitafelice #gioia #giochiinfantili

0 visualizzazioni