• Libra Adri

Indonesia oggi.


Sono consapevole che ci vorranno molti mesi ma, appena sarà possibile tornerò in Italia per un periodo di riposo mentale, dirò arrivederci a l'isola degli Dei, ideale per trascorrere una vacanza, ma da evitare durante un'epidemia. Oggi inaspettatamente provo nostalgia dell'Italia, del sorriso della sua gente. 

Rivedrò i dolci paesaggi impressi nel ricordo, i borghi dove la vita scorre senza tempo, le indimenticabili 'città d'arte' di una bellezza che lascia senza respiro, i colori, i profumi, la luce, tutto mi torna alla memoria, i sapori della cucina regionale, il nostro ottimo vino, espressione di una cultura antica e di amore per i buoni sapori. 

Provo una nostalgia insospettata; evidentemente, era presente anche quando la negavo a me stessa e a chi mi chiedeva.... perchè dentro di me sapevo che in qualsiasi momento potevo tornare in Italia e riannodare quei legami temporaneamente allentati, perché, anche se lontana, portavo nel cuore l'amore per la mia terra, per la mia città, per l'umorismo dissacrante dei romani, capaci di beffarsi della morte e nello stesso tempo di sdrammatizzare e ridere alla vita. 

Prego Dio di riuscire a non ammalarmi di questa nuova peste, faccio di tutto per evitare il pericolo del contagio, questa è la mia unica speranza, perché se in Italia è difficile guarire, in Indonesia è impossibile, per questo ci siamo imposti una quarantena volontaria..

Ho perso il conto dei giorni chiusa in casa, i miei ricordi vanno da una uscita per andare al supermercato e la seguente... la monotonia dei giorni, uno uguale all'altro, comincia a pesarmi, vorrei uscire, nessuno me lo impedisce se non il buon senso, ma nel contempo ho timore, la sicurezza che ho in casa non é paragonabile a quella che c'é fuori. 

I balinesi sono totalmente diversi dagli occidentali e dagli italiani che sono diversi da tutti, ed ora che viviamo in una situazione anomala li capisco meno di prima. 

Anche loro temono il contagio, ma nello stesso tempo accettano il rischio quasi con noncuranza, hanno un modo diverso di affrontare i fatti inevitabili della vita, credono ciecamente nel karma, posseggono una specie di serena rassegnazione per cui "sarà quello che sarà..." che sinceramente mi da fastidio, in effetti ora che ho il tempo di soffermarmi a riflettere, capisco che i balinesi lasciano che la vita scorra, senza ostacoli, senza inutili impedimenti, quello che realmente é importante per loro sono le cerimonie religiose, incontrarsi nei templi, le quotidiani offerte agli spiriti che proteggono la casa e la famiglia.

Le uniche volte in cui hanno reagito con violenza, fu quando gli olandesi, gli inglesi, i giapponesi cercarono di sconvolgere il loro 'mondo', allora imbracciarono gli antiquati fucili, affilarono le vecchie spade e morirono per difendere i loro ideali e la loro religione.

Per molti indù balinesi, un grave cambiamento di prospettiva sulla gravità della pandemia si è verificato nella notte di Pengrupukan, quando si dice che il sacro tamburo di evocazione a Puri Klungkung abbia suonato da solo.

Sebbene solo alcune figure religiose siano in grado di ascoltarlo, molti credono che il suono di questo kulkul sia un avvertimento di grande pericolo, sia per l'uomo che per la natura. Si dice anche che suonasse prima dell'eruzione del 1963 sul Monte Agung e degli attentati di Bali del 2002.

La vita dei moderni balinesi, non subirà cambiamenti come sta già accadendo nel mondo occidentale, nulla sarà cambiato per loro, quello che sta accadendo é nelle mani degli Dei, non si può evitare il karma.

Poco dopo il recente suono, le autorità religiose hanno incaricato gli indù di apporre un talismano all'ingresso della loro casa, composto da foglie pandan, aglio, cipolle rosse e peperoncini legati da fili di tri datu. Alcuni hanno accompagnato il talismano con Tapak Dara, un antico simbolo balinese che si ritiene protegga le piaghe e le forze del male. 

Si pensa che l'interpretazione secondo cui il kulkul suonasse da solo fosse molto più spaventoso delle informazioni diffuse dai governi e da altri apparati statali. "E questa è l'unicità della società balinese”, ha spiegato Saras Dewi. "Ci sono due segni di vita", e continua.. Il primo è come dobbiamo stare attenti a leggere i sintomi della natura, e il secondo è leggere l'invisibile. Questo compito è molto più difficile, poiché dobbiamo usare la nostra fede, che è Śraddhā in sanscrito. Penso che il kulkul che suona da solo sia anche una manifestazione dell'ansia sociale che stiamo vivendo. Ma ovviamente ora abbiamo bisogno di tutti i segnali per indirizzarci al fatto che dobbiamo stare attenti e dobbiamo cambiare la nostra vita per sopravvivere."

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Ho conosciuto Bali prima che diventasse l'Isola degli Dei, destinazione di masse di turisti incantati, prima che i Balinesi diventassero viziati, avidi, disonesti operatori turistici. Oggi hanno visto crollare i loro affari da un giorno all'altro, non avevano compreso che la veloce partenza dei turisti ed il tracollo finanziario che incombeva, li avrebbe travolti da un giorno all'altro... pensavano solo ai loro mancati guadagni. 

Il consolato generale australiano a Bali sta sollecitando gli australiani a lasciare l'isola immediatamente, avvertendo della possibilità di rimanere bloccati qui per mesi e mettendo in evidenza le preoccupazioni per il sistema sanitario sotto pressione dell'Indonesia.  Da criminali incoscienti, già invitano gli australiani, a restare a Bali, pensavano che il coronavirus si sarebbe esurito a breve e i turisti sarebbero tornati numerosi, ma non sanno quello che dicono. Vi é il divieto di accesso alle spiagge, i locali, i ristoranti, tutti i ritrovi dove i giovani si radunavano, sono stati chiusi, questi imbecilli non sanno che l'Indonesia é ormai un Paese blindato. 

Vorrebbero che tornassero gli australiani, ma anche gli italiani, i giapponesi, quelli che riuscivano a spolpare con facilità. Vorrebbero tornare alla vita facile di due mesi fa, quando gli affari andavano a gonfie vele, vorrebbero che tutto tornasse come prima e cominciano a scrivere: "tornate, non esiste pericolo, finirà presto, i giornali esagerano...." lo hanno già fatto quando duecento ragazzi australiani morirono in un attentato in una discoteca, quando ci furono manifestazioni politiche violente... ogni volta che i turisti che li foraggiano partono per evitare il pericolo e vedono volatilizzarsi i loro guadagni, cominciano a piangere miseria.

In Indonesia non esiste una classe medica preparata ad affrontare una pandemia, esistono pochissimi macchinari per la rianimazione, non hanno i mezzi per affrontare e gestire questa emergenza, di conseguenza, per non 'allarmare' la popolazione, le autorità non informano, non parlano, i giornalisti scrivono poco o nulla, anche loro hanno pochissime notizie, le ambulanze passano a sirene spiegate, ma non sono state emanate restrizioni, la gente esce regolarmente, solo pochi indossano le mascherine e pochissimi i guanti.

L'Indonesia, come tanti altri paesi, ha nominalmente chiuso le frontiere,  in un primo tempo le Autorità avevano dichiarato che il virus era assente in Indonesia... poi circoscritto, esistevano solo pochi casi, non volevano che il panico dilagasse, cercavano di evitare un secondo esodo di massa dalla capitale, ma la maggior parte degli abitanti di Jakarta, sperando di mettersi in salvo, hanno raggiunto i parenti a Giava, Bali, Lombok, facendo dilagare il contagio ovunque in Indonesia. 

Durante la nostra ultima sortita per fare la spesa ad Ubud, ho visto davanti a me un ragazzo crollare a terra, alcune persone sono accorse per aiutarlo a rialzarsi, non sono riuscite a rianimarlo senza rendersi conto che toccandolo, senza nessuna protezione, si erano tutti infettati... 

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