• Libra Adri

Il viaggio.

Precede “Il vento in faccia”



Convinsi Jeff a concedermi 24ore per sciogliermi i muscoli e programmare, almeno l’essenziale di quanto necessario a salvaguardarci dall’ovvie difficoltà.

Lui aveva con sè solo una bussola digitale, approntai un gps digitale con le mappe della zona ed il mio iPhone. Poi iniziai a pensare al cibo ideale mantenendo il peso al minimo e l’acqua necessaria e come trasportarla. Optai per una tanica morbida da 15litri che contenendo dell’aria avrebbe galleggiato.

I tempi di percorrenza dipendevano dal vento e quindi non programmabili. Zone di calma piatta ci avrebbero costretto a galleggiare e basta. Le vele ci avrebbero protetto dal sole. Eravamo pronti.


Ci svegliammo prima dell’alba, una colazione leggera ma ricca di zuccheri e quando salimmo sul Dart, il sole iniziava ad illuminare le colline ad est. Il vento da sud era ancora moderato ad indicare che ci avrebbe accompagnato per molte ore. Per uscire in mare aperto avremmo fatto prua a sud-est e poi saremmo andati vento in poppa.

Jeff si posizionò a poppa e sistemò il lungo timone in modo da non urtare i coralli sottostanti. Io mi impossessai del controllo della randa(la vela principale) ed avrei compensato, lascando la randa se Jeff avesse stretto troppo il vento. Il fiocco ci avrebbe seguito nelle nostre manovre autonomamente tranne la tensione della vela che avrei regolato io.

Mia moglie sul molo ci fotografava ed il suo viso traspariva una certa preoccupazione. Le feci un gran saluto e cazzai delicatamente la randa e il Dart rispose immediatamente con un nervoso scatto in avanti. Cazzai ulteriormente la scotta della randa e subito lo scafo su cui eravamo si alzò dall’acqua ed entrambi tesammo la cima del trapezio che doveva sorreggerci mentre ci sporgevamo fuori dello scafo per compensare lo sbandamento entro limiti accettabili. Un ultimo saluto e veloci come un coltello caldo nel burro ci allontanammo da Centofiori verso il canale di Bali che ci avrebbe portato nel mare di Jawa.

Dopo poche miglia virammo a nord-nord-ovest e lascammo le vele per volare con il vento in poppa. Lo scafo immediatamente tornò a toccare l’acqua con entrambi gli scafi e noi tornammo a sistemarci sul telo che copre la superficie tra i due scafi e aggiustammo le vele per catturare tutto il vento possibile. In questa andatura non si avverte il vento, viaggiando alla stessa velocità del vento si è come una foglia trasportata nel vento.

Più tardi in mare aperto avremmo dovuto navigare con le onde e magari fare surf come nella foto “Dart Hawk” ma per il momento il mare era praticamente piatto, protetti dalla grande isola di Lombok.

Avremmo costeggiato le “famose” Gili, tre piccole isole a nord ovest di Lombok dove si è costituito un movimento turistico e di affari rilevante… troppa gente per i nostri gusti.

Dopo poche miglia saremmo stati già nel Mar di Jawa ma ancora protetti dall’isola di Lombok data la provenienza del vento da sud.


Dopo un paio di ore, in mare aperto, l’orizzonte era pulito da nubi sui 360 gradi e niente in vista. La nostra meta era visibile solo nel mio map-gps. Nel canale di Bali che separa Bali da Lombok non avevamo incontrato onde rilevanti ed io mi ero sistemato in modo da non sforzare la mia schiena che avrebbe potuto crearmi qualche problema essendo il mio punto debole. Tenni su il giubbetto con l’aggancio del trapezio che essendo robusto ed attillato per distribuire lo sforzo su tutto il torso e la vita, mi teneva ben salda e protetta la schiena da posture che a lungo andare avrebbero potuto indolenzire la mia schiena.

In barca, specialmente su questo tipo di barca, non si parla, si pensa, si medita magari e ci si perde ma si è concentrati seguendo un’onda che si avvicina minacciosa.

All’improvviso, un guizzo a poco più di un metro a dritta ed un meraviglioso delfino ci saluta con i suoi salti… due…tre…quattro, sono cinque piccoli delfini che saltano in sequenza o accoppiati all’unisono. Ci distraiamo un attimo e cadiamo dall’onda in cui stavamo surfando. Ci accompagnano per molto tempo, sembra quasi che abbiamo la nostra stessa meta. Benchè veloci, loro potrebbero andare più veloci e quindi magari amano viaggiare in compagnia ed i nostri sottili ed eleganti scafi sembrano loro una forma armoniosa che naviga senza spruzzi e rumore.

Più ci addentriamo nel Mar di Jawa e più la superficie del mare si “spiana”… nel senso che non ci sono onde che frangono ma onde lunghe non ripide. Quando siamo nel cavo dell’onda, questa ci sovrasta abbondantemente e la nostra velocità ne soffre un pochino ma raggiunta la sommità riusciamo con un po’ di tecnica a starci a lungo fino ad acquistare una velocità di fuga ed iniziamo a scendere dall’onda diagonalmente per non ritrovarci subito nel cavo dell’onda successiva e perdere velocità di nuovo. È più o meno quello che fanno i surfisti sulle loro tavole per cavalcarle il più a lungo possibile con una velocità di fuga più alta dell’onda stessa. I nostri angoli di virata non possono essere superiori a 30° per restare “vento in poppa” ed evitare di strambare.

Questa corsa dura per ore ed è molto eccitante per Jeff che vedo concentratissimo al timone. Il Dart si comporta magnificamente e dimostra di avere una stabilità estrema. Io ho gli occhi fissi sulla randa pronto a piccole correzioni e preparato ad affrontare una strambata se Jeff eccedesse nel virare. È questo un evento traumatico per la barca e l’equipaggio specialmente se si viene sorpresi distratti e quindi impreparati.

In lontananza si vedono strisce di acqua perturbata. Jeff le ha notate e si allontana da esse pur rinunciando a qualche nodo di velocità. I delfini scompaiono, hanno deciso che siamo ancora troppo goffi per loro.

Comincio a sentire un languorino e tiro fuori dalla tasca impermeabile uno Snikers (candy bar with chocolate, nougat, peanuts and caramel.), ne allungo uno a Jeff già scartato e lo accetta grato. Ne scarto uno per me e subito mi sento meglio. Il sole è alto ma non mi prendo neanche la pena di controllare l’orologio… che importa! Tutto procede nel migliore dei modi, non dobbiamo stabilire primati, non abbiamo appuntamenti, il sole è caldo e non c’è il vento che ci rinfreschi, perchè viaggiamo con esso. Allungo una mano in acqua e ne catturo un poco per rinfrescarmi la faccia.

Il sole comincia a calare ma già in lontananza si comincia ad individuare della terra. Non ci sono dubbi è la nostra meta. Ho continuato, monitorando il gps e le mie annotazioni, a dare piccole correzioni da effettuare a Jeff e quella che abbiamo di fronte è la meta.

Il punto finale, nelle mie annotazioni è poco più di un villaggio ma vi è un Hotel a 3 stelle dove potremo avere un buon pasto ed una doccia.

Una volta ormeggiati il sole ormai si sta tuffando in mare ed il cielo è in fiamme. Abbiamo completato una bella impresa e siamo felici. Telefono a mia moglie e la sento tirare un sospiro di sollievo.



Segue “il ritorno”

#dolphins #Jawasea #trapezio

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