• Libra Adri

Il vento sulla faccia.

Un bel mattino di sole con un vento teso da sud direttamente dall’Antartide come sempre in questa stagione secca, suona al mio portone una vecchia conoscenza Jeff. Lo riconosco anche nello schermo del citofono, è un cinquantino australiano che vive a Bali che non trova mai pace. Ama il mare anche più di me e mi stupisco che non gli siano cresciute le branchie e piedi palmati. Lo conobbi a Senggigi a nord di Lombok dove con mia moglie eravamo residenti in un albergo residence e dove lui faceva scalo con le sue barche, ogni volta una diversa e resosi conto che anch’io ero più pesce che bipede, cercava di coinvolgermi in escursioni sempre più estreme. Mi lanciava delle sfide, cercando di colpire il mio amor proprio e sfidando la mia pur celata o forse mal celata voglia di mare.

Debbo riconoscere che nonostante l’età è un tipo atletico e  asciutto. Quando non naviga corre in bici per le strade ma mai a Bali dove l’aria è irrespirabile e quindi a volte in barca a volte in aereo con la sua bici viene a Lombok e ci passa qualche giorno a “rilassarsi” ovvero a faticare come un matto.

Apro il portone e prima di vedere lui, vedo un catamarano sulla spiaggia: un DART 15 che una volta gli dissi avrei voluto importare dall’Australia per giocarci un po’.

Lo aiutai ad ammainare le vele ed ormeggiare la barca e poi entrammo. Rimase sorpreso di come mi fossi sistemato e feci mente locale per realizzare che erano quasi 10anni che non lo vedevo e quindi ora era un sessantino ma che non dimostrava che il tempo passa anche per lui.



Foto di repertorio:


Dart hawk capace di una velocità impressionante e volare sulle onde

Mi fece un sacco di complimenti e ci sistemammo nel gazebo. Ricordando le sue abitudini ero certo che non avesse neanche fatto colazione prima di partire da Bali con il suo Dart e quindi feci preparare delle uova fritte, pane tostato e caffè e cominciò a raccontare delle sue avventure, degli affari, della moglie che felice se ne stava a Brisbane e dei progressi dei suoi due figli dopo l’università.

All’improvviso si alza, si avvicina alla piscina e senza esitazioni si tuffa, nuota per un po’ poi esce e si siede di nuovo. Non gli chiedo nulla, Jeff è realmente “un pesce” e fuori dell’acqua soffre un poco… ma forse voleva solo lavarsi il sale di dosso. 

L’ho seguito in imprese marinare molto impegnative e mi aspetto che abbia qualcosa in mente per essersi fatto vivo dopo tanti anni. È vero che tra le sue conoscenze e amici non annovera alcun lupo di mare e noi due abbiamo sempre fatto un’ottima squadra insieme anche se due skippers sulla stessa barca a vela potrebbero intralcialsi ma non è mai successo a noi due. 


Foto di repertorio:

massimo sbandamento del Dart.

Sono molto curioso di sentire che cosa ha in mente ma non mi faccio pressante, lo lascio indulgere tanto abbiamo tutto il tempo e non credo sia una regata perchè lui sa che le odio ed io so che non interessano molto neanche a lui.

Gli faccio visitare la mia tenuta, mi chiede come ho risolto alcuni problemi logistici, giochiamo con i cani e a mezzogiorno ci sediamo a tavolo per gustare l’ottimo pranzo che mia moglie ha organizzato. Gradisce molto la cucina italiana e ritorna con la memoria all’ultima volta che ha bevuto un buon Pinot. Vorrebbe fare un viaggio in Europa e in Italia ma non gli è ancora riuscito di organizzarlo e mi viene di pensare di proporlo e fare io da guida, poi mi mordo la lingua perchè lui è qui per propormi qualcosa e non voglio interferire con i suoi pensieri.

Abbiamo chiacchierato tutto il pomeriggio, 10 anni,  di cose ne abbiamo fatte tante tutti e due e lui ha rischiato anche di rovinare il rapporto con la moglie quando si mise una giovane balinese in casa e si ravvide in tempo prima che fosse troppo tardi.

La sera stava scendendo su di noi mentre sorseggiavamo ottime birre alla spina e piccole fritturine che le zelanti ragazze in cucina ci portavano continuamente, istruite da mia moglie.

Alla fine, di punto in bianco lo disse: “voglio fare un salto alle Sulawesi”. Mi guardava dritto negli occhi, non era incerto della sua decisione ma temeva la mia risposta negativa che venne puntualmente: “ma tu sei matto! sono almeno 300 miglia marine e con quale barca?” “questa qui fuori” “Allora sei proprio andato fuori di cervello, la schiena non ce l’hai a posto neanche tu per fare un simile viaggio appeso al trapezio dall’albero, dopo 24ore saremmo a pezzi” … “non c’è bisogno di correre con un solo scafo in acqua; sarebbe un viaggetto tranquillo!” “un viaggetto?… se diventa un viaggetto ci mettiamo una settimana e dovremmo portare cibo per una settimana perchè ci sono solo isolette tra qui e le Sulawesi, magari disabitate”.

Presi le mie carte nautiche ed misurai che dal sud Lombok a Ujungpandang il punto più a sud delle Sulawesi erano 335NM, attraversando tutto il JAWA Sea.

Mia moglie annunciò “cena in tavola” e i discorsi si fermarono. Mangiammo pesce ed insalata di gamberi, ricordammo le passate avventure e ci scolammo un’altra bottiglia di Pinot e ce ne andammo a dormire dopo esserci assicurati che la barca fosse ormeggiata appropriatamente per la bassa marea che sarebbe venuta.

L’indomani facemmo una ottima colazione e Jeff subito dopo incalzò “allora che facciamo?”.

Non avevo voglia di mandarlo a casa con le pive nel sacco perchè andare per mare è anche per me un’attività rilassante anche quando è faticoso ma questa era proprio eccessiva.

Il Dart è un’ottima barca che amo e apprezzo. Non ha deriva perchè i due scafi sono ben studiati e bilanciati e sono sufficienti ad evitare di scarrocciare. Ha una randa steccata che è un’ala perfetta e magnificamente portante, un fiocco autovirante. Di bolina si porta facilmente in un assetto sbandato su di un solo scafo e l’equipaggio di 2 persone su due trapezi legati in testa d’albero compensano lo sbandamento nel procedere di bolina. Il pericolo è quello di rovesciarsi e la fatica di raddrizzare lo scafo è enorme nonostante le procedure specifiche per farlo. Se non si seguono tali procedure risulta impossibile tornare in assetto.

Uscendo dai miei pensieri, gli dico che non me la sento di affrontare un simile viaggio appeso ad una vela ma potrei accettare se trovassimo una destinazione più vicina. Guardando le carte avevo già visualizzato un gruppo di isole che mi avevano intrigato da molto tempo: Kangean, è l’isola più grande di un arcipelago ad est di Madura a circa 100NM da Lombok. Sono isole magnifiche scarsamente frequentate dal turismo. Ma tutto sommato la destinazione per il mio amico Jeff aveva scarso interesse. Lui voleva andare.. non importa dove. È in mare che si sente… ci sentiamo proprio a nostro agio. Dover cavalcare le onde invece che tagliarle con la chiglia di una barca più grande, sentire il vento sulla faccia e controllare la navigazione con le sole braccia è qualcosa di esaltante ed appagante. 

segue: Il viaggio.

#Jawasea #bolina #Sulawesi #Dart15 #Kangean

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