• Libra Adri

Il parapendio gigante.

La realizzazione della cupola a copertura delle costruzioni abitative, la considero il mio traguardo di ingegnere improvvisato. È stato possibile realizzarla in questa parte del mondo dove l’iniziativa privata non è vessata.

Ha richiesto calcoli che non ero in grado di fare ed ho dovuto escogitare stratagemmi di disegno in scala al computer e puntamenti con un laser per determinare, con precisione al centimetro, la curva che coprisse le costruzioni ma non fosse troppo alta e quindi sfiorasse la cuspide della costruzione più alta. Una struttura leggera, compatta e molto resistente per la quale ho preso spunto dal guscio di un uovo che benchè leggerissimo, sa resistere ad enormi sollecitazioni.

La cupola ha la forma di una porzione di quel guscio.

La struttura è composta da 15 longheroni triangolari, posti longitudinalmente e che vanno ad ancorararsi a due basamenti, ai due lati delle case, saldamente affogati nelle fondamenta in cemento, tre per lato.



I 15 longheroni lunghi 36 metri ognuno, quali elementi portanti della struttura, sono stati costruiti modularmente in pezzi di 6 metri con tubi da 1′ posti a triangolo. I moduli sono stati poi saldati sul posto per realizzare 2 metà da 18 metri ognuna, che sono state issate sulla struttura in bambu sistemata alla giusta metà dove le due parti si incontrano.

I tetti sono stati privati delle tegole e protetti dalle pioggie con dei teli impermeabili.

Una particolare attenzione è stata necessaria per sistemare le fondamenta alla giusta distanza ed altezza da terra affinchè i longheroni, una volta issati, vi alloggiassero comodamente.

La posa del primo longherone, quello centrale, mi ha visto col fiato sospeso perchè gli errori potevano essere molti, nonostante la consapevolezza di aver fatto un buon lavoro di calcolo. Il risultato è stato gratificante. Il longherone ha trovato il suo assetto sui basamenti perfettamente e stabilmente.

Il fabbro a questo punto ha confessato di aver avuto molti dubbi che la struttura dei singoli longheroni potesse reggere il suo stesso peso e che realmente fosse della giusta lunghezza. Era pronto ad aggiungere o tagliarne un pezzo per non parlare poi della solidità della struttura finale.

La struttura completata avrebbe avuto la richiesta robustezza ma il singolo longherone era ancora una fragile struttura che si è andata irrobustendo unendola mano a mano ad altri longheroni adiacenti con delle traverse debitamente rinforzate con un arco sottostante. Superato il collaudo della prima posa con un felice allineamento, si è potuto procedere con tranquillità e speditezza. I fabbri prima ed i falegnami dopo, si muovevano agilmente sopra lo scheletro metallico e solo per accontentarmi, durante il lavoro di saldatura, si legavano ai ganci da me appositamente aggiunti alla struttura.


Partendo dal longherone centrale ne è stato aggiunto uno a destra ed uno a sinistra in modo che il peso fosse sempre equilibrato. I nuovi longheroni issati venivano uniti a quello adiacente con le traverse, ognuna delle quali è di misura diversa a seconda della sua posizione. Maggiore all’apice della curva in alto e minore in basso.

La forma finale della cupola è quella di un parapendio e mio figlio temeva che con i venti forti potesse decollare e volare via. Il tempo lo ha smentito e con i venti forti la struttura non ha avuto alcun problema.


Procedendo con la realizzazione della struttura, i falegnami hanno iniziato a fissare la pannellatura di legno sulla struttura metallica : il guscio. Una volta completato, il guscio è stato foderato con una guaina di catrame impermeabile, ricoperta di scaglie di ceramica riflettenti di colore verde chiaro per limitare l’impatto ambientale, importate direttamente dall’Italia.

Tra le due costruzioni sotto la cupola e quindi sopra la cucina che è al centro, ho realizzato un secondo piano che proprio a causa della temperatura, risulta essere un ottimo stenditoio per asciugare il bucato in brevissimo tempo.



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