• Libra Adri

Il mondo subacqueo

Molti anni fa fui attratto da un annuncio “Get the freedom to dive without tank fills, heavy scuba gear and get more time under the water.” Ovvero: “prenditi la libertà di immergerti senza dover riempire delle bombole, pesante attrezzatura subacquea e avere più tempo sotto l’acqua”.


Essendo da sempre un amante del mare ed un appassionato subacqueo, attratto dal meraviglioso spettacolo e dal silenzio del fondo del mare, quella frase mi fece drizzare sulla sedia ed indagai.

L’idea era fantastica e le opportunità che mi si aprivano davanti entusiasmanti. Fu in quel periodo che in Grecia, in un posto isolato, non trovai dove far caricare le mie bombole di aria e quei fondali meravigliosi mi furono interdetti.

Purtroppo il costo di una tale attrezzatura… svariate migliaia di dollari, era proibitiva per un hobbyist. L’informazione rimase latente e bruciante nella mia mente per molti anni, finchè non mi sistemai in Indonesia e conobbi dei pescatori di aragoste locali che si immergevano col semplice secondo stadio di un respiratore collegato con un tubo al compressore, sistemato sulla barca, alimentato da un piccolo motore a scoppio Honda. Mi si accesero tutte le lampadine e l’informazione nel mio cassetto privato si spalancò ed in un secondo vidi la soluzione alla realizzazione del desiderio di poter stare in libertà nel mio ambiente preferito: il mondo sotto la superficie del mare.

Non mi attirano le grandi profondità che restano comunque precluse ad un sistema semplificato come quello che iniziava a turbinare nel mio cervello.


Il sistema “fatto in casa” adottato dai pescatori indonesiani andava migliorato, ma il concetto base era lo stesso di quello più sofisticato ma estremamente costoso che mi attirò un tempo. Direi anzi che era migliore sotto alcuni punti di vista. Il compressore utilizzato necessitava solo di un separatore dell’eccesso di acqua che con il raffreddamento dell’aria precipitava e l’utilizzo di un contenitore che non avesse eccessiva ruggine al suo interno, altrimente l’aria avrebbe avuto un sapore ferroso. Il punto a favore era dato dal fatto che il contenitore in cui l’aria veniva compressa a poche atmosfere, avrebbe garantito una sicurezza ed una operatività continua anche con lo spegnimento del compressore. L’altra attrezzatura prevedeva a questo scopo, un bombolino di aria compressa da portarsi dietro.

In questa soluzione più semplice, bastava che il partner sulla barca scuotesse il tubo ombelicale a cui il subacqueo attingeva la sua aria, quando il compressore fosse stato spento, perchè capisse che era tempo di risalire ma senza affrettarsi. I vantaggi? Innumerevoli. La lunghezza del tubo determinava la massima profondità a cui poter scendere non oltre i 15-18 metri.


Niente tabelle di decompressione, a meno di non restare delle ore in acqua ma anche in questo caso una leggera decompressione a 3 o 6 metri è sufficiente a scongiurare problemi. Poter manutenzionare lo scafo della barca, cambiare un elica o sbrogliare un cavo impigliato ed ancor più godere della fauna marina, specialmente la microfauna che abbonda in fondali tra 2 e 6 metri.



Poterci restare senza problemi ed alcun timore e con tutta l’aria che si vuole a giuocare con piccoli pesciolini colorati che ti beccano sulla maschera perchè hai invaso il loro territorio, scoprire piccoli coloratissimi invertebrati, nudibranchi e gamberetti, accarezzare un pesce palla o scoprire la tana di piccole aragoste che prolificano in acque basse, osservare un polipo che si apposta per mangiare la sua preda, niente affatto intimorito dalla presenza dell’uomo. Senza una muta per proteggersi dal freddo, senza bombole sulle spalle, solo un boccaglio ed il tubo dell’aria che ci collega alla superficie saldamente legato in vita, in modo che non ci venga strappato dalla bocca. Nelle orecchie solo il rumore del nostro respiro che ci tranquillizza e ci rassicura. Coralli e anemoni con dentro gli immancabili pesci pagliaccio che vivono in simbiosi con loro.


All’improvviso, dalla profondità, quasi strisciando sulla sabbia, vedo un branco di bellissime sogliole che salgono nelle ore più calde per nascondersi sotto la sabbia fine con solo gli occhi che sporgono. In altri tempi avrei avuto con me almeno un arpione o una fiocina con cui ne avrei infilzati, come con una forchetta, una mezza dozzina per pranzo, oggi mi avvicino fino a pochi centimetri, prima che la sogliola seccata si sposti di un solo metro più in là. È indescrivibile, a chi non l’ha provato, l’assenza di peso ed il sentirsi a proprio agio in un ambiente che ci è normalmente precluso, ed è a malincuore che si risale in superficie e già si pensa a quando ci si immergerà di nuovo in questo meraviglioso mondo.



http://www.mixpod.com/playlist/89400424

#mondosubacqueo #tabelladecompressione

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