• Libra Adri

Il mare, un contatto intimo con la natura.

Recentemente ho visitato di nuovo l’arcipelago delle isole Kangean. leggi con un click: Il vento sulla faccia. Il viaggio. Il ritorno.

La prima volta, non era stata una “visita” ma un “viaggio”. Benché il trapezio a cui siamo stati appesi buona parte del viaggio fosse un ottimo strumento ed anatomicamente studiato per tenere il busto in una buona postura senza eccessivo sforzo muscolare, il collo ha dovuto sopportare una tensione muscolare che ha fatto sentire i suoi effetti per svariati giorni dopo la conclusione del viaggio. 


Questa volta il viaggio a bordo di uno sloop di 45 piedi sarebbe stato di una noia mortale se non fosse stato per la buona compagnia. Anche mia moglie ha potuto godere di questa vacanza e un branco di australiani di mezza etá che amano avere un drink in mano a qualsiasi ora del giorno e raccontare delle loro esperienze di vita in questo e quell’oceano e di vantarsi di essere degli scapestrati surfers con cicatrici su tutto il corpo per essersi sbucciati sugli scogli sommersi che non avevano saputo o voluto evitare.

Le signore, a rosolarsi ben bene sdraiate in coperta e confabulando sotto voce di chissà quale interessante argomento o pettegolezzo.

Le Kangean, 38 isole di cui solo 6 sono abitate, formano un arcipelago nel mar di Giava equidistante (circa 120 km/75mi) a nord di Bali ed a Est di Madura di cui fanno parte, amministrazione Sumenep Regency.


Producono gas naturale (scoperto e sfruttato inizialmente dagli americani) che trasferiscono a Madura con una condotta sottomarina, ma gli abitanti sono principalmente contadini e pescatori.

Non esiste praticamente alcun traffico turistico, vuoi magari per il fatto che esiste solo un campo di atterraggio di 1000 m., riaperto quest’anno 2014.

È comunque conosciuto, sebbene poco sfruttato turisticamente, per i fondali marini incontaminati e ricchi di vita ed acqua cristallina e spiaggie coralline di sabbia rosa. E` bene considerare in proposito che l’Indonesia è formata di isole bellisime, un mare ancora incontaminato e destinazioni turistiche facili da raggiungere. Questo ci ha portato ad intraprendere questa scampagnata, anche a seguito della descrizione che feci dei luoghi durante una serata pizza e birra a Bali.


Questa zona non offre centri residenziali e discoteche ma a bordo dello yacht avremo tutto quello di cui avremo bisogno ed il mare ci darà il resto: la bellezza, le immersioni, il paesaggio, il pesce fresco e le storie da raccontare.

Il viaggio di per se è stato senza storia. Un vento moderato ci ha spinto dolcemente per tutto il viaggio ma il movimento dell’aria è stato praticamente assente in coperta, con un vento portante ci muoviamo con essa ed il sole implacabile brucia la nostra schiena ma le signore imperterrite si crogiolavano. Non abbiamo ritenuto necessario neanche alzare lo Spinnaker.

I delfini ci hanno fatto compagnia a lungo, quasi a sfidarci in una gara di velocità e mostrandoci la loro bravura con salti in lunghezza proprio davanti la nostra prua.


La scelta del nostro ormeggio è stata dettata anche per evitare brutti incontri con il coccodrillo marino che è presente nelle isole Kangean ma che elegge domicilio presso gli estuari dei fiumi, principalmente si nasconde tra le mangrovie ed assale qualsiasi preda si avventuri nel suo territorio. Questi coccodrilli, hanno la più ampia distribuzione di qualsiasi coccodrillo, vanno dalla costa orientale dell’India, per gran parte del sud-est asiatico, fino a sud verso il nord dell’Australia. I miei amici australiani conoscono molto bene queste bestie di 5-6 metri che infestano le coste australiane e ricordo, a questo proposito, il cartello che troneggiava in albergo e vicino ad ogni laghetto vicino a Darwin nei Northen Territories in Australia che sostanzialmente diceva: “in mare fate attenzione ai pescecani, nei fiumi e nei laghi potete incontrare dei coccodrilli, l’unico posti sicuro è la piscina del vostro albergo, ma prima di tuffarvi controllate che non ci sia qualche coccodrillo.”


Rimango sempre estasiato ogni volta che mi immergo o faccia dello snorkelling, nonostante conosca i fondali corallini molto bene.


Io ho sempre dubitato delle parole dette da colui che si professa amante della montagna e che dice di non amare il mare. Forse ne ha paura non avendo avuto contatti con esso e questo è naturale, ma anche un montanaro, se gli togliamo gli scarponi e lo immergessimo, senza traumatizzarlo, in un mare tropicale, vuoi per la temperatura dell’acqua, calda come quella di una vasca da bagno, vuoi per la sua limpidezza, vuoi per l’assenza di peso e per il panorama che gli si presenterebbe davanti, anche un montanaro, dicevo, rimarrebbe sbalordito dalla sensazione che si prova immergendosi in un paradiso sottomarino, cosí meraviglioso.

Tutto è oltre qualsiasi immaginazione: la forma dei coralli e dei pesci, i loro colori e i disegni che ricoprono la pelle; uno di essi viene chiamato “Pesce Picasso” e vi assicuro non a caso, la loro eleganza, la loro curiosità di fronte ad una forma vivente: gli umani, che in qualche modo invadono la loro casa ed il loro spazio vitale. Non sono pochi i pesciolini che si avvicinano senza timore per vedere le nostre intenzioni e che se ci avviciniamo troppo, non esitano a beccare la maschera, gli occhi sono l’obiettivo degli attacchi dei pesci; molti hanno un cerchio nero sulla coda per trarre in inganno quelli che potrebbero attaccarli mirando agli occhi e gli occhi invece sono mimetizzati da una riga o altro disegno (vedi il pesce pagliaccio accanto).


Pesci sasso o scorpionidi, paragonabili agli scorfani dei nostri mari, sono così ben mimetizzati nei colori e nella forma da non essere facilmente identificati se non da un occhio molto esperto. 

Sono pesci, essenzialmente statici che aspettano che la loro preda sia a portata della loro capace bocca e la loro pericolosità non è nell’aggressività ma nel fatto che le pinne dorsali estremamente appuntite e velenose possono causare un dolore intenso ed anche un arresto cardiaco di un umano in pochi minuti.



Purtroppo i locali, depredano insistentemente i luoghi, spiagge isolate, dove le tartarughe depositano le uova per venderle al mercato impunemente benchè siano una specie protetta.


Noi a bordo dello yatch abbiamo, per immergerci, un capace compressore a cui collegare il nostro tubo personale a cui è collegato il secondo stadio di un erogatore e con questo ci possiamo scendere almeno fino a 20m di profondità. Anche 2 o 3 subacquei contemporaneamente e quindi immergersi in compagnia per assistersi l’un l’altro.

Questo sistema si chiama: “surface supplied air – or hookah – diving”. È molto conveniente, per il fatto di non dover portare sott’acqua della scomoda, più che pesante, attrezzatura e quindi godere di una grande libertà di movimento senza nulla togliere alla sicurezza che viene garantita da un serbatoio a bordo che immagazzina aria oltre che erogarla alle persone immerse e che rilascia quando il compressore dovesse spegnersi. 

Una bomboletta di aria compressa appesa alla cintura, può essere utilizzata per un’ulteriore sicurezza.

A sera non è mai mancato dell’ottimo pesce cotto e mangiato sulla spiaggia annaffiato da buona birra, anche se io avrei preferito del buon vino. 

Gli amici australiani, in mancanza di onde per un surf interessante hanno approfittato della brezza onnipresente per volare sulle onde con il Kite surfing.


I giorni sono trascorsi cosi` serenamente ed intensi che senza accorgercene siamo arrivati alla fine della nostra vacanza. Come sempe avviene dopo giorni cosi` interessanti ci si ritrova ad essere improvvisamente silenziosi. E` il momento di chiudere il libro delle nostre esperienze ponendo la parola fine e benche` soddisfatti e felici una tristezza ci pervade, forse il desiderio di prolungare quei momenti magici trascorsi in mare con un contatto intimo con la natura.


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