• Libra Adri

Il coraggio di partire.


Mi piace trascorrere gli ultimi momenti della giornata seduta in terrazza, con la vista del mare che sempre mi rasserena, guardo le barche dei pescatori che partono per gettare le reti, svuoto la mente dai pensieri negativi; nelle ultime ore del giorno, il colore del cielo acquista sfumature di incredibile bellezza, è il momento più bello della giornata; mentre il suono della risacca mi rilassa, vedo una piccola barca a vela che si avvicina, sarà lunga non più di sette metri, un piccolo dinghy è legato a poppa, si avvicina ad una boa e si ormeggia. Adesso è vicina, la posso vedere meglio, un uomo sul ponte riordina le cime, anche da lontano posso notare che la barca ha bisogno di una mano di vernice, deve aver navigato a lungo.


Il sole è tramontato, rientro in casa per preparare la cena, dopo poco suona il campanello del portone, non aspettiamo visite, tutti gli uomini del villaggio sono in moschea, le donne sono in casa con i figli più piccoli, incuriositi mio marito ed io  andiamo ad aprire.


Un giovanotto non molto alto, con una corta barba bionda ci saluta e tenendo una bottiglia di whisky in mano ci dice: ‘volete fare un po’ di commercio?‘


Riconosco in lui il giovane che nel tardo pomeriggio ha ormeggiato nel tratto di mare di fronte alla nostra casa, mio marito guarda la bottiglia, guarda il giovane e gli risponde: ‘mia moglie ed io preferiamo bere vino, ma tu entra e sii nostro ospite a cena.’


È originario della Carolina del Nord, nel suo paese non si sente abbastanza libero, desidera lasciarsi dietro le spalle esperienze infelici, ha sempre vissuto in una società troppo chiusa ed attenta solo alle apparenze, decide di partire, comincia a mettere da parte un po’ di denaro, sufficiente per comprare una barca a vela, spartana ma sufficientemente attrezzata per navigare nell’oceano e lascia gli USA, con l’intenzione di fare un breve viaggio, invece è in mare da tre anni ed ancora non ha pensato al suo rientro.

Peter ci racconta che dopo aver attraversato il canale di Panama si è diretto verso le  Hawaii, ha raggiunto, il Vietnam, le Filippine e poi la Nuova Guinea; parla e a volte gli trema la voce, rammenta le prepotenze di una burocrazia avida ed ottusa, la scortesia immotivata della gente ignorante, è solo un attimo ma in quel momento mostra tutta la sua fragilità; a volte sorride quando ricorda gli uomini e le donne di Flores, di Timor, cristiani cattolici che vivono la loro religione con fede gioiosa, con la serenità che deriva dall’accettazione, conoscendo l’intolleranza di altre confessioni religiose.


Il girovagare di Peter non deve essere stato sempre piacevole, infatti sorvola sugli incontri dalla Nuova Guinea per arrivare in Nuova Zelanda, a questo punto il suo viso cambia espressione, diventa duro, il tono della voce s’inasprisce, deve aver avuto una brutta esperienza, aspetto il resto del racconto.




Entra nel porto per registrare la sua entrata nel Paese, ma consapevole che la sua barca non è in buone condizioni, si ormeggia distante dalle altre imbarcazioni, non ha ancora finito l’ormeggio che arriva un responsabile del porto che gli ordina di salpare, in poche parole lo caccia dal porto e gli intima di lasciare la Nuova Zelanda.


Peter cerca di far ragionare l’uomo, si fermerà solo lo stretto necessario, deve fare qualche riparazione alla barca ed acquistare delle provviste per proseguire il viaggio, poiché insiste con forza nella sua richiesta di rimanere, viene arrestato e la barca viene sequestrata. Peter non si dilunga nei particolari, gli trema la voce, il ricordo di quei giorni lo fa ancora soffrire, dopo una settimana riesce a farsi restituire la barca, e poiché gli rifiutano il visto di entrata, salpa con solo una riserva di acqua e poche provviste.




Fortunatamente non tutti i paesi sono così inospitali, ma nonostante le disavventure che ha incontrato, Peter non desidera tornare a casa, non ancora.


Il mattino dopo la sua barca non c’è più, aveva accennato che la sua prossima destinazione sarebbe stata Bali, poi la Malesia.


Un ragazzo fragile ma con tanto coraggio, ed in cuor mio gli auguro ‘buon vento’, ne avrà bisogno.



#CortesiainmarenewZealand #ipocrisia #razzismo

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