• Libra Adri

FACEBOOK, surrogato della famiglia?


Non è una bella immagine della società quella vista attraverso Facebook. Quelli che, come me, vogliono preservare il piacere di una conversazione, sono forse destinati alla solitudine?

Sono convinta che FB sia un formidabile mezzo di comunicazione o forse potrebbe esserlo… sicuramente è usato male.

Dietro la facciata di innocua conversazione e comunicazione spazzatura, vi è un inquietante strumento di controllo di massa, per i motivi più disparati.

Milioni di persone si nascondono dietro l’anonimato di un nickname, sicuri di non essere riconosciuti, in una esaltazione di potere si creano una nuova identità, tutto è falso in loro, quello che raccontano di se, la foto, i dati personali, sfogano le loro frustrazioni, si divertono ad attaccare, dandosi manforte l’un l’altro per spasso, per noia, per cattiveria, ignorano il rispetto verso gli altri, privi di tolleranza, fanno dell’invidia, un modo di vivere che non conosce pietà.

Troppi si permettono di giudicare la persona e le impediscono di esprimersi, vogliono dire la loro opinione anche feroce e scappare impuniti. Viaggiano in rete ma il loro scopo non è comunicare, bensì sfogare le loro frustrazioni, senza pensare o fregandosene del male che infliggono, per divertimento feriscono ed insultano chi non può o non sa difendersi, con la volgarità ed il disprezzo che nella vita reale non possono permettersi.

Non sentono la responsabilità di quanto asseriscono perché questa non è richiesta, forse pensano: “posso dire quello che voglio” e si sentono protetti, scrivono cose che non direbbero mai ad una persona ma lo asseriscono con forza su FB.

Nel mondo reale non accade con la stessa frequenza che qualcuno umilii od offenda l’interlocutore che ha fisicamente di fronte, questa è diventata la regola nel mondo virtuale, protetti dall’anonimato e da una male interpretata libertà di espressione, senza assumersi la responsabilità di quanto affermano.


Questo il motivo per cui si arriva ad odiare quei mega siti, sono volgari nelle espressioni e nei modi, un mezzo per sfogare i propri rancori, purtroppo capisco anche che sono il futuro modo espressivo della nostra società.

Tutti i fenomeni sociologici hanno un periodo di esasperazione prima e di assestamento poi, ma quello di FB dura ormai da 10 anni e non accenna a stabilizzarsi.

e piccoli web che non possono competere con mostri Facebook, Twitter, LinkedIn, vengono inevitabilmente fagocitati.

Quello che è iniziato come un passatempo, è diventato un fenomeno che non si può fermare, i giovani sentono il bisogno di essere ascoltati, in mancanza dei genitori preferiscono interagire su FB piuttosto che uscire, incontrare i coetanei, socializzare. 

I genitori sono stati sostituiti dagli amici virtuali, quelli a cui chiedere un consiglio, gli unici confidenti.

Ciò che non si capisce è il ruolo delle famiglie in questa situazione, sembra che assistano a questo fenomeno senza reagire, i loro figli si rifugiano in FB perché si sentono soli e diventano sempre più solitari a causa di FB.

Genitori disattenti, troppo impegnati a vivere la loro vita, senza il tempo per dialogare con i propri figli, la religione che ci accompagnava nell’età formativa e che ci insegnava principi e valori, non è più la guida di cui tutti abbiamo bisogno, l’etica ormai è considerata superata a favore della ricompensa immediata, una morale distorta che da valore solo al denaro e tutto diventa lecito pur di ottenerlo.


La famiglia, mettendo da parte i luoghi comuni, era l’ultimo rifugio per ritemprare lo spirito, per cercare e trovare una parola di conforto, in cui si correva nei momenti di crisi, quando si aveva la necessità di un luogo sicuro, di un abbraccio da chi ci vuole bene; chi ha avuto la fortuna di conoscerla, apprezza il suo valore e lo preserva gelosamente, chi non ha mai provato il calore di una famiglia, per tutta la vita avvertirà un vuoto che tenterà di colmare come può.

Mi considero un’osservatrice libera da pregiudizi, non essendo coinvolta direttamente, noto con obiettività alcuni errori della nostra società, riconosco il pericolo verso cui corrono i nostri giovani, senza controllo, senza una guida, assorbono tutto, con conseguenze a volte terribili.



FB ha sostituito il confessore, l’assistente sociale, lo psicologo, l’amico a cui confidare i propri crucci, i genitori che ascoltano e consolano.

Le future generazioni come ricorderanno Mark Zuckerberg, l’ideatore di Facebook, come (Albert Schweitzer) un geniale benefattore o come (Hermann Goehring) uno psicopatico criminale?

Forse sarà ricordato semplicemente come colui che, insieme con i suoi amici, creò un nuovo metodo per avvicinare le persone; questo nuovo sistema di relazionarsi, ha cambiato il modo di porsi verso gli altri, ha contribuito a distruggere il dialogo vero fra le persone e ha contribuito a cambiare la società che conoscevamo, in aggiunta, senza volerlo o immaginarlo, ha dato uno scossone alla struttura già traballante della famiglia.


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