• Libra Adri

EUROPA È IL CANCRO, ISLAM È LA RISPOSTA…



I musulmani davanti al duomo di Milano per le loro preghiere sono una provocazione indicibile che si è ripetuta in altre grandi città, con l’immunità da parte delle autorità comunali che preferiscono non vedere per il timore di essere tacciati di razzismo.


   Quello che stupisce non sono gli uomini inginocchiati per la preghiera, ma gli italiani che li osservano con curiosità, che scattano foto, che si divertono come ad uno spettacolo senza rendersi conto della gravità del fatto a cui stanno assistendo, non vedono l’insulto, la provocazione che viene sbattuta in faccia a tutti i cristiani. 


   Gli europei sono impreparati davanti all’aggressione dei musulmani. Per tutti noi che siamo abituati alla massima tolleranza e rispetto di altre etnie e religioni, la loro intransigenza mal celata dietro frasi fatte ci lascia inebetiti, incapaci di reagire.



Gli stupri di Colonia sono diventati un esempio emblematico dell’accoglienza in Europa che si trasforma in invasione e prevaricazione.


Quelle ingiustificabili violenze sono state molto più che un deplorevole atto di criminale sessualità… sono state azioni premeditate contro la libertà delle donne europee, un atto pianificato, organizzato, urlato “facciamo quello che ci pare!” e che hanno sconvolto tutta l’Europa per finire nel silenzio, ma gli stupri continuano. 


Le donne europee che si vestono come vogliono, escono la sera, incontrano gli amici, sono tutti segnali forti per il musulmano che crede di poter approfittare di quello che loro ritengono erroneamente un incoraggiamento, un invito a farsi mettere le mani addosso, le loro donne sono vestite dalla testa ai piedi, serrate in casa, lontano da occhi indiscreti… 




I musulmani reclamando la libertà di religione, impongono invece i loro veti nella vita sociale dei paesi che li hanno accolti: nei menù scolastici, nei teatrini natalizi per i bambini, nelle gite scolastiche in musei o chiese di interesse artistico, nelle immagini sacre espressione della religione cristiana, reclamano la libertà di esprimere il loro Credo, ma la negano, nei loro paesi, ai pochi cristiani che ci vivono a cui spesso è negata una Messa la domenica mattina, senza dover essere protetti dalla polizia che comunque guarderebbe da un’altra parte se dovesse accadere qualcosa,  negli altri giorni della settimana, se qualcuno volesse entrare in chiesa per un attimo di meditazione, nel silenzio e nel profumo d’incenso, la troverebbe chiusa per prudenza, perché non venga profanata.



I migranti sono stati salvati, accolti nella nostra società, aiutati a trovare un lavoro, una casa, nessuno chiede la loro riconoscenza ‘fai del bene e dimenticalo’ ma non vogliono neppure che infastidiscano le donne, che pretendano soldi pubblici per costruire le loro moschee, posti di ritrovo per le loro feste, che abbiano le loro scuole private dove si insegna ai bambini ad odiare i cristiani-pagani, che impongano le loro usanze fregandosene del paese in cui vivono.





Se tutto questo mi definisce razzista, ebbene sono razzista per difendere la mia cultura, se questo significa essere intollerante, vuol dire che sono orgogliosa delle mie tradizioni e voglio difenderle contro quelli che  tentano di distruggerle e sostituirle con i loro costumi: mutilazioni femminili, burka, poligamia, segregazione, violenza sulle donne….





La scrittrice – divulgatrice – donna coraggiosa – Oriana Fallaci, la puoi odiare o amare, ma non puoi che riconoscere il suo coraggio. I suoi scritti oggi vengono studiati, analizzati, apprezzati a denti stretti da certa cultura classista, ma durante la sua vita ha subito processi per aver esternato le sue convinzioni, è stata accusata di blasfemia, razzismo-religioso, xenofobia, reato di opinione.


Un atto di giustizia rileggere i suoi scritti, oggi che il quadro è ancora più chiaro e molti, che le davano della pazza, sono costretti ad ammettere che invece aveva mille volte ragione.



Seguono stralci degli scritti di Oriana Fallaci: 


Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006) 




….


Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. ce l’abbiamo in casa. (…) Cioè col permesso di soggiorno. Con l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta.


……


“Io non vado a rizzare tende alla Mecca. Io non vado a cantar Paternostri e Avemarie dinanzi alla tomba di Maometto. Io non vado a fare pipì sui marmi delle loro moschee, non vado a fare la cacca ai piedi dei loro minareti. Quando mi trovo nei loro paesi (…)  non dimentico mai d’ essere un’ ospite e una straniera. 


Sto attenta a non offenderli con abiti o gesti o comportamenti che per noi sono normali e per loro inammissibili. Li tratto con doveroso rispetto, doverosa cortesia, mi scuso se per sbadatezza o ignoranza infrango qualche loro regola o superstizione. (…)  Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un’ ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’ altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c’ è posto per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, (…) per il loro fottuto chador. E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra Patria. 


Significherebbe regalargli l’ Italia. E io l’ Italia non gliela regalo.”



Un nemico che appena installato nelle nostre città o nelle nostre campagne si abbandona alle prepotenze ed esige l’alloggio gratuito o semi-gratuito nonché il voto e la cittadinanza. (..) Un nemico che ci impone le proprie regole e i propri costumi. Che bandisce il maiale dalle mense delle scuole, delle fabbriche, delle prigioni. (..) Un nemico che negli asili vuole abolire anzi abolisce il Presepe e Babbo Natale. Che il crocifisso lo toglie dalle aule scolastiche, lo getta giù dalle finestre degli ospedali, lo definisce «un cadaverino ignudo e messo lì per spaventare i bambini musulmani». (..) Il nemico, infine, per il quale trovi sempre un magistrato clemente cioè pronto a scarcerarlo. E che i governi eurobei (ndr: non si tratta d’un errore tipografico, voglio proprio dire eurobei non europei) non espellono neanche se è clandestino.



L’Eurabia ha costruito la panzana del pacifismo multiculturalista, ha sostituito il termine «migliore» col termine «diverso-differente», s’è messa a blaterare che non esistono civiltà migliori. Non esistono principii e valori migliori, esistono soltanto diversità e differenze di comportamento. Questo ha criminalizzato anzi criminalizza chi esprime giudizi, chi indica meriti e demeriti, chi distingue il Bene dal Male e chiama il Male col proprio nome. Che l’Europa vive nella paura e che il terrorismo islamico ha un obbiettivo molto preciso: distruggere l’Occidente ossia cancellare i nostri principii, i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra civiltà. Ma il mio discorso è caduto nel vuoto. Perché? Perché nessuno o quasi nessuno l’ha raccolto. Perché anche per lui i vassalli .. della politica) gli intellettuali e i giornali e le tv insomma i tiranni del politically correct , hanno messo in atto la Congiura del Silenzio. Hanno fatto di quel tema un tabù.

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