• Libra Adri

Educazione ed insegnamento.


Diciamocelo sottovoce, molte donne oggi, vogliono essere madri ma non desiderano essere mamme. Un tempo la condizione di una donna sposata senza figli era vissuta quasi come una vergogna, oggi molte donne dichiarano senza falsi pudori che non vogliono bambini, sentono di non avere l’istinto materno e non si azzardano a mettere al mondo un figlio che sentono di non essere capaci di allevare.

Le madri invece che i figli li hanno voluti, forse sottovalutando l’impegno che richiedevano, sembra che abbiano difficoltà a staccarsene quando li portano all’asilo, sono madri che, il più delle volte, nascondono anche a se stesse di essere felici di liberarsi di loro anche solo per qualche ora, inconsciamente se ne vergognano e mostrano un’apprensione che camuffa i reali motivi.

Non c’è bisogno di scomodare psicologi famosi per rendersi conto che il cervello umano è bravissimo a confondere le apparenze per assolversi.

La parola mamma ha da sempre evocato immagini di amore, tenerezza, bimbi assorti ad ascoltare favole, il ciambellone appena sfornato, la minestrina di pollo..

Questo forse era vero una volta. Oggi le mamme vanno dall’estetista, fanno shopping, accompagnano il figlio all’asilo e si recano in ufficio, prendono il caffè con le amiche, per le favole c’è un DVD, le torte si comprano surgelate, i cibi precotti sono la loro salvezza, benedetto chi ha inventato il forno a microonde .

Più di una donna penserà: “i padri dove sono, cosa fanno?” ed io rispondo che i padri non fanno nulla, se non sono obbligati, perché sono maschi e ci vuole una sensibilità femminile per educare un bambino, il ruolo del padre arriverà in seguito, quando le basi di un’educazione saranno già state impiantate. Questo è il ruolo della madre, il padre potrà cambiare il pannolino, fare la spesa, aiutare in casa ma i primi dettami della futura educazione sono della madre e questo non lo si può cambiare.

I problemi psicologici di moltissime persone ricadono sulla mancanza di attenzione e di amore da parte della loro madre.

Se quello che ho scritto finora, nei precedenti articoli, sull’educazione dei figli, sul loro diritto di crescere senza carenze affettive e di riferimento, potrà aiutare anche una sola mamma a capire quanto sia importante il suo ruolo, mi riterrò appagata; se avrò fatto una breccia nel muro di paura che molte costruiscono intorno ai propri sentimenti, saprò che le mie parole sono state utili a qualcuno.

Ci sono famiglie che si svenano per pagare le assurde rette degli asili e le mamme conservano il posto di lavoro nella speranza che un giorno queste “rapine” abbiano termine.

Qualcuno potrebbe dire che se queste mamme non possono pagare, stiano a casa a badare ai loro figli, ma non bisogna generalizzare, la maggioranza delle donne lavorano per bisogno e se anche la metà dello stipendio sfuma per pagare l’asilo, il resto è sempre il benvenuto per pagare le bollette.

Finito il calvario della scuola per i più piccoli, inizia l’avventura dei figli che vanno alle elementari.

Gli italiani hanno assimilato la forma più squallida di razzismo, hanno dimenticato che tutti hanno diritto allo studio, vogliono il meglio solo per i loro figli, temono che qualsiasi iniziativa nasca per togliere a loro qualche beneficio, per darlo a bimbi stranieri, questo parte dall’assunto che quando in una classe entrano un certo numero di bimbi extra comunitari, il livello di apprendimento dei bimbi italiani si abbassa notevolmente .

Il problema esiste e non dobbiamo ignorarlo ma alcuni vorrebbero arrivare all’assurdo di ghettizzare i bambini stranieri, comporre classi solo per loro, impedendo e rimandando il loro inserimento nella nostra società, cominciando dalla scuola.

Non capiscono questi genitori che socializzare con una diversa cultura è un arricchimento per tutti. La soluzione potrebbe essere semplice, cominciare ad insegnare i primi rudimenti della lingua italiana a questi bimbi durante i mesi estivi, non sarà molto, ma sarebbe un inizio.

Si parla tanto di bamboccioni, di sfaticati, sempre in cerca di divertimenti, parlarne è utile ma dobbiamo anche capire perché.

Questo stato di cose, a prescindere che la madre lavori in casa o fuori, si ripercuote per tutta la vita adolescenziale dei ragazzi, fino a sclerotizzarsi nell’età adulta.

La scuola dovrebbe essere la preoccupazione primaria di ogni nazione, semplicemente perché è lì che inizia la preparazione dei futuri cittadini, il loro impegno civico, la serietà negli impegni assunti, la correttezza verso il prossimo.

L’educazione impartita dalla famiglia sarà la base per l’insegnamento, il rispetto verso l’insegnante e i compagni, il dovere di studiare, educazione nel comportamento.

Nella nostra società ognuno ha il suo ruolo, quello della scuola è di insegnare, quello dei genitori di educare i figli. Molti ancora confondono l’istruzione con l’educazione.

L’errore che le famiglie hanno commesso molto tempo fa, è stato quello di togliere autorità al corpo insegnante e contemporaneamente scaricare sulla scuola la responsabilità di educare i giovani, con il risultato che questi ragazzi non li educa nessuno. Gli insegnanti si impegnano, ci mettono il cuore, i genitori prima delegano i loro doveri, poi criticano le loro iniziative.

La causa principale per cui la scuola italiana non funziona è che l’insegnante è demotivato, aveva iniziato questa carriera per passione ma in seguito l’ha proseguita solo per ricevere uno stipendio, fra i più bassi d’Europa; non può permettersi di rimproverare un alunno perché i genitori del discolo lo accusano di maltrattamenti psicologici, i voti non sono più espressioni di merito ma contentini per vivere in pace con le famiglie ma i problemi seri della scuola italiana iniziano alle “superiori”.

È la famiglia che educa ma i genitori incapaci di farlo, vorrebbero gravare il corpo docente di questo compito aggiuntivo con il conseguente problema di incappare nelle ire di genitori che pur incapaci, non concordano sulle iniziative degli insegnanti ed ha svuotato di autorità la loro figura.

I professori non hanno un’autorità che va oltre l’insegnamento della materia insegnata, i genitori continuano a ripetere che “è la scuola che deve pensarci..” ma quando i prof. tentano di modernizzare l’insegnamento, i genitori si risentono e partono le accuse, non accettano quello che non capiscono……

La risultanza immediata è che i ragazzi non studiano con serietà, le loro priorità sono altre, non hanno tempo per i compiti, pensano di ottenere la sufficienza senza alcuno sforzo, come se fosse dovuta. Sembra quasi che il loro compito si esaurisca con la sola presenza in classe, anche se non assidua; “se non apprendo è dovuto al cattivo insegnamento”; vanno a scuola solo per accontentare i genitori, “bisogna pur dare un contentino a quei poveretti”, e quei poveretti sono così felici che il figlio non debba riparare un paio di materie che lo premiano, non perché è stato promosso ma perché non è stato bocciato.

I giovani poi si meravigliano se ai colloqui per ottenere un lavoro, vengono rispediti a casa perché non idonei; per dirlo senza eufemismi, perché sono ignoranti e non si accontentano, vogliono il meglio senza averlo meritato.

Non voglio farmi scoraggiare dalle difficoltà di questi anni, matureranno anche questi ragazzi, impareranno da soli e con più fatica la lezione di vita che le famiglie non hanno trasmesso, ci vorrà solo più tempo… speriamo.


#scuola

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