• Libra Adri

… ed i poveri stanno a guardare

Di fronte a certi avvenimenti, mi viene spontaneo pensare, con preoccupazione, a cosa sia destinata la nostra società.

In un paese “moderno” i cambiamenti si susseguono tra l’indifferenza di tutti ma in una società semplice, potrei definirla essenziale, primitiva o anche arretrata, come quella di Lombok, i cambiamenti è possibile inquadrarli nella loro reale motivazione e troppo spesso individuati nell’interesse di pochi: le concentrazioni oligarchiche del potere ovvero speculazione o più elementarmente: tutto ha solo uno scopo: il denaro e mai il benessere di un popolo e la prosperità di un luogo. 

L’unica eccezione, del mio mondo conosciuto, che mi viene alla mente è Singapore e per quella realtà ho speso già molte parole per illustrare il mio pensiero. 

Link: “Un gioiello di citta`” e “la mia Singapore”


Il primo ottobre del 2011, in partenza per Singapore, andai in città a Mataram-Lombok, dall’isola dove risiedo. Conclusi quanto avevo da fare e salii sul taxi che dal centro città mi doveva portare all’aeroporto che avrei normalmente raggiunto in dieci minuti; ancora non sapevo che il vecchio scalo era stato chiuso e che da oggi, tutto il traffico aereo era stato dirottato verso il nuovo aeroporto. Mi avverti il tassista: “Ibu (signora) lo sai che devi partire dal nuovo scalo a Praya?” lo guardai stupita e gli chiesi quanto tempo avrebbe impiegato a raggiungerlo: “un’ora “ mi rispose, “allora vola perché il mio aereo parte fra quarantacinque minuti!!”


Il nuovo aeroporto pomposamente chiamato “Aeroporto Internazionale di Lombok”, giustificandolo col necessario progresso dell’isola, ha soppiantato il piccolo ma grazioso aeroporto di Lombok, incastonato ai margini della città di Mataram, con la sua pista allineata a mare, non provocava ne’ impatto all’ambiente, ne’ alla popolazione locale, in considerazione che Lombok è un piccolo scalo con pochissimi, meno di dieci voli internazionali alla settimana, limitati a Singapore e Kuala Lumpur.

Era un progetto di cui si parlava da anni e mio marito, scuotendo la testa, continuava a dire :“vedrai non ne faranno nulla. Non si apre un nuovo aeroporto per 30 voli giornalieri o se non esiste un grave impatto ambientale dell’esistente aeroporto”.




La verità è che il progetto ha solo favorito una enorme speculazione, programmata da tempo, con la compravendita di terreni agricoli destinati al nuovo aeroporto. Questo ha causato un grave impatto ambientale perché vaste aree coltivate sono state acquistate dagli investitori che le hanno rivendute con largo profitto. Dove un tempo vi erano solo fertili campi coltivati a riso, granoturco, arachidi, canna da zucchero e tabacco, ora c’è un enorme aeroporto di cui Lombok non aveva assolutamente bisogno.

Questa speculazione non è stata fine a se stessa ma l’effetto collaterale di un’altra molto più grave; infatti gli stessi speculatori si erano contemporaneamente o precedentemente accaparrati centinai di ettari di terreno, sulla costa sud di Lombok, ad un prezzo irrisorio per costruirvi alberghi e ristoranti, che non avrebbero avuto modo di svilupparsi a causa della distanza sia dalla città che dal vecchio aeroporto. Il nuovo aeroporto è quindi servito a rendere accessibile quest’area al turismo che ora si trova distante solo venti minuti di macchina. Inutile dire che i prezzi sono già sensibilmente lievitati,


In breve tempo, la già fiorente, anche se discutibile, zona turistica di Senggigi  a nord di Ampenan, si è ritrovata distante due ore di macchina dal nuovo aeroporto e vedrà ridimensionato il suo traffico turistico, vedendo dirottati i clienti verso zone più facilmente raggiungibili.

La zona di Kuta a sud di Lombok, favorita da questo nuovo aeroporto, benchè abbia delle spiaggie meravigliose, non si presta ad un turismo “balneare” a causa della natura della costa e dell’oceano. Il lato sud dell’Indonesia si affaccia su un abisso marino ed oceano aperto che si estende fino all’Antartide. Le onde che qui si formano sono considerate le più pericolose dagli stessi surfisti che popolano queste coste da moltissimi anni. Fin’ora il turismo era limitato a queste bande di allegri scapestrati dall’Australia, Brasile e Giappone. 

Abbiamo descritto sufficientemente questi luoghi nel nostro articolo: “Le spiaggie a Sud”


Le isole a nord di Lombok (le “Gili”) hanno visto il loro traffico crescere a dismisura ma essendo anche queste difficilmente raggiungibili via terra, un traffico di barche veloci da Bali soddisfa pienamente le richieste dei vacanzieri che stanchi della loro permanenza a Bali, vogliono concedersi una vacanza al mare. Questo sviluppo inusitato ha fatto crescere il prezzo di un ettaro di quella terra fino a costare anche seicentomila euro per ettaro ovvero 7 miliardi di rupie, un numero così stratosferico che in questa realtà, pochi sanno scrivere.

Correndo, si fà per dire, verso il nuovo aeroporto, potei notare che la strada non era ancora ultimata, delle quattro corsie solo due erano parzialmente completate ed a tratti la strada era sterrata ed alcuni ponti erano ancora da costruire.

Il Governatore e altri esponenti del governo centrale, visto che i lavori procedevano a rilento e la sua apertura veniva rimandata di sei mesi in sei mesi, hanno ordinato la chiusura del vecchio scalo. Erano stanchi dei continui rinvii, delle difficoltà create per ottenere ulteriori finanziamenti, in una parola per non condannare Lombok all’isolamento, la società costruttrice avrebbe dovuto ultimare i lavori di uno scalo aperto.

Come quasi sempre accade quando si apre un nuovo aeroporto, ci sono mille problemi da risolvere anche se lo scalo è stato completato. In questo caso, il nuovo scalo era lungi dall’essere ultimato e già vi pioveva dentro, i gabinetti non avevano le porte, il parcheggio è ancora oggi un campo incolto, fangoso o polveroso, i computers non funzionavano come pure i telefoni, gli impiegati usavano i loro cellulari personali per le telefonate di lavoro, il check-in fu eseguito a mano, le liste passeggeri compilate a mano, i bagagli venivano trasferiti con i carrelli perché anche i nastri trasportatori non funzionavano, la folla dei viaggiatori si accalcava agli sportelli e i poveri impiegati erano pallidi per la fatica ed incassavano l’ira di tanti passeggeri che perdevano la coincidenza a Denpasar, Surabaya e Jakarta. Mio marito disse: “non oso pensare a come stiano operando i controllori di volo in torre controllo e quali assistenze all’atterraggio siano funzionanti…”

Quando infine le pratiche di imbarco furono completate ed avevo la carta d’imbarco, non più preoccupata per il mio viaggio, mi guardai intorno ed osservai meglio la folla di gente delle campagne che si accalcava fuori per ammirare gli aerei che non avevano mai visto così da vicino e per osservare i turisti tanto diversi da loro. È gente questa che non è neanche mai andata a Mataram che non è certo una metropoli. Abbiamo visto spesso queste anime semplici bloccarsi davanti ad una scala mobile nel timore forse di essere inghiottiti.

Ancora una volta gli ignari abitanti di Lombok, con una mentalità da XIX secolo, erano stati catapultati nel XXI secolo, non avevano mai visto nulla di così lontano dal loro quotidiano.

Una massa incredibile di gente aveva invaso tutto il teminal, la polizia era riuscita a tenerli fuori solo dal salone partenze; dovemmo farci largo con le valige per riuscire a passare, tanto poco era lo spazio libero rimasto.

Famiglie, villaggi interi erano arrivati dal circondario per ammirare “questa meraviglia”. La costruzione piu` grande che mai hanno visto è la loro moschea; avevano steso a terra le loro stuoie, portato da mangiare e da bere, tutti vestiti a festa, gli abiti sgargianti in un’ingenua pretesa di eleganza, i visi cotti dal sole come solo i contadini possono avere, le mani robuste di chi ancora zappa la terra, i bambini che ci guardavano a bocca aperta, alcuni accennavano un timido sorriso, non avevano mai visto uno straniero.

Oggi ad un anno esatto di distanza solo i servizi essenziali sono stati implementati, i parcheggi, come dicevo, sono ancora inesistenti, solo qualche albero è stato piantato lungo la strada che porta al terminal mentre l’inusitato spazio antistante il terminal è una distesa di sterpaglie ed i contadini locali continuano a riversarsi numerosi in aeroporto con immutato stupore.

Loro fuori, io aldilà delle vetrate, ci guardiamo con stupore reciproco. Chissà come appariamo ai loro occhi, ho il sospetto che in questa società capovolta siamo noi le scimmie di questo zoo.


http://www.mixpod.com/playlist/89119650

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