• Libra Adri

Darwin ed il rientro.

http://www.mixpod.com/playlist/75686362Avevamo attraversato l’isola di Java, traghettato per Bali, su di una carretta del mare eravamo giunti a Lombok, una visita veloce a Sumbawa… eravamo agli sgoccioli del nostro anno sabbatico quando sbarcammo in Australia.

Northen Territory.  Arrivammo a Darwin a metà settembre, nel culmine della stagione secca. Il caldo era atroce. Per quel primo giorno ci fermammo in un albergo per ritemprarci dalla stanchezza del viaggio, rinfrescarci e abbozzare un programma per i giorni seguenti, anche se di regola non facciamo mai grandi programmi.

L’altra cosa che notammo nella hall dell’albergo fu un grande cartello che diceva: “Nel mare ci sono i pescecani, nei fiumi e nei laghi ci sono i coccodrilli, se vuoi fare un bagno usa la piscina dell’albergo, ma prima controlla che non ci siano dentro coccodrilli.” In serata, conversammo con un ragazzo di Sydney, ci disse: “l’Australia è piena di niente” …Come inizio non era male…. L’indomani, andammo ad affittare un camper per i nostri spostamenti. Forniti di una carta geografica dettagliata, di buon ora, partimmo per i Territori Nuovi. Se ricordate il film Crocodile Dundee quella era la zona che ci accingevamo a visitare, solo che il film fu girato alla fine della stagione delle piogge quando la maggior parte delle zone allagate si erano in parte asciugate e il verde del bush era ancora lussureggiante ed intatto.. Iil bush australiano è uno spettacolo della natura che non si riesce ad immaginare, specie per chi viene dall’ Italia, dove la maggior parte del panorama è ondulato da dolci colline. Questa pianura piatta e sconfinata, ti trasmette nello stesso tempo un senso di meraviglia e di angoscia. L’uomo si sente piccolo ed insignificante in questo spazio apparentemente senza fine. Il caldo alzava mulinelli di polvere. Le mosche apparivano dal nulla e ti tormentavano. Ovunque guardassimo vedevamo cespugli bruciati, un territorio annerito da un recente incendio, ci spiegarono poi, che usavano bruciare il bush per molte miglia intorno alle città per paura che un incendio incontrollabile le raggiungesse provocando danni maggiori. Il ragionamento aveva una logica, ma che desolazione…. Lungo il bordo della strada, uno dietro l’altro camminavano un gruppo di aborigeni, vestiti poveramente, un sacco in spalla, impassibili non ci rivolsero un saluto o uno sguardo, tre uomini e due donne, povera gente ai margini di una società che li ha privati della loro cultura e poi emarginati.

Arrivammo in un centro abitato, era segnato sulla carta geografica ma non riuscivamo a scorgerlo, dov’erano le case? Arrivammo ad un incrocio e finalmente vedemmo le indicazioni stradali, il municipio, la banca, il supermercato, la biblioteca, la chiesa….. Ma la città dove era? Ci aspettavamo di vedere un agglomerato urbano, per quanto piccolo. In questa regione dell’Australia le case sono bassissime, sovrastate dagli alberi per difendersi dal caldo, hanno spazio in abbondanza cosicché le case hanno sempre un vasto terreno tutto intorno, non è possibile scorgerle dalla strada. Infine trovammo il supermercato e mentre facevo la spesa, curiosavo fra i vari tipi di alimenti, c’erano formaggi prodotti in Australia che imitano sfacciatamente anche nel nome quelli italiani, lo stesso per la pasta, constatai che la carne costava pochissimo, le verdure erano tutte impacchettate, certamente giungevano in aereo dalla zona temperata dell’Austrialia ed erano un po’ care, c’erano tantissime marche di birra ed anche una bevanda non alcoolica che ne ricordava il sapore.

 Ci addentrammo in questo territorio, ma il paesaggio non mutava, terreno bruciato, sterpaglie annerite e cittadine dormitorio, dove l’unico divertimento della gente è quello di incontrarsi al pub la sera per molte birre…. e quattro chiacchiere. Gli australiani che vivono nei Territori Nuovi sono persone un po’ rozze ma alla mano e socievoli. Non potrebbe essere diversamente, socializzare è una necessità dettata dal territorio immenso, con scarsissima popolazione. Venivamo sempre accolti con entusiasmo e curiosità: gente nuova con storie da raccontare. Cominciavo a chiedermi di che cosa vivesse questa gente, non di agricoltura, la natura del terreno non lo consente, non di commerci, qui non si produce nulla, quando vidi un campeggio con centinaia di enormi case mobili, alcune saranno state lunghe 10metri. Erano le case dei minatori che, con tutta la famiglia si spostano di miniera in miniera: sono vagabondi, lavorano con un contratto a termine, finito l’ingaggio, se sono stufi, cambiano miniera e paesaggio. In città abitano gli impiegati, i tecnici, il personale amministrativo e gli ingegneri minerari. Il panorama cambia radicalmente nella stagione delle piogge. I Territori Nuovi, diventano la più vasta zona alluvionale del mondo. Lungo le strade sono piantati paletti colorati, come da noi sulle strade di montagna per la neve, solo che qui segnano l’altezza dell’acqua. Tutte le auto hanno la presa d’aria del carburatore ed il tubo di scappamento che svettano dal tetto e sempre sul tetto di tutte le macchine c’e una barca di alluminio, leggera e maneggevole. Dove non si può arrivare con la macchina, si utilizza la barca. Avevamo letto che in questa parte dell’Australia vi sono delle fantastiche cascate ma non fu possibile vederle. Durante la stagione secca, vi è solo un rigagnolo di acqua, durante la stagione delle piogge fra allagamenti, serpenti e coccodrilli è meglio evitare. In compenso vedemmo enormi termitai, alti più di due metri.

Girovagammo per un mese in questa parte dell’Australia, torturati dal caldo e da milioni di mosche. Una cosa stupenda riuscimmo finalmente a vederla che da sola valse la pena della fatica di questo viaggio, i dipinti rupestri degli aborigeni australiani. Magnifici, commoventi.

Questo viaggio durato un anno, iniziato a Jakarta e finito a Darwin, ha cambiato il nostro modo di rapportarci alla vita di tutti i giorni, è stato una pietra miliare della nostra esistenza. Abbiamo sempre viaggiato nel sud-est asiatico, attenti a percepire quanto di significativo entrava in contatto con noi, ma per motivi di tempo, non ci eravamo mai immersi totalmente e così a lungo in culture e territori così lontani e diversi dal nostro modo di vivere, pensare, ma soprattutto dal nostro modo di sentire. Non ci siamo comportati come turisti che evitano le realtà sgradevoli, non abbiamo volto gli occhi altrove quando uno spettacolo turbava la nostra sensibilità, abbiamo preso coscienza di società difficili e diverse.

Ci si abitua a tutto, alle cose belle ma anche a quelle sgradevoli, il fango, lo sporco, gli odori pungenti e nauseanti, i fiori, il profumo della frutta, i colori allegri dei mercati, ma solo la gente conta, sempre diversa, rumorosa, sorridente, invadente, curiosa. Quando girovagavo nei pasar indonesiani, fra le donne del posto, unica straniera, mi sentivo a mio agio, le donne mi guardavano e mi toccavano per sentire la mia pelle, io sorridevo e toccavo la loro e ridevamo insieme.

Rientrati in Italia, fummo in grado di confrontare con distacco e neutralità, la società italiana con la più apparentemente semplice società indonesiana ma non si è trattato di valutare le differenze fra due culture.

Quello di significativo che ci ha impressionati è stato il contatto con la natura e con questa cultura che ha con essa un legame ancora profondo e quasi simbiotico; è il diverso modo che gli indonesiani hanno di porsi alla vita e alle sue difficoltà; è condividere la pazienza con cui gli indonesiani affrontano il quotidiano; è la filosofia che permette loro di accettare quello che non si può evitare, ma soprattutto è il ricordo del sorriso genuino e spontaneo che quella gente ci ha regalato per un anno intero.

Non è per caso che abbiamo scelto poi di vivere in Indonesia.

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