• Libra Adri

Déjà vu.


Quando si è molto giovani, si pensa che un adulto a quarant’anni sia vecchio, che a cinquant’anni sia con un piede nella tomba, mentre oggi le donne iniziano una nuova vita proprio a cinquanta/sessant’anni e auguro loro tanta salute, perché non sarà facile.

Quest’anno, la festa della mamma sarà una pietra miliare nella mia futura vita, che festeggerò ‘per modo di dire’, non si può infatti festeggiare un numero di anni impressionante… è un controsenso. Ho deciso che anch’io ricomincerò ad organizzarmi una nuova vita; non importa l’età, è determinante la volontà di dare un incentivo ad una vita che sta stagnando nella routine, in abitudini consolidate ma vincolanti. La prima cosa che io farò, sarà di uscire dal ruolo di babysitter che i miei figli mi hanno poco amorevolmente appioppato. 

Lo scorso finesettimana ho invitato i miei figli a cena ed ho fatto loro un discorso che comunque si aspettavano già.

Cari figli, preparatevi, sono finiti i tempi delle vacche grasse, è arrivato il momento che anche voi vi rimbocchiate le maniche, vi ho accuditi da quando siete nati fino alla laurea, adesso basta, sgrullatevi di dosso. Mamma e papà non vi terranno più gli amati frugoletti, non vi faranno più la spesa, il bucato e lo stiro, non andranno più in banca e per uffici per voi. Queste sono cose del passato, sono durate anche troppo, adesso arrangiatevi come abbiamo fatto noi a suo tempo, trovate le vostre soluzioni.

Se mi sentirò dire ‘mamma, ma non puoi.. allora si che mi arrabbierò, perchè possiamo e vogliamo, io e tuo padre prima di tutto partiremo per un viaggio, quello che abbiamo rimandato per troppo tempo per fare i bambinai, gli amministratori, gli autisti per voi e per i nostri amatissimi ma tirannici nipoti.

Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, un viaggio per visitare i castelli della Loira, una crociera nei fiordi norvegesi, oppure un giro sulla costa Amalfitana per ammirare il paesaggio ma soprattutto per farmi una scorpacciata di sfogliatelle ‘perchè capiscano anche gli amici americani che le sfogliatelle, a mio parere, sono il dolce piu buono del mondo’ ok, propendo per quest’ultimo itinerario, forse perchè sono golosa..

Dicevamo… figli miei, avete coronato il vostro splendido matrimonio con due meravigliosi pargoletti e proprio quando mi stavo rilassando e stavo pensando, non appena vostro padre fosse andato in pensione, di studiare qualche progetto, sei arrivata tu con gli occhi speranzosi e: “mamma mi tieni il pupo? vorrei tornare a lavorare..” e hai scombinato i miei pensieri. 

Anche mia nuora, dopo il rifiuto di sua madre, è venuta da me e con gli occhi supplichevoli, mi ha chiesto la stessa cosa.

La sera ripensandoci mi sono data della stupida, come ho fatto a farmi incastrare un’altra volta.. cos`è tutta questa necessità di andare a lavorare.. i vostri rispettivi  mariti guadagnano bene, anzi benissimo, allora è in casa che non volete stare, forse..forse non vi aspettavate un bebè tanto presto.. avevate programmato tutto meno questo imprevisto, ma subito vi sarete dette: “c’è mamma che può salvare la situazione..’.

La mia con-suocera ha avuto il coraggio di rifiutare, io invece.. uhm… ormai ho promesso, non posso tirarmi indietro, ricordate però, care figlie, vi terrò gli angioletti fino a quando compiranno tre anni, poi spezzerò le mie catene.

Me li spupazzerò come mi pare e piace, guai a chi dirà: “mamma non fare la nonna spartana, coprilo bene, non dargli da mangiare questo o quello, non lo viziare..”  i nonni hanno il diritto di viziare un pochino i nipoti, insomma non mi pare che voi figli siate cresciuti male, che sia chiaro, farò come mi pare, altrimenti riprendetevi i figli e tanti saluti.

Per amore della verità, anch’io tanto tempo fa andai da mia madre e le chiesi se per favore mi aiutava a tenere i bambini perché volevo tornare al lavoro che avevo lasciato alla prima gravidanza, ricordo che mia madre mi piantò addosso due occhi di ghiaccio e mi disse “trulla trulla chi fa i figli se li trastulla..” e tanto per non lasciare dubbi su come la pensava, mi spinse gentilmente fuori dalla porta di casa. Abbandonai ogni velleità lavorativa, da quel giorno mi dissi che crescere i miei figli, mandare avanti la mia famiglia e la casa, sarebbe stato il mio lavoro, senza recriminazioni o rimpianti, lo avrei svolto in maniera professionale, con più impegno di un qualsiasi altro impiego. 

Anche se inizialmente fui un poco scontenta, fare la casalinga risultò essere un’ottima soluzione di vita, mi sono goduta la famiglia, la crescita dei miei figli e mio marito ed organizzando con precisione tutti i lavori di casa, mi rimaneva il tempo di proseguire i miei amati studi, di leggere e di scrivere e presto fui molto soddisfatta di me.

Quando mia figlia mi chiese di aiutarla per poter andare a lavorare, ebbi un déjà vu e mi tornò alla mente la delusione che avevo patito io a suo tempo e non volli che anche lei soffrisse, per un mio rifiuto.

Mia figlia come mia nuora, avrebbero potuto benissimo rimanere in casa, senza mancare di nulla, prendersi una colf due o tre volte a settimana, non essendo una questione di soldi, perchè scartare questa soluzione per affannarsi in un ufficio, senza mai avere tempo per se stesse, sempre di corsa, cinque giorni a settimana e venti giorni lavorativi di ferie ogni anno?

La risposta era semplice, non volevano rimanere relegate in casa. Agli occhi di mia figlia, sebbene io non lo avessi mai pensato o dimostrato, sono stata per lei una prigioniera delle mura domestiche, una schiava dei lavori di casa, un’ergastolana davanti ai fornelli; spesso mia figlia mi diceva: “mamma nessuna stira come te.. solo tu sai preparare delle fettuccine così gustose.. come profuma di buono la nostra casa..” lo pensava sinceramente ma non contemplava l’idea di seguire la mia strada, non si sentiva portata a quel genere di vita.

Sto preparando la valigia per il viaggio, l’albergo è già prenotato, per il resto andremo in giro senza una meta precisa; mia figlia e mia nuora sono venute a prendere i bambini, che presto andranno all’asilo, e tutte le loro cose accumulate negli ultimi tre anni; le ‘ragazze’ si stanno ancora organizzando, dovranno fare solo un po’ di rodaggio, ma sono sicura che riusciranno benissimo. Iniziano il lavoro più bello che esista  ma anche il più difficile, quello di prendersi cura della loro famiglia e nessuno potrà insegnarglielo, dovranno risolvere un centinaio di piccoli problemi, imparare ad ottimizzare il loro tempo, avere tanta, tanta pazienza ed una buona dose di buon senso.. il resto sarà facile e gratificante. 


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