• Libra Adri

Condannare a morte la famiglia.

Aggiornato il: mar 21


Concordo con le motivazioni dei molti maschi che rifuggono il matrimonio. Sono spaventati da cosa li aspetterebbe se non dovesse funzionare, anche se pavento quello che questo comporterebbe.

Per brevità riporto di seguito un passo di un discorso, il cui tono era serio, che ho ascoltato non volendo, tra due maschi, persone preparate, e mi ha lasciata esterrefatta:

“Le donne sono più forti, più astute ed in aggiunta giocano sporco. Sono il nuovo gradino della scala evolutiva. Sono come le amazzoni, conserveranno alcuni di noi per lo sperma ed uccideranno gli altri.”


Naturalmente parlavano delle donne in carriera, almeno quelle femministe, aggressive e prepotenti che benché siano ancora una minoranza vanno crescendo esponenzialmente.

I bambini maschi di oggi sono spesso cresciuti dalle mamme ad essere sottomessi e le bambine come delle virago. 

I maschi in effetti sono fortemente penalizzati nel matrimonio e bastonati, anche economicamente,  nel post-matrimonio e ridotti sul lastrico. Guai se i maschi dovessero ribellarsi, non vorranno più creare una famiglia. A che pro! il sesso lo possono già fare liberamente… Ma come potrebbe essere rimpiazzato l’amore per un figlio?

Mettere al mondo un figlio è un atto di egoismo, ma crescerlo è un atto d’amore di entrambi i genitori.

Questa è stata la spiegazione datami da una giornalista, femminista naturalmente, sul divorzio e sul perché è bene che le donne lavorino. 

“Il divorzio, di base e soprattutto nei primi anni, impoverisce tutti i componenti della famiglia ma non è vero che tutti gli uomini sono ridotti sul lastrico, anzi i numeri ci danno la fotografia di una realtà diversa e proprio per la capacità lavorativa che gli uomini non perdono mai neanche durante il matrimonio, cosa che succede invece alle donne che lasciano il lavoro o riducono la propria “competitività” sul lavoro per dedicarsi alla famiglia. Lei è a favore di una famiglia tradizionale, se ho ben compreso dai suoi scritti. Se è così, cioè se è meglio che la donna si dedichi alla famiglia, non può pretendere che ce ne si sbarazzi quando il matrimonio finisce! Se vogliamo discutere seriamente di un problema veramente importante nella società come il divorzio bisogna che usciamo dagli slogan.”


Nessuno slogan ma neanche nessuna posizione intransigente davanti ai fatti che ci vengono proposti e che smentiscono, a volte, le proprie convinzioni. Io sono una donna libera, ho un marito meraviglioso che mi sprona in modo costruttivo, ho due figli grandi ed avviati nella loro carriera.

Ho deciso di dare il mio contributo su questo mio blog per supportare le donne italiane e certamente non per fustigarle ma per far sentire loro una voce diversa, che vuole essere di buon senso e fuori dalla mischia perché io ho svolto tutti i ruoli in questione, rispetto la libera scelta e posso dire, in tutta serenità, che tutti i ruoli sono validi se la scelta è fatta con la dovuta cautela e consapevolezza senza penalizzare nessuno. Non debbo e non voglio insegnare niente a nessuno e tanto meno convincere qualcuno, pertanto non sono in competizione con nessuno.

Anche se solo un uomo è ridotto in povertà per un divorzio, il fatto è irragionevole ed anche solo stando a quanto ho letto, i maschi esprimono animosamente di non volersi sposare a causa delle vessazioni a cui andrebbero incontro. Ciò sembra smentire la giornalista, perché i “numeri” non sono poi così corrispondenti alla realtà. Siamo certe che sia sempre colpa del maschio se un matrimonio finisce?

Il ritorno ad una famiglia tradizionale, come è stata provocatoriamente definita, che io credo possa definirsi più correttamente un aggiustamento dei ruoli per un più armonioso rapporto di coppia, è già in atto in Australia da molto tempo ed ho le confidenze di donne che sono più felici ora nel godersi la propria famiglia che a capo di un ufficio prestigioso. Una in particolare con cui sono in confidenza, a 41anni ha intenzionalmente carpito il seme maschile del compagno più o meno assiduo ed ha avuto da poco una splendida bambina senza chiedere nulla all’ignaro padre. 

Il compagno, reduce da un divorzio, informato dell’evento, l’ha voluta con lui per crescere una famiglia. Queste storie sono sintomatiche di una solitudine che soffrono le donne single che spesso è sinonimo di donna in carriera.


La famiglia tradizionale è l’unica esistente in tutto il continente Asiatico, Giappone in testa. Ci sono miliardi di persone che vogliono una famiglia da accudire… questi sono numeri grandi.

È comunque una scelta. Non mi stancherò mai di ripeterlo. La donna italiana è libera di intraprendere qualunque strada; ci sono eccezioni, alcune limitazioni ma essenzialmente è così. È irragionevole volere tutto ma essenzialmente si può scegliere qualsiasi cosa si abbia la forza di portare avanti.

“Carriera e famiglia si può, ma non insieme…” questa che può sembrare una norma programmatica merita qualche più approfondita considerazione.

Non si tratta di bene o male; il “bene” è dove ci si ritrova a proprio agio e felici, sta a ciascuno di noi saperlo riconoscere, catturarlo e mantenerlo.

Le italiane per svariati motivi, forse non sono pronte a questa inversione di tendenza ma un’intera generazione rischia di perdersi qualcosa: la famiglia.

#famigliatradizionale #lamoreperunfiglio

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