• Libra Adri

Come in un’orchestra .. a ciascuno il suo ruolo.


Mi auguro che la prossima generazione di giovani donne alla fine comprenda che hanno tutto da perdere in un futuro di donne sole, con compagni occasionali, con figli senza una figura maschile che equilibri e stabilizzi il loro comportamento. Non è un film di fantascienza, purtroppo sta già accadendo, le madri single sono in continuo aumento e sono una realtà in molti paesi occidentali. 

Le mie parole esprimono una sensazione di disagio che in questi ultimi anni si è manifestata sempre più spesso. Esiste una categoria di donne istruite e preparate che propagandano la loro personale visione di una società al femminile, diffusa nei grandi centri del mondo occidentale, sulla libertà di agire, l’indipendenza economica e vogliono farci credere che un solo genitore basti per crescere un figlio, non importa lo scotto da pagare, per il bambino naturalmente.. 

Qualsiasi sia il fine di queste persone, sono da considerarsi delle cattive maestre, i loro insegnamenti distruggono il concetto di famiglia e sembra quasi che si voglia favorire un nuovo movimento di femministe. Quanto le donne hanno ottenuto, non è stato raggiunto grazie alle quote rosa ed ad altre iniziative prettamente femministe, tendenti solo ad imporsi. La posizione delle donne può indubbiamente migliorare ma non nella pretesa del diritto ma nel concetto del merito, senza eccedere in aggressività e prepotenza, come molte predicano. 

Le donne occupano posti di lavoro sempre più importanti e di responsabilità, molte preferiscono realizzarsi nella carriera prima di avere un figlio, sanno bene che manca loro il tempo per conciliare il lavoro e la famiglia, ma arriva il momento in cui questo desiderio è così incalzante che si sorvola con semplicità sulle difficoltà, prima che sia troppo tardi. 

Mi torna alla mente il discorso di una donna che rimpiangeva di non avere avuto figli; aveva sempre qualche nuovo traguardo da conquistare, per realizzarsi nella carriera, finalmente appagata professionalmente, si era decisa ad avere un figlio ma, rinvio dopo rinvio, aveva atteso troppo a lungo ed aveva superato l’età fertile. 

Il suo rimpianto non era di aver sacrificato la maternità alla carriera ma di non aver programmato di congelare i suoi ovuli per poi farli fecondare, quando ne avesse avuto tempo. 

Un discorso agghiacciante. Mettere al mondo un figlio superati i cinquanta anni, ad un’età in cui generalmente si diventa nonne, arrivare a sessanta anni con un figlio ancora piccolo, quando mancano le energie per crescerlo.

Forse questa donna era sinceramente dispiaciuta, ma molte altre rimandano il concepimento, intimamente non desiderano un figlio e si creano un alibi per giustificarsi, perché una superata convenzione sociale, disapprova le donne che si dichiarano prive del senso materno.


Manuela svolge un lavoro creativo che le procura grandi soddisfazioni professionali ma che la tiene lontana da casa dodici ore per cinque giorni alla settimana. Nonostante sia consapevole delle difficoltà, desidera un figlio, non può sperare in nessun aiuto, quindi dovrà ricorre ad una babysitter che si occupi del neonato subito dopo il suo rientro in ufficio.

Dare alla luce un figlio e non avere il tempo di ascoltarlo, non essere presente per seguire, giorno dopo giorno, i suoi progressi, lasciare ad altri il compito ed il piacere di educarlo, una babysitter è una persona che svolge un lavoro, che ha una sua vita privata, non può sostituire la madre del bambino che accudisce.


Il desiderio di maternità di Manuela è solo un aspetto dei problemi che hanno mandato in frantumi un rapporto collaudato nel tempo, la ragazza è stata forse troppo pressante nella sua richiesta, ma i veri motivi sono altri e più profondi.

Un figlio comporta dei cambiamenti sostanziali nella vita di una coppia. Bisogna rinunciare alle priorità di un tempo come la carriera, i divertimenti, la libertà; l’amore non basta, bisogna crescere e maturare per affrontare questo cambiamento e molti non saranno mai pronti. 


Le donne chiedono l’aiuto del partner per allevare il loro bimbo ma sono rari i casi in cui un uomo, pur ben disposto, potrà sostituire la donna, non per mancanza di buona volontà o per incapacità ma per una diverso modo di sentire, di pensare, anche di amare, quello che viene istintivo e naturale ad una donna, non sarà mai capito da un uomo. 

Le limitazioni e gli ostacoli a questi cambiamenti di ruoli non possono essere superati con un atto di volontà o con la collaborazione tra i parteners, il rapporto stesso viene snaturalizzato, compromesso e distrutto nel tempo.

Il desiderio inespresso dell’uomo è di avere accanto una compagna affettuosa, che lo sollevi da tutte le preoccupazioni famigliari, lascerà la sua partner libera di gestire la famiglia e l’andamento domestico, non farà mancare il suo aiuto ed appoggio, quando sarà necessario, ma in cambio chiede di essere accudito, coccolato, pensa di meritarlo, ha lavorato duramente tutto il giorno, desidera rientrare in una casa accogliente, profumata di cibo preparato con amore, di essere accolto da una moglie serena. Non è egoismo, quest’uomo sta solo sognando.. se la coppia svolgesse i propri ruoli senza entrare in conflitto, sarebbe del tutto naturale e quasi idilliaco, ma la realtà è diversa, l’uomo richiama alla memoria le coppie di amici sposati, finita l’armonia e le tenerezze, vivono ognuno la propria vita, tornano a casa stanchi ma hanno ancora molti compiti da svolgere, i bambini da accudire, la cena da preparare, tante piccole faccende da sbrigare. Ogni giorno uguale all’altro, senza più slanci di affetto.

L’evoluzione ha delineato percorsi diversi per il maschio e la femmina, perché dovevano assolvere compiti differenti. Oggi la donna vuole cambiare una legge di natura che non fu una discriminazione ma una necessità per la sopravvivenza del genere umano e che è valida ancora oggi. 


Tre modi diversi di ….

Un’amica, madre di tre magnifici bambini, portò avanti la sua brillante carriera in un continuo affannarsi a cercare babysitter, amiche disponibili, colleghi comprensivi, all’ennesimo collasso per stanchezza, decise di cambiare vita; i due figli pre-adolescenti avevano bisogno della sua presenza attenta e costante, il figlio più piccolo era in quella fantastica età in cui il mondo è meraviglioso e lei non voleva rinunciare alla gioia di seguire i suoi progressi.

Realizzò che i figli erano più importanti della sua carriera; si licenziò, abbandonò la grande città del nord in cui viveva e si trasferì in una più vivibile città di provincia. 

A volte ha un pó nostalgia dell’atmosfera elettrizzante del suo vecchio lavoro ma quando i figli tornano dalla scuola, ognuno con il suo piccolo problema da raccontare, capisce di aver fatto la scelta giusta.

Un’altra conoscente, avvocato divorzista, aveva ben pianificato la sua vita privata ed il lavoro, aveva assunto una babysitter a tempo pieno e suo figlio di tre anni trascorreva più tempo con la tata che con la madre. Il giorno in cui la babysitter si licenziò, il bambino interpretò il fatto come un abbandono di quella che sentiva essere la sua mamma e cominciò a piangere disperato. Questo non è un fatto da sottovalutare, per le ripercussioni psicologiche che comporta.

Stefano e Sonia sono colleghi di lavoro, si conoscono da anni, gli impegni di lavoro li occupano per tutto il giorno, come accade sempre più spesso, moltissime relazioni nascono tra colleghi, in quanto trascorrono insieme più tempo in ufficio che in casa; di comune accordo condividono le stesse ambizioni: carriera, divertimenti e vacanze, ulteriore fatto questo, che genera l’indisponibilità ad accudire un figlio da parte di entrambi; se in una coppia nessuno dei due è disposto a rinunciare o a ridimensionare la carriera, i relativi vantaggi economici e sacrificare il proprio tempo libero, non esistono scelte possibili. 

Gli uomini

– le rinunce che una famiglia richiede, sono rifiutate e contrarie alla mentalità edonistica dell’odierna società. 

– sempre più spesso si legano ad una donna che ha i loro stessi interessi: vacanze, divertimenti e carriera e non raramente è una collega di lavoro. 

– gli uomini oggi sono confusi, soprattutto hanno paura delle donne, le considerano aggressive, prepotenti, indipendenti. 

– vorrebbero essere accuditi, se devono pensare da soli alle loro necessità, è lo stesso che essere single e non è ancora arrivato il momento di pensare alla solitudine. 

– il matrimonio può finire di comune accordo ma gli uomini sono consapevoli che quello sarebbe solo l’inizio dei loro guai. 

– non vogliono più legami vincolanti, le ex-mogli hanno tutto da guadagnare in una separazione: si tengono la casa ed i figli diventano un’arma di ricatto. 

– gli uomini separati sono i nuovi poveri della nostra società. Finito di pagare gli alimenti e/o mantenimenti per la ex moglie ed i figli, l’affitto del monolocale in cui vivono o un contributo ai genitori che li ospitano, sono praticamente rimasti senza denaro.

L’uomo spera sempre di trovare una compagna premurosa, qualora le speranze dovessero svanire, potrà ancora utilizzare un’arma potente: il rifiuto! 

– Mi rifiuto di sposarmi, di convivere, di avere figli, di aiutarti, di proteggerti, di assisterti – 

a questo punto o la donna riésuma la sua femminilità, arma molto più potente dell’aggressività e della prepotenza o rimarrà sola. 

Sacrifici, aggressività, separazioni, mantenimenti, figli contesi, non mi sorprende che gli uomini abbiano paura. 

Le donne 

– amano farsi corteggiare ma vogliono imporre la loro volontà, eppure un marito è un trofeo a cui non rinunciano.

– una congrua parte dello stipendio servirà a pagare la collaboratrice domestica, non importa se questo significa assottigliare le finanze della famiglia. 

– cercano e pagano una colf ma, per quanto le riguarda, considerano i lavori di casa un “non lavoro” in quanto non retribuito, non considerato, non riconosciuto, faticoso e monotono, soprattutto classificano le casalinghe delle mantenute e disprezzano le donne che scelgono questa vita.

– in Italia una donna è restia a lasciare il lavoro e di conseguenza la sua indipendenza economica, è consapevole che, quando e se ritornerà nel circuito lavorativo, si dovrà accontentare di un impiego inferiore alle sue capacità, difficilmente rientrerà ad occupare la posizione precedente.

La femmina, all’inizio del corteggiamento, sarà dolce e disponibile, accalappiato il maschio.. cercherà di sottometterlo alle sue necessità, l’ovvia conclusione è un nuovo matriarcato. Per avere un figlio carpirà il seme da un compagno ignaro, se lui non ne vorrà sapere, la donna crescerà il figlio da sola, se sarà una femmina, prenderà esempio dalla madre, se sarà maschio gli verrà inculcato che le donne vanno sempre accontentate. Nel matriarcato è così che funziona…



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