• Libra Adri

Cibo esotico.


Il cibo è lo scoglio su cui può naufragare una vacanza o anche solo una gita.

Già nelle nostre scorribande per l’italia, il momento di mangiare è stato un momento di piacere per il palato. Non abbiamo mai cercato ristoranti famosi ma quelli famigliari per provare le specialità del luogo… ed in Italia non siamo stati quasi mai delusi.

I posti trovati li abbiamo annotati e rivisitati con rinnovato piacere.

All’estero è una storia diversa.

Amici che si portano in valigia gli spaghetti, la moka ed il caffè parlano da soli. Come potranno apprezzare i piatti Thailandesi e dell’intera Indocina?

Quando arrivammo a Bali, molti anni fà, alloggiammo all’Oberoi con un gruppo di 23 tra parenti ed amici, la prima sera, mio marito andò di tavolo in tavolo per aiutare tutti a scegliere cosa mangiare. Le sere successive, parlò con lo chef e scelse lui quello che era certo avrebbe soddisfatto tutti e potemmo anche noi goderci i nostri pasti.

Senza ospiti, amici e parenti facciamo esattamente come facevamo in Italia, andiamo alla scoperta di posti anonimi ma che ci attirano, vuoi perchè ben frequentati o per gli odorini che ne escono o anche solo a intuito. Per le stradine di Hong Kong, passammo davanti ad un localino, ma piccolo! Tre o quattro tavoli e siccome era ora di pranzo vi entrammo e mangiammo divinamente, non ricordo neanche cosa ci attrasse in particolare.


Il serpente invece, non mi attirò in maniera particolare, a mio parere scarseggiava di sale. Sempre ad Hong Kong l’unico cibo che ho rifiutato di mangiare sono state le cavallette e i lombrichi fritti.

Negli USA mi avvicino al cibo con molta titubanza ed estrema parsimonia.


Debbo riconoscere che con la cucina cinese non siamo mai rimasti insoddisfatti e poichè le comunità cinesi sono un pò dovunque, quando in dubbio, scegliamo “cinese”. Questo non è vero alla lettera perchè i ristoranti cinesi di Lombok non hanno nulla di cinese, lo stesso dicasi di quelli in Italia che per fare cosa gradita agli italiani servono il primo, il secondo ed il contorno, cosa che non esiste nella loro tradizione.


Qualche difficoltà per mangiare, l’abbiamo avuta in Indonesia ma diventò un problema solo a Lombok.

Finchè abbiamo viaggiato a Jawa è stato relativamente soddisfacente. La cucina indonesiana è decisamente povera e scarsa… nel senso, poco varia. Riso e spaghettini fritti o in brodo, pollo fritto, verdure ed anche pesce normalmente quasi rinsecchito o bruciacchiato. Il problema è che nei piccoli centri o dappertutto fino a qualche decennio fa, l’elettricità era un lusso e di conseguenza i frigoriferi erano una rarità, tutto doveva essere cucinato per poterlo conservare qualche giorno, il pesce a queste temperature, il giorno dopo è da buttare.

Il pollo si spenna solo quando è in programma di cucinarlo. Il fatto di cucinarlo abbondantemente è sempre per coprire odori indesiderati così come aggiungere salsine piccanti tali che può essere pesce, pollo, maiale o qualsiasi altra cosa… non ci si accorge della differenza.

Sempre per queste problematiche è ancor oggi molto diffuso il ristorante “makan padang”, dove tutto è già cucinato e servito a temperatura ambiente. Ci si siede ad un tavolo e ti vengono messi davanti i vari piatti che costituiscono il loro menù. Ci si serve di quello che ci attira, ci piace e non si pagano quelli che neanche si toccano. Il sistema è equo, l’unico inconveniente risiede nel fatto che il cuoco prepara le varie pietanze per l’intera giornata, i piatti vengono posti in una vetrinetta con una retina che tiene lontane le mosche.

Trascorremmo un mese nella riserva marina di Pangandaran a sud dell’isola di Jawa, alloggiammo in un albergo vicinissimo alla spiaggia, senza pretese ma molto confortevole. Tranne le rare volte che mangiammo in albergo, sia a pranzo che a cena visitammo i vari ristoranti locali fino a scoprire un “Lonely Planet”, gestito da un cinese-indonesiano, con una veranda vicino al porto.

Gamberoni, pesce freschissimo e deliziosi piatti indonesiani con un pizzico di cinese, niente affatto piccanti. Le salse erano su ogni tavolo e gli avventori se ne servivano alla grande.. ma non ce ne era affatto bisogno.


In albergo, intorno alle 4 del pomeriggio, ovunque fossimo, in giardino o sui bordi della piscina, ci raggiungevano con delle frittelline di verdure o banana o patata dolce ed una tazza di thè. È stata un’iniziativa talmente gradita che è divenuta una consuetudine ancora viva tutt’oggi, a distanza di anni ancora abbiamo la buona abitudine di concederci una pausa pomeridiana e con due frittelle ed un bicchiere di birra brindiamo e ci auguriamo tanta salute.

Le abitudini culinarie locali sono altrettanto interessanti quanto scoprire la cultura e spesso, mi spingo ad asserire, ne fanno parte.

Tra i nostri amici, purtroppo non contiamo nessuno che sia un amante del cibo tranne mio cognato, ma non è più con noi.

Una volta a Kuala Lumpur nell’albergo dove alloggiavamo, allestirono un buffet con cinquanta diverse ricette di spaghetti; mio cognato ne provò la metà, la mattina dopo avrebbe avuto lo stesso colorito degli spaghetti al pesto.. ma un ottimo thè al ginger lo aiutò a digerire il tutto.

A Bali, fuori dai grandi alberghi con i loro chefs, è solo un miscuglio di poveri piatti indonesiani.

Solo una volta capitammo in un piccolo villaggio dove sotto una tettoia con un tavolo, una donna stava cucinando ed il profumo che si spandeva nell’aria era invitante, ci fermammo e chiedemmo di mangiare, la donna ci servì il miglior pollo fritto che abbia mai mangiato, croccante e succoso nello stesso tempo, condito con una spezia a me sconosciuta che apportava un’aroma squisito e non era solo fame….

Quando giungemmo a Lombok pensammo di poter continuare a concederci buoni e gustosi pasti ma dovemmo disilluderci.


Scoprimmo che a Lombok, a differenza di Jawa, i cinesi residenti si sono adeguati alla cucina locale, hanno imbastardito i loro piatti che ormai hanno molto poco di cinese. Per qualche mese ci adeguammo alla povera cucina lombokiana piccante e monotona.

C’è sempre stata una grande offerta di pesce, decentemente fresco ma sanno servirlo solo “bakar” alla brace. Non mi è mai piaciuto ed anche mio marito ci trovava un retrogusto non identificato, finchè una volta fummo presenti all’accensione del fuoco. Non hanno carbone e quindi usano dei pezzetti di legno che spruzzano con il petrolio per accenderlo… non mangiammo più il pesce alla brace, ma neanche gli spiedini che cucinavano alla stessa maniera col petrolio.

Eravamo scoraggiati, avevamo girato la quasi totalità dei ristoranti della zona turistica ed eravamo alla disperazione. Ancora un giorno con il riso fritto e mi sarei suicidata…

Qualcuno ascoltò le mie lamentele e a pranzo capitammo nel solito ristorantino anonimo nella zona araba dell’antico porto. Offrivano un pesce alla salsa di soia, aglio ed altre spezie. Meraviglia! era delizioso ed il sapore del pesce era esaltato dalla salsa scura e densa ma niente affatto piccante. Ogni boccone lo strofinavo nella salsa che si raccoglieva sul fondo del piatto.

Tutte le sere nel mese successivo, andammo a cena in quel ristorantino fino alla nostra partenza per l’Australia, senza di noi chiusero l’attività, la sera oltre a noi era raro che ci fosse qualcun’altro.


Ovviamente, con la realizzazione della nostra residenza, il problema non si è più presentato. Abbiamo il meglio delle materie prime locali incluse aragoste, gamberoni, deliziosi granchi, il pesce rigorosamente fresco. Il tutto, cucinato all’italiana conserva il suo sapore di mare, quindi senza abbandonare anche: carbonara, amatriciana, spaghetti e linguine conditi in vario modo, non ci facciamo mancare il pane e la pasta fatta in casa e naturalmente la pizza.


L’altra mattina le ragazze di casa, si sono presentate con una enorme busta di volgole che avevano raccolto per noi la sera precedente, il pescatore amico di mio marito ci aveva portato un’aragosta viva. Ne aveva preparate due ma una era morta e gli era sembrato poco gentile portarne una viva ed una morta…(sic!)

Il pranzo di quel giorno è stato presto organizzato: linguine con le vongole… tante vongole ed insalata di aragosta.

A casa mangiamo all’italiana, ma in viaggio, continuiamo a cercare ristoranti cinesi e spesso andiamo a Surabaya, un pò per gustare piatti cinesi e un po’ per fare dello shopping.

La cucina cinese è enormemente diversa da provincia a provincia. Ancora non ho deciso quale mi piace di più ma finchè potrò provarne, mi riterrò felice. ……


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