• Libra Adri

Ciao papà!



Un giorno con l’arroganza di una ragazzetta che crede di sapere tutto, trattai mio padre senza il dovuto rispetto.. mio padre mi fisso’ con uno sguardo severo che non avevo mai visto, senza alzare il suono della voce mi disse:


“i genitori possono sbagliare per incapacita’ per inesperienza, per ignoranza, ma vanno rispettati sempre, anche quando hanno torto, non esiste colpa che possa offuscare questo dovere di figlio.” 


Fu la prima e l’ultima volta che arrossii, questo episodio segno’ la fine della mia fanciullezza e mi avviai verso una piu’ consapevole adolescenza.


Mio padre era un uomo di poche parole, ma quando parlava mi stupiva sempre, un giorno che mi vide dubbiosa sulla decisione da prendere, mi consiglio’:

“se non sei convinta di quello che stai facendo, chiediti se stai sbagliando..”

parole che ho fatto mie e trasmesse ai miei figli. Per caso sentii uno di loro dire al suo bambino: “se non sei sicuro.. forse stai sbagliando..” ed il ricorso di mio padre torno’ vivido come sempre.

Un giorno bonariamente suggerii a mio padre di non permettere ai bambini di fare i capricci, ma non mi lascio’ finire: “non tocca a me educare, questo e’ un dovere che spetta ai genitori, i nonni possono solo amare e viziare, un poco, i loro nipoti.”

Ancora una volta mi resi conto della saggezza di questo pensiere e negli anni che seguirono, pur ascoltando i suggerimenti di persone piu’ esperte di me, non permisi a nessuno di intromettersi nell’educazione dei  miei figli.

La mattina del funerale di mio padre, giunsi in chiesa prima dell’arrivo di parenti ed amici, con l’intenzione di raccogliere i miei pensieri, ma soprattutto di pensare e ricordare.. ma dopo neppure mezz’ora, sentii un tramestio di passi, mi voltai e vidi stupita che tutte le panche della chiesa erano occupate cosi’ come le corsie laterali, la chiesa era cosí affollata che molte persone non riuscirono ad entrare, ma non se ne andarono, il sacrestano lasciò aperta la grande porta e rimasero sul sagrato, nel freddo del mese di febbraio. 

Rimasi commossa e sorpresa che mio padre fosse conosciuto da cosí tante persone, era un uomo schivo, non parlava mai di se e delle esperienze, era un uomo che non chiedeva, ma su cui si poteva fare affidamento su di un aiuto o un consiglio e tutte quelle persone, approfittavano di quell’ultima occasione per onorarlo con la loro stima ed il loro rispetto.

L’ultima volta che incontrai mio figlio mi disse: “mamma vorrei una foto di nonno Manlio.. sono passati cosi’ tanti anni che non ricordo piu’ con chiarezza il suo volto..” 

Gli diedi una foto che portavo nel portafogli, me ne separai con rammarico, ma era meglio che la conservasse lui che aveva dei figli che non avevano avuto la fortuna di conoscere ‘nonno Majo’.


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