• Libra Adri

Cambodia: semplicità e genuinità


Chi si appresta a leggere un articolo di viaggio, intimamente si prepara a sognare ad occhi aperti quello che purtroppo non potrà fare di persona. Io mi reputo una persona fortunata perché non dipendo da nessuno, ho viaggiato molto, visto luoghi e conosciute tante persone che hanno arricchito la mia esperienza e posso, senza costrizioni editoriali, scrivere quello che realmente vedo e cònstato di persona.

In una delle nostre uscite, in un bar in riva al mare a Senggigi sorseggiando una birra fresca, incontrammo una coppia di italiani che come noi si godevano il meraviglioso panorama del sole al tramonto con lo sfondo del vulcano Agung di Bali. Quando gli ultimi sprazzi di luce si affievolirono lasciando il cielo tinto di rosso, con un sospiro di soddisfazione uscimmo da quel sogno ad occhi aperti, ci guardammo intorno e salutammo i due connazionali; ci presentammo ed ebbe inizio una piacevole chiacchierata. Loro erano curiosi di sapere come e perché ci eravamo stabiliti in questa isola e noi di sapere cosa facessero in giro per il sud est asiatico. Ci raccontarono che a Milano avevano un negozio in cui vendevano mobili particolari, artigianato e oggettistica varia proveniente dall’Indocina. Trascorrevano metà dell’anno in giro fra l’Indonesia, Thailandia, Cina, Vietnam, sempre alla ricerca di pezzi di pregiato artigianato locale che ci dissero vanno ormai scomparendo. Come a volte accade senza nessun motivo apparente, entrammo in simpatia e progettammo di rivederci il giorno dopo. Noi li avremmo accompagnati in un negozio di nostra fiducia dove vendono perle e loro ci avrebbero portati in una piccola fabbrica dove dovevano ordinare dell’artigianato. Nel negozio di perle, la nostra nuova amica, vuoi anche per il prezzo scontato che garantimmo loro ben conoscendo i proprietari, non riusciva a frenarsi dal comprare perle dal bianco perlaceo al color bronzo brillante, che qui chiamano semplicemente “color cioccolata”, era affascinata dalle perle color oro e non volle rinunciare ad alcune meravigliose perle grigie. Il marito quasi la trascinò fuori dal negozio, fra i sorrisi delle gentili proprietarie ed i nostri. Li seguimmo alla “fabbrica” di artigianato e rimasi sorpresa e dico poco, nel vedere di cosa si trattasse, fino a che non scoppiai a ridere. In una parola ordinarono 5000 falli in legno, scolpiti a grandezza naturale, curati nel dettaglio. Vista la nostra meraviglia ci dissero: “non avete idea di quanti ne venderemo a Natale, anzi temiamo di averne ordinati pochi…” La sera ci incontrammo di nuovo e li portammo in un locale dove si poteva mangiare del pesce freschissimo e cucinato a regola d’arte con su una salsina alla soia da leccarsi le dita. Durante la cena parlammo di tante cose, le nostre e le loro scelte di vita, il tempo che trascorrevano all’estero, la vita a Milano e il desiderio, ogni volta che ritornavano in Italia, di ripartire subito e ci raccontarono della Cambogia che era stata la loro ultima tappa per quell’anno. Ci raccomandarono di affrettarci ad andare a visitarla, perché presto il turismo avrebbe distrutto quella semplicità di costumi e quella genuinità delle persone che le rendono particolari ed uniche. Le loro parole mi rimasero impresse perché molto spesso abbiamo visto questo accadere e promisi a me stessa che avrei seguito il loro suggerimento ma, come troppo spesso accade, altri impegni ebbero la precedenza e la nostra visita in Cambogia fu rimandata.

Per i nostri viaggi prediligiamo il periodo fra la fine delle piogge e l’inizio della stagione secca. Tutto è verde, la natura è nel suo massimo rigoglio, potrà ancora esserci qualche temporale ma non troppo intenso. Partimmo per Singapore, l’aereo della Silk Air arriva di sera, quindi pernottammo ed il mattino dopo partimmo per Phnom Penh.

I Cambogiani sono persone gentili ed affabili, l’autista della macchina presa in affitto, per tutto il nostro viaggio è sempre stato puntualissimo e preciso, parlando un discreto inglese, non ci ha fatto mancare il suo aiuto di traduttore con i venditori locali e cosa che apprezzammo molto, quasi ci implorò di non dare mance ai bambini, ci disse che quello che per noi erano solo spiccioli, per loro, anche un solo dollaro, era una cifra enorme, questi bambini dovevano imparare il valore del denaro guadagnato onestamente. Abbiamo sempre condiviso questa linea di pensiero, non dovette sforzarvi per convincerci. Quando a Bali, Lombok, Bangkok già molti anni fa questo problema si delineava, nessuno diede retta agli anziani contrari al denaro facile dato ai bambini ed ora se ne pagano le conseguenze.

Phnom Penh è una città dal traffico indisciplinato e rumoroso, come in tutto il sud est asiatico, caotico, lasciato all’iniziativa privata. Visitammo qualche mercatino senza trovare nulla di particolare, solo del colore locale. Non volemmo mortificare la nostra guida ed osservammo tutto diligentemente ma lasciammo Phnom Phen alquanto delusi. La nostra tappa successiva era Siem Riep e la famosa zona dei templi di Angkor Wat. Come si può leggere in tutte le guide turistiche, i templi sono arrivati intatti sino a noi. Il fatto è che, dopo secoli di abbandono, la foresta si era riappropriata del suo spazio e li ha protetti. Nessuna guida però può spiegare l’incanto di questo luogo, il silenzio interrotto solo dai suoni della foresta. Avemmo la fortuna di non incontrare turisti invadenti e rumorosi e non è vero che solo gli italiani sono confusionari…..non dipende dalla nazionalità del turista, ma dall’educazione. Ci parve di avere tutta per noi questa meraviglia dell’umanità, avevo tutto il giorno a disposizione, mi aggirai ad ammirare le sculture, gli ambienti, poi mi sedetti su di una scala per riposare ed imprimere nella memoria quello che avevo ammirato, per godermi la pace e la poesia di quel momento e ringraziare il Cielo per la bellezza che gli uomini sanno creare. Rimanemmo ad Angkor tre giorni e ci aggirammo fra i vari templi, sempre con ineguagliata meraviglia e quando abbandonammo quei luoghi fui assalita dalla tristezza, sapevo che non sarei mai più tornata in Cambogia, troppe cose debbo ancora vedere ed il tempo non sarà abbastanza.

Per il proseguo del nostro viaggio non avevamo fatto un programma preciso per poter decidere sul posto a seconda del tempo atmosferico, della stanchezza e della voglia di visitare. Il viaggio lungo il corso del Mekong fu decisamente piacevole, sino ad arrivare a Luan Prabang città gioiello patrimonio dell’UNESCO il tempo qui sembra essersi fermato, si rimane stupiti dall’atmosfera silenziosa. Quando tutti si ritirano dopo il lavoro, crocchi di persone ancora sorseggiano Beerlao, la birra del Laos, lungo il fiume ma senza scoppi di voce, tutto molto quieto.

Eravamo un poco stanchi, decidemmo quindi di riposarci in un albergo sul mare che ci avevano consigliato. Avevo letto che in Cambogia il mare non è bello, ma soprattutto fuori dalla spiaggia dell’albergo c’è molto sporco. Bisogna però capire che qui non esiste un programma-pulizia-spiaggia come in altre località turistiche, tutto è lasciato all’iniziativa locale, poichè nessuno raccoglie la spazzatura, è usanza bruciare i rifiuti fuori casa o sulla spiaggia e con l’alta marea tutto si lava via. Ci riposammo tre giorni in un piacevole albergo ma se lo volessi ricordare lo confonderei con decine di altri alberghi sparsi nel mondo e tutti uguali. Le stanze sembrano arredate tutte dalla stessa mano, mi potrei trovare in Indonesia, Thailandia Myanmar o ovunque in Indocina, nulla di veramente caratteristico li contraddistingue, tutto sarebbe uguale se non la gentilezza e la sincera disponibilità della gente.

La Cambogia è un paese povero, ha da fare ancora molta strada per risolvere i suoi problemi. I cambogiani sono persone ammirevoli, la maggioranza di loro vive nelle campagne e lì ho visto una povertà accettata con dignità, nelle città, come dovunque nel mondo, la povertà si evidenzia in uno stato senza speranza che avvilisce lo spirito. Ho letto di turisti che hanno viaggiato in questo paese affrontando scomodità e momenti di pericolo e tornare a casa felici di essere riusciti a soddisfare senza danni il loro desiderio d’avventura. Un’avventura di pochi giorni, col biglietto aereo per il ritorno a casa e i soldi in tasca per vivere. Sono convinta che i cambogiani ce la faranno a risollevarsi e prosperare, facendo errori, correggendoli quando sarà possibile ma perdendo un po’ della loro autenticità… questo sarà inevitabile.


http://www.mixpod.com/playlist/89136743

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