• Libra Adri

Bellezze esotiche.


Sono molti gli olandesi, australiani, inglesi, statunitensi e numerosi italiani che si sono trasferiti in Indonesia(expat), alcuni per affari, altri, ormai pensionati, per trascorrere alcuni anni in un luogo che consente loro di condurre una vita piu` che agiata, con l’attuale cambio dollaro e Euro con la rupia, ma molti si allontanano dal proprio Paese spesso a causa di una disastrosa esperienza famigliare.

Rarissimi i giovani che tentano la fortuna accompagnati dalla moglie.

Questi aprono un ristorante, un piccolo albergo, esportano legni pregiati, artigianato, manufatti.

Gli expat sembrano abbastanza felici in Indonesia. Non importa quanto stupidi e brutti siano, ci sarà sempre un buon numero di belle ragazze che gravitano intorno a loro. Aggiungi che il pacchetto di compensazione expat include la cameriera, l’autista e dei voli low cost per Jakarta e si dispone di tutto ciò che un uomo può sognare: uno stipendio importante, niente faccende domestiche, ragazze sexy.

Nonostante siano numerose le conoscenze avute negli ultimi 10 anni, gli stranieri che mio marito ed io abbiamo conosciuto o semplicemente incontrati, sono soprattutto uomini che hanno superato la sessantina; sono pochissime le donne che accompagnano il proprio marito, oltre a me, conosco solo una signora di Lecco che vive a Bali con il marito italiano ed una signora sposata da 20anni con un balinese.

Gli espatriati, senza eccezioni, dopo poco la loro sistemazione in Indonesia, si guardano intorno alla ricerca di una compagna o accompagnatrice.

Tutti indistintamente scelgono giovani splendide ragazze giavanesi o balinesi. Nel loro paese assumerebbero una badante, qui in Indonesia, si accompagnano ad una giovane donna e a volte la sposano ma la poveretta molto spesso non sa che il suo matrimonio è valido solo in Indonesia e non nel paese di origine del marito. Per amore della verità debbo dire che non sono poche le donne occidentali che si prendono un giovane, generalmente balinese, come un vero e proprio jigoló per il periodo di permanenza.

All’inizio del mio soggiorno in Indonesia avevo conosciuto un italiano, per molti versi simpatico ma con una morale molto discutibile, cambiava accompagnatrice ogni due o tre anni ed ogni volta, lui più che sessantenne, le trovava sempre più giovani. Ad un altro italiano ancora inesperto in materia, suggeriva: ‘non te la sposare, pagala!‘

Le donne indonesiane sono abituate per mentalità e tradizione ad ubbidire ai componenti maschi della famiglia. Qui in Indonesia non esiste, almeno fra la gente più semplice, un forte senso famigliare; le donne sono abituate a provvedere a se stesse, quando decidono di tentare “l’avventura”, nessuno le tratterrà con argomenti moralistici.

L’errore di fondo di questa situazione è che queste quasi bambine si accompagnano a questi uomini, che per età potrebbero essere i loro nonni, con lo scopo ben preciso di “sistemarsi”.

Nessuno le obbliga, scelgono liberamente e sanno in anticipo, più o meno chiaramente, a cosa potrebbero andare incontro, non è l’amore il motivo che le spinge a vivere con un espatriato, ma il danaro.

Gli uomini sono attratti dalla bellezza esotica ma ancor più dall’apparente remissività di queste donne-bambine. Non hanno nulla in comune con queste ragazze, nè cultura, nè interessi e tantomeno una conversazione; le trattano come esseri umani da sfruttare solo sessualmente ed in aggiunta si aspettano la loro fedeltà e senso di responsabilità.

Le accoglieranno in casa, le faranno partecipi della loro ricchezza e le ragazze, attratte solo dal lusso, ne approfitteranno per togliersi quei capricci che, povere ingenue, pensano siano prerogativa dei ricchi. Dopo qualche tempo, abituate all’agiatezza ne saranno irrimediabilmente “corrotte” e non ne potranno più fare a meno.

Dopo qualche tempo, non appena saranno diventate abbastanza scaltre, inizieranno a sottrarre somme di denaro gonfiando le spese, penseranno a farsi intestare più beni possibili, metteranno al mondo anche un figlio che non le legherà minimamente all’uomo con cui convivono.

Infine, fuggono, vendono le proprietà a loro intestate e lasciano il marito esterrefatto di tanta ingratitudine.

Questo comportamento che potrebbe sembrare senza scrupoli è la diretta conseguenza del trattamento che loro stesse ricevono, anche se con il loro consenso e nessuno le obblighi a rimanere.

Nel corso degli anni ho ascoltato molte di queste storie finite male.

Qualche mese fa, un neo-zelandese mi raccontava un aneddoto di cui era stato testimone; in un pub di Senggigi entra una donna indonesiana, l’amico con cui stava conversando si alza di scatto, va incontro alla donna e la prende a schiaffi. Immediatamente viene bloccato. Quella donna era sua moglie, fuggita cinque anni prima con tutti i suoi beni, lasciandolo sul lastrico.

Forse l’uomo era ancora un po’ arrabbiato ma se dopo cinque anni quella donna torna nei luoghi in cui è probabile che incontrerà l’ex marito, due sono le possibilità, la prima che ha finito i soldi, la seconda pensa che dopo tanti anni ormai la vicenda è conclusa.

Gli indonesiani non sono capaci di portare rancore a lungo, quando qualcuno commette una cattiva azione, di solito un furto, sparisce ma dopo qualche mese ritorna, pensando che essendo ormai trascorso del tempo, l’arrabbiatura del malcapitato sia finita… “..cosa fatta, capo ha..”

Gli indonesiani, per quanto simpatici, socievoli ed alla mano, quando hanno a che fare con uno “straniero”, equivalente a “ricco”, cercano il sistema per partecipare a questa ricchezza e “guadagnare” tanti soldi da metterli al riparo del bisogno per lungo tempo.

Chiunque venga in vacanza in questa terra, agli occhi di un indonesiano è una persona ricca. Alla mia domanda sul perchè di questa credenza, mi hanno risposto che solo per il biglietto aereo, ho pagato l’equivalente di un anno di stipendio e quindi sono estremamente ricca e volente o nolente debbo essere disponibile a condividere questo mio benessere con altri.

Preciso, per amore di verità, che questo sistema di “distribuzione della ricchezza” non è riservato solo agli stranieri, gli indonesiani non fanno tanti complimenti neppure fra di loro.

Alla radice di questo comportamento c’è il fatto che in tutto il sud est asiatico non esiste il diffuso sistema pensionistico che noi occidentali consideriamo dovuto. Solo gli impiegati statali, gli uomini delle forze armate e della polizia, percepiscono una pensione all’età di cinquanta cinque anni. Essendo venuta meno l’istituzione della famiglia patriarcale, tutti gli altri devono essere tanto previdenti da accumulare un piccolo capitale per sopravvivere quando smetteranno di lavorare.

I balinesi con il traffico turistico che smaltiscono, hanno molte occasioni di arricchirsi alle spalle dei turisti, mentre gli altri si industriano per portare a segno un buon affare durante la loro vita o assicurarsi un introito da truffa.

Il turista disattento cade facilmente in qualche trappola, anche il più scaltro può commettere l’errore di fidarsi ed anticipare denaro prima di aver ottenuto la contropartita pattuita. http://www.mixpod.com/playlist/89118802

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