• Libra Adri

Bali, il sogno

La prima volta che vidi Bali fu molti anni fa e la ricordo come il luogo incantato che ogni occidentale sognava. Persone gentili, sorridenti, ospitali, era il paradiso in terra e i balinesi ne erano i custodi, gelosi della loro cultura e delle loro tradizioni. I balinesi erano invidiati dagli abitanti della altre isole indonesiane per l’armonia che sapevano creare ed erano di esempio in tutto il sud-est asiatico per risolvere le loro questioni con garbo e comprensione verso le necessita’ degli altri, non esistevano baruffe nella spartizione dell’acqua per le risaie, ognuno svolgeva il suo lavoro con la serenità e la consapevolezza che al rientro in casa avrebbe trovato ogni componente della famiglia che svolgeva il proprio compito, in armonia con la natura e con i vicini. I villaggi erano piccoli e puliti, senza bisogno che qualcuno dicesse loro cosa dovessero fare, amanti della natura, la proteggevano e la curavano per trasmetterla integra ai loro figli. I balinesi, quando non c’erano cerimonie nei templi, non conoscendo altri svaghi, amavano radunarsi la sera per raccontarsi le storie, sempre affascinanti, degli eroi della loro mitologia, ascoltate mille volte nella loro infanzia. Le loro necessita’ erano essenziali, la natura dava loro quasi tutto, dalla polpa dei cocchi, ricca di sali minerali, con un procedimento semplice, traevano l’olio per cucinare, con le foglie delle palme fabbricavano scope, materiale per i tetti, stuoie, per accendere il fuoco, per fabbricare corde…. con il legno costruivano le case, piatti, tazze, contenitori…. Il cibo quotidiano non era un problema, il riso era bastevole per tutti, frutta e verdura in abbondanza, pesci allevati nelle risaie, i polli si moltiplicavano, un maiale poteva sostenere un intero villaggio per alcuni giorni, gli abiti duravano a lungo, la ‘moda’ non influenzava i loro gusti, solo il petrolio per l’illuminazione era comprato al mercato della città, a volte barattato con della frutta o del pesce. Una economia essenziale, collaudata nei secoli, efficente ed equa. Le ricorrenze balinesi seguono l’andamento delle fasi lunari, quindi ogni mese vi sono molte feste e la loro preparazione diventa un momento di aggregazione per tutti gli abitanti del villaggio. Nei luoghi preposti, al riparo dal sole o dalla pioggia, le donne del villaggio, mentre intrecciano collane di fiori ed erbe, si scambiano, senza malizia gli ultimi pettegolezzi, parlano di gravidanze, di bambini, di problemi casalinghi, gli uomini parlano del raccolto del riso, dell’acqua, di piccole controversie da regolare, sempre con bonomia e rispetto. La vita scorre serena, senza scosse, forse un po’ monotona agli occhi di un occidentale, abituato ormai ad una vita frenetica e stressante che uccide. Nel mondo occidentale senza un lavoro sei un emarginato, senza soldi sei un peso per la società, ti svegli il mattino e già sei stanco per le difficoltà che dovrai affrontare. I balinesi fino a pochi anni fa si svegliavano il mattino felici di un altro giorno da vivere e godere.

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